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Quando l’influenza ‘Spaziale’ uccise 20 mila persone in Italia

Noi e la Salute

Fu la meno letale delle pandemie del XX secolo. Partito da Hong Kong, il virus era però altamente contagioso, un fattore che facilitò la sua rapida diffusione globale. A due settimane dalla sua comparsa a luglio a Hong Kong, furono segnalati circa 500.000 contagi e il virus si diffuse rapidamente nel Sud-Est Asiatico

Il nome che le fu dato era davvero il segno dei temi: era il 1969 e la ‘spaziale’ si abbattè sull’Italia un anno e mezzo dopo essere partita da Hong Kong. Era il 1968 quando il Times di Londra diede per la prima volta l’allarme con la notizia di una grande epidemia nella colonia cinese. Da lì a breve – ma non troppo come invece è successo per il nuovo coronavirus –  si diffuse prima in Asia, poi negli Stati Uniti e infine arrivò in Europa.

“È stata la terza pandemia del Ventesimo secolo, dopo l’influenza Spagnola del 1918 e l’influenza Asiatica degli anni ’50”, dice all’AGI Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia. “La causa della pandemia del 1968 era il virus influenzale di tipo A-H3N2, lo stesso che da allora circola come virus stagionale e che quindi ci ritroviamo in tutte le stagioni influenzali”, spiega Maga. “La letalità di questo virus era moderata anche se con delle differenze importanti: in Europa meno intensa che negli Stati Uniti. Si calcola che in Italia, nel 1968-1969 abbia causato circa 20 mila decessi e 1 milione in tutto il mondo”, aggiunge.

Anche in questa occasione, furono principalmente le polmoniti virali a risultare fatali per chi rimase contagiato dal virus, i meno colpiti furono invece i soggetti sani. “Si pensa che il suo moderato impatto, in termini di letalità, fosse dovuto – continua Maga – al fatto che il virus precedente, che era un H2N2 conferisse una certa cross-protezione, soprattutto nelle persone più anziane e questo probabilmente spiega anche la differente mortalità che si è rilevata nei diversi Paesi”.

Fu perciò la meno letale delle pandemie del XX secolo. Sebbene l’epidemia di Hong Kong fosse associata a relativamente pochi decessi in tutto il mondo, il virus era però altamente contagioso, un fattore che facilitò la sua rapida diffusione globale. Infatti, a due settimane dalla sua comparsa a luglio a Hong Kong, furono segnalati circa 500.000 casi di malattia e il virus ha continuato a diffondersi rapidamente nel Sud-Est Asiatico.

In pochi mesi raggiunse la zona del Canale di Panama e gli Stati Uniti, portata dai soldati rientrati in California dal Vietnam. Alla fine di dicembre il virus si diffuse in tutti gli Stati Uniti e raggiunse l’Italia e i paesi dell’Europa occidentale. Anche l’Australia, il Giappone e diversi paesi dell’Africa, dell’Europa orientale e dell’America Centrale e Meridionale furono colpiti. La pandemia si verificò in due ondate e nella maggior parte dei Paesi colpiti dalla seconda ondata causò un numero maggiore di morti rispetto alla prima.

I sintomi dell’infezione erano quelli respiratori superiori tipici dell’influenza, brividi, febbre, dolore muscolare e debolezza. Questi sintomi di solito persistevano da quattro a sei giorni. I livelli più alti di mortalità erano associati ai gruppi più sensibili, vale a dire neonati e anziani. Sebbene sia stato sviluppato un vaccino contro il virus, esso fu disponibile solo dopo che la pandemia aveva raggiunto il picco in molti Paesi. 


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