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Turingia – Il paziente zero della rivoluzione tedesca?

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di Malachia Paperoga

Un attento osservatore come Tom Luongo sottolinea un’altra crisi per il governo Merkel: in Turingia i dirigenti locali del suo partito si accordano con AfD e fanno saltare l’alleanza tacita con i Verdi. Gli equilibri della politica tedesca stanno cambiando, le alleanze della Merkel sono sempre più fragili e complesse, mentre il fallimento della politica mercantilista tedesca è alle porte. Il gigante tedesco ha i piedi di argilla e rischia di cadere da un momento all’altro. 

Di Tom Luongo

La politica tedesca è in subbuglio. Le elezioni dello scorso autunno hanno indebolito la cancelliera Angela Merkel, costringendo la sua Unione dei Cristiani Democratici (CDU) a una coalizione indesiderata in Brandeburgo con i Social Democratici (SPD) e i Verdi.

L’ascesa nelle regioni dell’ex Germania est di quella che è la nemesi politica della Merkel, Alternativa per la Germania (AfD), ha complicato una rete di deboli alleanze già di per sé complessa, volta a consentire alla CDU della Merkel di rimanere al potere.

L’aumento del sostegno ad AfD ha recentemente raggiunto proporzioni preoccupanti in Turingia. Lo scorso autunno la Linke (31,0%) e AfD (23,4%) sono stati i partiti di maggioranza in Turingia. Anche se entrambi sono euroscettici dichiarati, sono anche come l’acqua e l’olio.

La Linke è un partito decisamente di sinistra, mentre AfD è più un partito populista di centrodestra, dipinto dagli istrionici media tedeschi ed europei come lo spauracchio di estrema destra del passato nazista tedesco.

La CDU della Merkel è arrivata solo terza (21%).

Per mesi da quando ci sono state le elezioni, senza poter intravedere una via che conducesse a un governo di maggioranza perché i partiti dell’establishment si rifiutano di lavorare con AfD, i partiti hanno provato con il massimo sforzo a mettere insieme una coalizione.

Dopo due votazioni indicative, lo stallo è stato superato da AfD, che ha appoggiato il candidato dei Liberali Democratici (FDP) Thomas Kemmerlich. Ne è seguito il caos.

Mercoledì i loro piani sono stati interrotti a sorpresa quando AfD si è schierata con la CDU e con il partito pro-imprese dei Liberali Democratici (FDP) per battere di poco ai voti la candidatura di Ramelow ed eleggere invece Thomas Kemmerich di FDP.

La mossa ha istantaneamente provocato un’onda d’urto in tutta la Germania, creando una spaccatura tra il ramo CDU della Turingia e il suo centro a Berlino. Il capo della CDU e ministro federale della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer ha accusato i suoi colleghi di avere rotto i ranghi, infrangendo la pratica usuale del partito di evitare qualsiasi collaborazione con Afd, partito anti-establishment e anti-migranti.

 

AfD ha tolto il sostegno al suo stesso candidato e ha sostenuto Kemmerlich, relegando  i Verdi, che si sono a malapena aggiudicati un seggio,  fuori dal governo.

La situazione insostenibile in Turingia è infine scoppiata in faccia alla Merkel. Negare l’esistenza di quasi un quarto dell’elettorato nei colloqui di coalizione è in definitiva un suicidio politico a fuoco lento.

Si tratta di un altro esempio dei tentativi disperati delle élite politiche tedesche per rimanere al potere.

Sono riuscite a farlo con successo in Brandeburgo, ma solo facendo quello che la Merkel non poteva fare a livello nazionale nel 2017, arrivare a un accordo con la SPD e con i Verdi.

AfD non sparirà nel nulla, in particolare nell’ex Germania est. I partiti di sinistra sono fluidi e la Mekel continua a usare lo status nominale di centrodestra della CDU come bastone per forzare i suoi provvedimenti preferiti.

Più questo accade, più l’opposizione diventa dura. E in Turingia il risultato è stato che i membri locali della CDU, in rivolta contro la proibizione della Merkel di lavorare con AfD, le hanno disubbidito per ostacolare la coalizione di minoranza Linke/SPD/Verdi che avrebbe dovuto vincere.

Alla fin fine, perché la Merkel è così arrabbiata per quanto successo, a parte le ovvie beghe interne al suo partito? Perché ha costretto Kemmerlich a sciogliere il governo e ad andare a elezioni anticipate in Turingia?

Il motivo sta nella camera alta del Parlamento tedesco, il Bundesrat. Me ne sono occupato in novembre dopo il voto. La Merkel ha un’alleanza ufficiosa con i Verdi per mantenere il controllo del Bundesrat e, di conseguenza, del Bundestag.

Come mi hanno fatto notare gli osservatori politici tedeschi, il gioco che sta giocando la Merkel nel lavorare con la SPD nel Bundestag funziona soltanto se riesce a soddisfare i Verdi nel Bundesrat. 

Ma a causa della natura del Bundesrat (eletto su base regionale – NdVdE), dove le delegazioni dei singoli stati devono votare in blocco, fino al voto in Turingia i Verdi avevano potere di veto con 37 dei 69 seggi e potevano stoppare qualsiasi legge. 

Ma ora questi quattro seggi andranno probabilmente a qualcun altro e questa defezione dei membri del partito CDU in Turingia rischia di innescare una crisi costituzionale in Germania, se AfD riesce a entrare nel Bundesrat. 

Aggiungere i Verdi alla coalizione del Brandeburgo era un modo per bilanciare le potenziali perdite in Turingia. In questo modo l’attuale Bundesrat ha l’aspetto qui sotto con i Verdi che hanno 41 seggi più quattro altri potenziali dalla Turingia.

Questo rende palese la verità: la Merkel ha usato i Verdi per spingere la propria agenda UE senza darlo a vedere al pubblico. Il gioco le ha dato una copertura politica interna.

Se i Verdi perdono in Turingia, scendono a 41 seggi.

Ma ecco il vero problema, di cui nessuno dei media tedeschi si occuperà ma che sta per presentarsi. AfD ha formalmente contestato la ripartizione dei seggi in Assia, dove la CDU e i Verdi hanno un’alleanza fragile e una maggioranza di un solo seggio.

Questa contestazione potrebbe far cadere il governo in Assia, e probabilmente lo farà. Infatti, l’istituzione che deve decidere a riguardo non è politica. È amministrativa. Le leggi sono chiare e una volta che il caso verrà giudicato i cinque seggi dell’Assia saranno rimessi in gioco.

Infine, se/quando questo accadrà, mi aspetto che la SPD verrà aggiunta alla coalizione e l’ordine verrà ripristinato, dal punto di vista della Merkel. Ma siccome ci saranno nuove elezioni in Turingia, esiste la possibilità che la situazione per la Merkel si deteriori ancora più velocemente.

Già il fatto che l’unica opzione fossero le elezioni anticipate è stato profondamente imbarazzante per l’establishment. Questo favorirà i partiti minori, mentre la SPD continua a ripensare alla sua coalizione con una CDU che sta perdendo il controllo dei suoi membri.

La politica tedesca si gioca sul trasmettere un senso di coerenza, secondo il mio punto di vista. I cambiamenti devono essere misurati e graduali. Ma questo si basa sulla stabilità economica e sulla prosperità. Il rapido cambiamento del panorama politico tedesco che ha dato il via a questi eventi mette in dubbio questa tesi.

Le cattive condizioni economiche degli stati dell’Est spostano i conservatori tedeschi verso AfD. Il fatto che la Germania venga messa in difficoltà dalla Brexit e dall’ostilità di Trump nei confronti della Merkel non aiuta. Un’Europa incapace di una crescita economica che consenta alle aziende tedesche di esportare è un altro fattore. E le continue sanzioni alla Russia hanno ostacolato il relativo mercato per quasi sei anni.

Dopo quasi dieci anni di politiche rovinose della BCE e di insistenza della Merkel nell’obbedire a tutte le sfide e ai cambiamenti sta velocemente montando l’erompere di rivoluzione politica contro di lei.

Che succede se AfD vince la maggioranza nelle nuove elezioni? Che succede se i Verdi non riescono ad arrivare al 5% e non guadagnano alcun seggio? Che succede se i membri della sua CDU in Turingia scendono ancora a patti Con AfD?

Queste sono domande che Angela Merkel non vuole affrontare, ma la Germania ha bisogno di farlo.


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