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Salvini sconfitto in Tribunale da L’Espresso

Giustizia

Il giudice: “Sui 49 milioni notizie vere” .Il giudice assolve i cronisti e sentenzia: “Sui 49 milioni tutte notizie vere”.

ROMA – Matteo Salvini sconfitto in Tribunale da L’Espresso. Alla vigilia di una tornata elettorale fondamentale, il leader della Lega ha perso la causa contro i cronisti del settimanale. Il giudice ha respinto tutte le querele per diffamazione oltre a elogiare il giornalismo d’inchiesta. Nelle motivazioni, precisa lo stesso giornale, è stato confermato che sono state pubblicate notizie vere e verificate. In parole semplici tutti gli articoli dedicati ai 49 milioni non sono falsi. La sconfitta di Salvini (e della Lega) in Tribunale Una sconfitta ‘totale’ da parte della Lega e di Matteo Salvini in questa vicenda. Le denunce di diffamazione, infatti, non erano stati presentati solo dal leader di via Bellerio ma anche da Giorgetti e Centemero.

Il procedimento, però, ha portato all’assoluzione dei cronisti con il giudice che ha confermato la verità delle notizie sui famosi 49 milioni di euro. La pronuncia è arrivata lo scorso 7 gennaio ma il giornale ha preferito mantenere il massimo riserbo sulla vicenda fino alle motivazioni depositate nella giornata del 24 gennaio. Possibile un ricorso in secondo grado da parte del partito di via Bellerio ma il primo passo falso potrebbe segnare un momento storico nel duello ‘verbale e scritto’ tra Salvini e L’Espresso.

Matteo Salvini Le motivazioni del giudice “Con il giornalismo d’inchiesta – si legge nelle motivazioni del giudice – l’acquisizione delle notizie avviene autonomamente, direttamente e attivamente da parte dei professionisti e non mediata da fonti esterne mediante la ricezione passiva di informazioni. I giornalisti, in questo caso, hanno pubblicato solo informazioni verificate e documentate, di indubbio interesse pubblico ed esposto con correttezza rispettando tutti i crismi del diritto-dovere di cronaca“.

Assoluzione piena, quindi, per i cronisti che possono ritornare a fare il proprio lavoro senza il ‘peso’ di una possibile condanna. 


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