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Cosa ci riserva la Bce di Lagarde?

Economia e Finanza

di Antonio Vox

La crisi del Covid-19 ha messo in moto, a livello mondiale, una serie di interventi delle Banche Centrali.

Sia la Banca d’Inghilterra, sia la FED negli USA, lanciando messaggi tranquillizzatiti, hanno cercato di calmare i mercati finanziari e hanno messo in campo misure d’importo consistente a sostegno delle economie falcidiate dalla crisi del virus.

La FED, ad esempio, non definendo un limite d’importo, ha messo a disposizione ben $ 1.800 miliardi, in pochi giorni, per il rifinanziamento delle Banche, con l’obiettivo di mantenere elevata la loro liquidità.

Il mercato, dunque, si attendeva analoga posizione della BCE europea.

La conferenza stampa della BCE, condotta dalla Presidente Lagarde è, invece, stata l’inizio della débâcle dello spread e della Borsa.

Le iniziative della BCE si riassumono in:

  • tassi restavanoinvariati;
  • operazione di rifinanziamento delle Banche a tassi negativi (da -0,50% a 0,75%);
  • pacchetto di acquisti di titoli obbligazionari privati per €120 miliardi fino a dicembre, nell’ambito del programma di Quantitative Easing.

Lo spread ha, subito, accusato un “salto choc”, da 197 a 263, nel giro di una ora e i mercati mondiali, le Borse, un tonfo epocale:

Milano a -16,6%, Francoforte e Parigi a -12,2%, Londra -10,9%, Wall Street a -10%.

Ma quello che ha provocato il terremoto nei mercati finanziari mondiali sono stati i messaggi inequivocabili della Lagard:

  • “non è compito nostro (della BCE) livellare gli spread, ci sono altri strumenti ed altri soggetti per occuparsi di questi temi”.
  • “la banca centrale ha praticamente esaurito gli strumenti, questa crisi richiede una risposta di natura fiscale tutta a carico dei governi, che finora hanno in verità fatto ancora pochino”.

La Lagarde ha stabilito, in pratica e a norma di Statuto, i limiti operativi della BCE.

Sarebbero fuori, dal perimetro delle competenze, la stabilità dei cambi e l’equilibrio degli spread dei titoli pubblici dei paesi aderenti; dentro il perimetro, il garantire liquidità al sistema bancario e mantenere la stabilità dei prezzi.

L’iniezione di liquidità e i requisiti migliorativi di capitale per sostenere le banche appaiono essere l’unico aspetto positivo del suo annuncio.

In sostanza i Paesi aderenti debbono arrangiarsi da soli e molti di essi, fra cui l’Italia, non ha più credibilità verso i mercati finanziari senza l’ombrello della BCE, che Draghi, fra mille opposizioni e difficoltà, aveva aperto.

La Lagarde non va biasimata, ha detto la verità: l’Europa non ha una Banca a Centrale.

È la solita storia di una Unione Europea incompiuta, squilibrata, incapace anche d’esistere.

In questo senso va visto l’irritato intervento del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella che ha dichiarato: “L’Italia attende solidarietà dall’Europa, non mosse che possano ostacolarne l’azione”.

Il Ministro Roberto Gualtieri, che ha perso, ancora una volta, l’occasione di tacere, fan europeo tutto d’un pezzo, “ha accolto con favore l’opportuna precisazione della Presidente Lagarde…”.

Il problema non è grosso; è gigantesco.

L’Italia ha scarsissime possibilità di inasprire il carico fiscale ed è, inoltre, sotto la minaccia reale di un aumento incontrollato dello spread.

Unica via, ricorrere alla emissione di titoli di debito, che la BCE potrebbe acquistare, aprendo, pietosa, le maglie della flessibilità.

Non sfugge che ormai, senza miracolosi interventi, siamo nelle condizioni di aumentare il Debito Pubblico e cadere nelle maglie soffocanti della troika: un quadro da Paese fallito.

In sintesi, quindi, Lagarde enuncia tre assiomi:

La BCE non si preoccupa degli spread in sé, ma bada solo che essi non intralcino il funzionamento dei meccanismi di “trasmissione della politica monetaria”. Questo significa che essa può intervenire, se necessario, su tassi di interesse, sui prezzi delle attività finanziarie, sul il credito interno ed sul  tasso di cambio: tutti fattori di politica finanziaria nazionale.

Il programma BCE di acquisto di titoli pubblici è in grado di definire il livello degli spread e, dunque, il destino dei Paesi coinvolti: oggi detto, finalmente, senza equivoci.

La BCE ha ampia flessibilità nel decidere come e quanto intervenire: siamo schiavi in casa nostra condannati alla irrilevanza politica.

Ce ne è abbastanza per un disastroso choc dei mercati.

L’autonomia e indipendenza del nostro Paese è nelle maini della intolleranza della BCE se si dovesse, come altamente probabile, minacciare la “trasmissione della politica monetaria” europea, che darà il via a interventi “punitivi”.

La BCE, dunque, gestisce gli spread! Era un dubbio, oggi, è certezza.

Quanta falsità abbiamo assorbito in questi anni!

Ci si domanda: “abbiamo firmato tutto questo?”; “abbiamo regalato, non gratis ma, addirittura, con sacrifici, il nostro essere un Paese Libero?”

È assurdo e del tutto contrario ad ogni idea di liberalismo!

 

 


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