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Salgono a 213 le vittime del virus. Quasi 10 mila i contagi in Cina

Estero

Pechino si è detta “pienamente in grado” di vincere la battaglia contro l’epidemia. Primi due casi in Gran Bretagna

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La Cina si dice “pienamente fiduciosa” e in grado di vincere la battaglia contro l’epidemia di coronavirus dichiarata emergenza sanitaria internazionale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mentre sale il bilancio delle vittime, ora 213, con 9.692 casi accertati in tutto il Paese, ma i due primi casi in Gran Bretagna accrescono l’ansia per la diffusione del contagio nel continente europeo.

“Sin dallo scoppio dell’epidemia, il governo ha preso le misure di prevenzione e controllo più complete e rigorose”, ha detto la portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, e “abbiamo piena fiducia e la capacità di vincere questa battaglia contro l’epidemia”. Hua ha anche annunciato il rimpatrio su voli charter dei cittadini dello Hubei, “il prima possibile”, alla luce delle difficoltà affrontate all’estero dai connazionali provenienti dall’area della Cina da cui si è diffuso il virus.

Dopo il verdetto dell’Oms, Stati Uniti e Giappone hanno deciso di innalzare il livello di allerta sui viaggi in Cina, mentre nelle scorse ore l’Italia ha deciso di sospendere tutti i voli dai propri aeroporti da e per il Dragone e, dopo i test risultati positivi per i due cinesi a Roma, ha all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri “la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale”. Finora nessun Paese lo ha dichiarato.

Il dipartimento di Stato: “Non viaggiate in Cina”

“Non viaggiate in Cina, a causa del nuovo coronavirus identificato a Wuhan”, ha scritto il Dipartimento di Stato Usa in una nota, portando il livello di allerta al grado massimo. Il Giappone ha invece chiesto ai concittadini di evitare i viaggi “non essenziali” verso la Cina e di evitare “tutti i viaggi” a Wuhan: per domani, inoltre, sono attese nuove misure per contenere il contagio, che potrebbero includere anche il ricovero forzato in ospedale di coloro che sono stati infettati.

Procedono, intanto, le operazioni di evacuazione. La Corea del Sud ha riportato in patria 368 concittadini da Wuhan, che dovranno sottoporsi a due settimane di quarantena in strutture messe a disposizione dal governo, e in serata prevede di inviare un altro volo a Wuhan per riportare nel Paese circa altri 350 concittadini.

La Gran Bretagna – che oggi ha confermato i primi due casi accertati di coronavirus – ha comunicato la partenza dalla città della Cina interna di un aereo con a bordo 83 concittadini e altri 27 cittadini europei, e anche i cittadini francesi stanno lasciando Wuhan. Dopo la prima conferma, ieri, di un caso di coronavirus nel Paese, l’India ha inviato un primo volo per il rimpatrio dei primi connazionali, mentre un altro è previsto nella giornata di sabato.

Aumentano, intanto, le compagnie aeree che hanno deciso di sospendere temporaneamente i voli da e per la Cina: ad aggiungersi all’elenco che comprende già British Airways, Lufthansa, Klm, United Airlines e American Airlines, si va aggiungendo anche la Turkish Airlines, che sta valutando una sospensione.

Il Pakistan, invece, ha comunicato lo stop a tutti i voli da e per la Cina fino al 2 febbraio prossimo. Il contraccolpo economico del coronavirus si fa sentire su alcuni gruppi internazionali che hanno deciso di chiudere temporaneamente punti vendita e store in Cina: il timore, per gli economisti, è che l’epidemia possa ripercuotersi sull’economia globale con un impatto più forte di quello della Sars.

La Russia sta iniziando le operazioni di rimpatrio, su base volontaria, dei suoi cittadini presenti nella provincia dello Hubei, 341 persone. Lo ha annunciato la vice premier russa, Tatyana Golikova. Per quanto riguarda i viaggi organizzati, circa 2.550 turisti russi si trovano nella provincia di Hainan e, ha fatto sapere Golikova, dovranno tornare entro il 4 febbraio in patria su voli charter; non saranno posti in quarantena se non coloro che riportano sintomi della malattia o febbre. 

Nuovi casi anche in Russia, Germania e Svezia

Mosca ha inoltre registrato i suoi primi due casi accertati di contagio. Lo ha annunciato il vice primo ministro Tatyana Golikova, incaricato dal capo del governo di gestire la crisi. Si tratta di due cittadini cinesi, uno nella regione del Transbaikal e l’altro in quella di Tyumen. 

È un bambino il sesto caso in Germania. Come annunciato dal ministero della Salute in un comunicato, si tratta del figlio di un impiegato della stessa ditta, la Webasto in Bavaria, dove lavorano altre quattro persone infette. Tutti i pazienti sono in condizioni stabili, hanno assicurato le autorità.

È stato poi confermato il primo caso positivo di coronavirus in Svezia. L’agenzia di sanita’ pubblica svedese ha dichiarato che si tratta di una donna che era stata a Wuhan, in Cina, ed e’ rientrata nel Paese il 24 gennaio scorso. Lo riferisce Sky News. La donna ha contattato le autorita’ mediche dopo la tosse, che e’ uno dei sintomi dell’infezione.
E’ il secondo caso confermato nella regione scandinava dopo che un turista cinese in Finlandia e’ risultato positivo.


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