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Come si fanno i sondaggi e perché non fotografano più la realtà

Politica

di DONATELLO D’ANDREA

Negli ultimi mesi televisioni, giornali e social sono stati invasi da rilevazioni elettorali, quasi a cadenza giornaliera, riflettenti il gradimento degli italiani verso i partiti, il governo e le coalizioni. 

Una tendenza quasi invasiva, al limite della molestia, avente il preciso obiettivo di informare, condizionare e persino disturbare l’opinione degli elettori, i quali, però, stanno maturando una sorta di disaffezione verso coloro i quali dipingono una situazione diversa da quella loro immaginata. 

Il motivo di fare tanto trambusto, raccogliendo ciò che pensano gli elettori a cadenza giornaliera, appare inesistente. Dal 4 marzo 2018, forse gli istituti hanno ritenuto necessario fotografare la particolare situazione italiana, soggetta a repentini e concreti cambiamenti umoralioppure i partiti hanno altresì ritenuto importante affidarsi a determinati istituti per rilevare la bontà delle loro azioni. 

Come se non bastasse, in mezzo a tutto questo c’è il rischio concreto di renderli inefficaci di fronte alla crescente reticenza dell’elettorato di prendervi parte, considerandoli invasivi e petulanti. Inoltre, a fronte anche di alcuni errori commessi in alcune tornate elettorali e il crescente tifo da stadio potrebbero contribuire a peggiorare la situazione.

Per esprimere un’opinione al riguardo, però, occorrerebbe comprendere come funzionano i sondaggi, i motivi per cui essi sbagliano e soprattutto il perché non fotografino più la realtà circostante.

Alcuni errori “illustri”

Prima di addentrarci dentro la discussione, è utile fare riferimento ad alcuni granchi o presunti tali presi dagli istituti di rilevazione di mezzo mondo. Il fine di un tale riferimento serve a sottolineare che in tutto il mondo vengono commessi degli errori, i quali vengono anche ingigantiti per screditarli. 

Pochi giorni prima delle elezioni europee del 2014, si parlava molto dell’imminente sorpasso dei Cinque Stelle sul Partito Democratico. Gli ultimi sondaggi pubblicati prima del periodo di divieto elettorale (15 giorni prima del voto è vietato diffondere rilevazioni, ciò a causa di una legge del 2000), davano i grillini a pochi punti dal 30%. Anche se Renzi sembrava in leggero vantaggio, tutti ricordavano il successo e gli errori dei sondaggi dell’anno prima, quando il M5S era stato sottovalutato di 5 punti e il PD sopravvalutato di altrettanti. Il Governo Renzi era dato come vacillante, pronto ad essere sostenuto da Berlusconi, il quale prevedeva “un azzoppo grillino”. 

Il conteggio dei voti riservò una brutta sorpresa ai commentatori politici. Il PD aveva ottenuto oltre il 40% dei voti e i grillini poco più della metà. Un granchio di quasi il 10% nei sondaggi, uno dei più gravi errori compiuto nella storia delle rilevazioni. Una campagna elettorale condotta su ciò che non sarebbe mai accaduto il 25 maggio: il sorpasso del M5S sul PD. 

Anche all’estero da diversi anni, alcuni istituti sono stati costretti ad ingoiare alcune critiche per non aver previsto determinate fattispecie. E’ il caso degli inglesi con la Brexit. Non fu un errore grave, nonostante la propaganda faccia credere il contrario, ma è utile citarlo a titolo di esempio. Gli istituti rilevavano una leggera vittoria del “remain” ma circa un terzo dava un risultato pari o addirittura a vantaggio del leave. Vinsero i leavers con il 51,9% dei voti contro il 48,1% ma i sondaggisti sbagliarono di pochi punti percentuali e furono criticati aspramente.

Un esempio ancora più eclatante è proprio quello statunitense. Usato e abusato per screditare tutti gli istituti di rilevazione, senza sapere nemmeno cosa sia effettivamente successo e ignorando totalmente le differenze esistenti a livello elettorale tra USA e Italia, a quel tempo la maggioranza dei sondaggisti dava Hilary Clinton in vantaggio nel voto popolare sul suo sfidante, Donald Trump. Bisogna sapere che negli Stati Uniti il sistema elettorale è totalmente diverso rispetto a quello italiano. Non conta il voto popolare, bensì i grandi elettori. Questi sono dei delegati che compongono il collegio elettorale dove viene eletto il Presidente. Sono la somma dei senatori (100), dei rappresentanti (435) e dei tre deputati del distretto capitale e sono distribuiti secondo un criterio prettamente demografico. Detto questo, il voto popolare predetto dagli istituti si rivelò accurato. La Clinton vinse con un margine del 2% e quasi 3 milioni di voti in più.

Si rivelarono errate invece le rilevazioni riguardanti i singoli stati, che davano la Clinton al 70% vincente. C’è da dire, però, che i sondaggisti non sbagliarono la rilevazione popolare. 

Come si fanno i sondaggi

Per fare un buon sondaggio bisogna rispettare una serie di criteri prettamente scientifici. Un sondaggio è ritenuto affidabile se ha un margine di errore del 3% con un “intervallo di confidenza” del 95%. Cos’è questo intervallo di confidenza? E’ un intervallo di valori ritenuti affidabili. Nel nostro caso significa che ci devono essere il 95% di possibilità che i risultati ottenuti dal sondaggio siano entro tre punti percentuali dal risultato finale del voto. Per riuscirci è necessario conoscere le opinioni di un fattore campione, mille persone è la norma, che sia rappresentativo della popolazione che si vuol studiare. La dimensione della popolazione non è davvero importante, poiché anche un margine di mille persone è sufficiente per avere un margine di errore del 3%. 

La cosa difficile è ottenere un “campione” veramente rappresentativo, il quale deve rispecchiare il più fedelmente possibile la popolazione in senso ampio. Praticamente impossibile. 

Come si fa un sondaggio? Innanzitutto bisogna sapere che non è solo l’istituto demoscopico a partecipare. Ci sono più interpreti e fattispecie che vi prendono parte. Infatti, appena un tale istituto riceve l’incarico di realizzare una rilevazione, per prima cosa delega l’intervista ad una società specializzata.

Le interviste possono essere fatte adoperando diversi metodi, a seconda di quanto una società vorrebbe spendere. Se questa ha intenzione di non badare a spese, di solito, realizza la sua intervista tramite un operatore che telefona ad un numero scelto a caso. Altrimenti, ci sono anche le interviste con messaggi registrati o dei questionari via internet. Comunque, una volta scelto il metodo la società procede prendendo contatti con un certo numero di persone scelte a caso o di indirizzi email. 

Qui sorgono ulteriori problemi. Non tutti risponderanno al telefono, oppure coloro che lo faranno non saranno necessariamente “rappresentativi” poiché su mille hanno risposto in centocinquanta (esempio). Se quindi avrò bisogno di più risposte dovrò effettuare un multiplo di mille telefonate. Più queste saranno tante, più ovviamente il costo sarà elevato.

Un esempio di sondaggio (13/01/2020)
credit Tecne’

A titolo di esempio, prendiamo uno degli ultimi sondaggi di Tecné per Quarta Repubblica. In basso, fuori dalla tabella indicante il gradimento per i partiti, c’è la scheda informativa relativa alla conduzione delle interviste. Possiamo leggere che sono state completate 1000 telefonate su 4869 contatti, utilizzando un metodo misto CATI-CAMI-CAWI. Nonostante un evidente dispendio di chiamate solamente il 20,5% ha accettato di condurre un’intervista. Gli acronimi suddetti corrispondono rispettivamente a: intervista tramite telefonata da fisso, mobile e internet. Sono tre diversi metodi d’indagine. Il margine d’errore è del 3,1%, leggermente più elevato rispetto al 3% “tollerato”. 

Per un’intervista efficiente c’è bisogno di un campione rappresentativo. Significa che la popolazione deve essere ripartita per “quote”. A partire dalla classica divisione in maschi e femmine, si procede sempre più per campionamenti specifici: genere, area geografica, età e titolo di studio. Più la popolazione viene campionata, più il sondaggio sarà preciso. Ovviamente più la rilevazione vorrà essere precisa, più sarà difficile farla poiché richiederà un numero elevato di chiamate e un costo altrettanto elevato. Di solito un buon sondaggio costa attorno ai 10mila euro.

Ogni società ha i suoi metodi per creare dei campioni rappresentativi. Una volta completate le interviste la società ha tutti i dati che le servono. Ma non basta, poiché potrebbe capitare che le quote non siano state riempite. Quando si calcolano i risultati del sondaggio, allora, bisognerà far pesare la quota non riempita come se lo fosse. 

Un’altra ripartizione può essere fatta in base a ciò che si è votato l’ultima volta, poiché si conoscono i risultati precisi delle ultime elezioni e quindi si guarda al rapporto tra quante persone dicono di aver portato un certo partito alle ultime elezioni e quanti lo voteranno effettivamente. Si prova a fare la stessa operazione per le elezioni successive.

Per avere un buon sondaggio, dunque, bisogna avere a disposizione molte risorse. Più interviste si fanno, più si allarga il campione rappresentativo. E’ una questione difficile da valutare. 

Come si fanno i sondaggi in Italia

Come anticipato, in Italia si fanno molti, forse troppi sondaggi. Quasi a cadenza giornaliera le nostre vite vengono invase da istituti demoscopici che pubblicano un sondaggio sui social oppure lo presentano in tv durante un programma politico.

La frammentazione è una caratteristica molto comune, anche nei sondaggi. In Italia sono circa dodici gli istituti demoscopici che svolgono rilevazioni. Confrontandola con l’Europa, la frammentazione italiana è qualcosa di straordinario. In Francia sono soltanto 3 gli istituti, negli USA i media si affidano ad un pugno di società.

In Italia c’è sostanzialmente un unico grande operatore: IPSOS, una multinazionale francese che opera in tutto il mondo. Ci sono poi altre realtà intermedie come Piepoli, Demos, EMG Acqua, Tecne’, Euromedia, la quale riceve molte commissioni da Silvio Berlusconi e SWG, che lavora spesso per La7 e il Partito Democratico. Avere tra i committenti i partiti non è simbolo di poca professionalità, però è possibile assistere ad episodi di “cordialità” con le sue percentuali. 

Mentre nel mondo si sviluppano dibattiti sui metodi con cui si conducono sondaggi, in Italia i giornali e le televisioni hanno poche risorse da investire e quindi non guardano agli aspetti tecnici che, come si evince da questa digressione, sono molto importanti. Sta proprio qui il limite delle rilevazioni italiane: “si spende poco per rilevazioni povere e superficiali”.

Inoltre, e questo lo dice Nando Pagnoncelli, noto sondaggista del programma televisivo Di Martedì, gli italiani stanno sviluppando una sorta di infedeltà nei confronti dei loro partiti di appartenenza. Complici la disaffezione, l’anti-politica e la domanda di cambiamento. La volatilità elettorale nelle ultime tre tornate elettorali maggiori (due politiche, 2013 e 2018 ed una europea, 2019) è stata una delle più alte a livello europeo. L’appartenenza si è indebolita e la decisione su chi votare arriva, di solito, gli ultimi giorni prima del voto. Si tratta di un “voto di impulso”. 

Infine, non tutti gli elettori intervistati sono disponibili a confessare il tradimento del partito votato in passato, soprattutto se si tratta di formazioni antagoniste. Ad esempio, nel caso delle europee il Movimento Cinque Stelle è stato sovrastimato, mentre la Lega sottostimata, anche perché gli ex elettori grillini non hanno confessato il tradimento. 

Molto, però, deriva anche dal problema politico italiano più grande della storia: la stabilità. L’Italia possiede un sistema partitico ed elettorale estremamente mutevole. Una legge elettorale ogni tre anni, una serie di partiti, molti dei quali semi-sconosciuti: tutti fattori che non rendono giustizia alla raccolta dei dati sul comportamento passato degli elettori. 

Perché i sondaggi elettorali non fotografano più la realtà

In queste condizioni, i sondaggi sono affidabili? Non è questa la domanda. I sondaggi, come si sa, sono tentativi di descrivere una realtà molto complessa, quindi necessitano di prudenza e attenzione. Sono l’unico strumento in mano ad elettori e politici che permette di farsi un’idea su come stanno le cose prima di una votazione. Non vi si può rinunciare. In Italia, si sta abusando di questo strumento, il quale sta trovando sempre meno spazio tra la simpatia degli elettori che non si fidano più.

Un abuso che, come si è visto, ha portato media e partiti a investirvi poco, poiché spendere elevate cifre settimanalmente prosciugherebbe una redazione intera, e a realizzare rilevazioni molto sommarie. Inoltre, l’elettorato non se ne fa nulla di spostamenti riconducibili al millesimo. Così facendo l’interesse verso i sondaggi si affievolirà e coloro che non risponderanno alle interviste si triplicheranno, mandando in crisi interi istituti demoscopici che saranno costretti a campionare sempre meno persone.

Non aiutano nemmeno gli errori macroscopici commessi da alcuni istituti, come nel caso sopracitato delle elezioni del 25 maggio 2014, dove però si era tenuto in considerazione l’exploit grillino del 2013, unica rilevazione utile e su cui fare confronti. Nel caso delle ultime elezioni regionali, in Calabria i sondaggi avevano predetto la vittoria della destra, mentre in Emilia Romagna, la maggior parte degli istituti son riusciti a prendere il risultato di Benini e della Borgonzoni, sbagliando di qualche punto percentuale (5 punti) quello di Stefano Bonaccini. In sostanza è stato sottovalutato il dato del Partito Democratico ma anche quello delle Sardine. Non ci si aspettava una resistenza dem così efficace e si ignorava totalmente l’apporto del movimento nato a Bologna. 

Detto questo, è chiaro che per fare un sondaggio molto preciso, servano serietà e risorse. Il “sistema Italia”, però, soffre di alcune lacune davvero grandi che vanno dai problemi comuni come l’influenza incontrollabile dei social, all’elevata volatilità elettorale, il più delle volte nascosta. Una rilevazione efficace dovrà tenere conto di un numero di fattori sempre maggiore e di un pubblico interessato. Ecco perché in questo frangente si richiede più serietà da parte dei media lucrosi e dei politici faciloni


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