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Sarà la fine per Luigi Di Maio?

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Luigi di Maio si è quasi dimesso da capo politico del Movimento 5 Stelle. Non è ancora arrivato l’annuncio ufficiale ma tutto sembra presagire questa decisione anticipata da un Consiglio dei ministri tenutosi stamattina a Palazzo Chigi.

Che Di Maio fosse in bilico non è una novità. Un uomo debilitato dall’esperienza del governo giallo-verde, dovuto scendere a compromessi con un partner politicamente distante. Nonostante sia stato un esponente di spicco del M5S, il quasi ex capo politico pentastellato ha fatto fatica a trovare una propria identità all’interno di un movimento che conteneva anime e personalità diverse.

Una figura nata per ‘acclamazione’ da parte dei sostenitori pentastellati ma di alternative ce n’erano poche (Di Battista?). Il problema è ora capire come si muoverà il Movimento: rumors sostengono che Vittorio Crimi sarà designato temporaneamente al suo posto. Ma quale sarà il suo futuro? O meglio quello del Movimento?

Molte sono gli scenari possibili, ma che devono fare i conti con un’importante questione: il declino del M5S. Il nuovo assetto interno, già modificato con l’introduzione dei facilitatori, dovrebbe essere un primo passo verso la messa in discussione di un Movimento nato come mobile ma da di fatto ingessato. Dopo i recenti e ripetuti insuccessi elettorali, il M5S ha dovuto ripensarsi per sopperire ai danni che questi eventi hanno suscitato.

Un ulteriore colpo alla difficile stabilità interna del Movimento è stata l’alleanza governativa con la Lega che ha indebolito un ‘partito’ con un’identità poco strutturata, fagocitato da una forza politica non solo più organizzata ma con un’esperienza politica di lungo corso. L’assente presenza sui territori è però la più grande problematica del M5S che ne ha impedito il radicamento con la popolazione e rendendolo vittima della sua incertezza.

La vera forza di un partito di misura con il legame territoriale che si manifesta non solo nel numero di candidati eletti ma soprattutto nella presenza negli enti locali, i veri amministratori di un Paese rinomato per i suoi “8000 campanili”. Una svolta è dunque necessaria non solo per salvare la propria presenza ma anche per non disperdere il patrimonio politico conquistato.

Una delle principali critiche che venivano fatti al M5S era l’eccessiva evanescenza programmatica e politica il cui esito prospettato sarebbe stato quello di una scomparsa veloce quanto la sua nascita. Una domanda sorge spontanea a questo punto: sarà già troppo tardi?

Di Sara Carullo


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