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Egitto, Noury (Amnesty Italia): “Giudizio su ambasciatore assolutamente negativo

Estero

L’Italia deve capire che è nelle sue mani il destino di Patrick. Vanno bene le dichiarazione tempestive ma dobbiamo uscire dalla circostanza”

“Il mio giudizio è assolutamente negativo”. Così il portavoce di Amnesty Italia, Riccardo Noury intervenuto su Radio Cusano TV Italia, in merito all’operato dell’ambasciatore italiano in Egitto Giampaolo Cantini. “In generale – ha commentato Noury – ritengo che la famiglia Regeni abbia pienamente ragione quando dice di richiamare temporaneamente, che vuol dire anche 48/72 ore, l’ambasciatore in Italia e avere delle risposte per la famiglia e per l’opinione pubblica. Che cosa ha fatto in questi tre anni e mezzo per ottenere la verità per Giulio? Che cosa ha fatto per segnalare e per protestare contro la violazione dei diritti umani? Che intende fare adesso che c’è uno studente dell’Università di Bologna in carcere?”.

E sul ruolo dell’Italia riguardo le sorti dell’attivista egiziano, Riccardo Noury ha aggiunto: “L’Italia deve capire che è nelle sue mani il destino di Patrick. Vanno bene le dichiarazione tempestive ma dobbiamo uscire dalla circostanza. Vuol dire chiedere ogni giorno e insistentemente alla autorità del Cairo che cosa sta succedendo a Patrick, presenziare il 22 (ndr. Febbraio) quando ci sarà l’udienza per confermare o meno la detenzione preventiva”.

“In queste ore è difficile valutare che cosa sia meglio fare, perché c’è una persona a cui l’Italia è legata, che sta in carcere, che rischia un processo e una condanna lunghissima. Se andiamo a vedere però quello che è successo dal 14 settembre del 2017, quando l’ambasciatore è tornato in Egitto, con una decisione che abbiamo definito improvvida, inopportuna, sbagliata e intempestiva.

La verità per Giulio non si è affatto avvicinata. Il ritorno dell’ambasciatore è stato lo strumento attraverso il quale si è portato a compimento un disegno politico che era quello di riallacciare le relazioni diplomatiche e soprattutto politiche con l’Egitto, migliorando le relazioni sul piano commerciale, militare e altro ancora, secondo una strategia fallace e inconcludente per cui piu’ i rapporti sarebbero stati buoni, piu’ sarebbe stato facile chiedere la cortesia: sai siccome siamo amici, mi dici chi è stato ad uccidere Giulio. Non funziona così”.


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