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“ …Un’Italia svegliata nel sonno e  tenuta per mano solo dalla paura “

Arte, Cultura & Società

di Giuseppe Trizzino

Sono circa 25 anni che le nostre istituzioni civili, ecclesiali e politiche, non si curano più della società italiana, occupandosi d’altro.

Una generazione è cresciuta completamente orfana di valori e di morale, di cultura e di sentimento, lasciata in mano agli input dei social e di altre forme di sciacallaggio mediatico, privo di sostanza per sua natura.

Per cui la nostra società, stratificata per storia si è ritrovata anche frammentata per cultura ideale e riferimenti istituzionali.

Non più quindi una sola divisione verticale ma adesso anche orizzontale tra le stesse fasce.

In questo contesto complicato, irresponsabile ed incosciente, aggravato dalla contingente emergenza, i nostri governanti hanno dovuto svegliare una nazione intera, di notte ed in fretta, per chiedere prima ed ordinare poi, comportamenti e misure a causa di un pericolo.

Ovviamente il senso di responsabilità della stragrande maggioranza ha prevalso.

Ma quel senso non è stato dettato dalla fiducia o dalla credenza verso le istruzioni ma solo da un sentimento coltivato, cresciuto e custodito nelle famiglie italiane.

Pur tuttavia alcuni connazionali continuano ad essere indisciplinati.

Ed il governo si premura a dettare ulteriori azioni repressive a tutela di tutti.

Ovviamente nessuno è in disaccordo con le misure ed il senso civico oggi richiesto.

L’emergenza ha però svegliato, a buon ragione, un aspetto sopito da anni che travolge e stravolge un’intera nazione.

Quell’aspetto attiene alla nostra identità, intima e nazionale, perché ci si interroga del perché da noi ci si è più indisciplinati ed ostini alle regole dell’autorità.

Per questi motivi, si tenta, con la lettura di oggi di appuntare l’attenzione su un aspetto che parrebbe superficiale ed invece assume da tempo sostanza morale.

La questione è semplice.

“ Perché gli italiani, non obbediscono e non rispondono alle loro istruzioni?”

Perché di questo fondamentalmente si tratta.

“Perché gli italiani non credono alle parole del loro governo ma seguono le onde della paura?

Siamo uniti da qualcosa di sostanziale o solo dalla paura ?

A bene vedere dai risultati, il nostro governo ha fatto leva su quest’ultima.

Ed il governo, capace a cavalcare quell’onda, lo sta facendo anche bene.

Non che questo sia errato, ma di certo non può essere considerato il collante di un popolo.

Un popolo si rispecchia nelle sue istituzioni e verso queste nutre fiducia, proprio perché li ha eletti ed è amministrato da essi.

Di converso parrebbe esserci, da noi, un processo di osmosi inversa.

Il popolo non crede e non si rispecchia, ma teme e risponde alle richieste per paura e per angoscia.

In sociologia sarebbe un argomento complesso da analizzare, invece con il linguaggio della politica popolare esso appare evidente in tutta la sua crudeltà.

Oggi noi italiani non siamo un popolo che può dirsi si eleva a nazione.

Per essere Nazione serve molto altro.

È tutte le istituzioni, oggi, si reggono su meccanismi automatici ma non sostanziali del volere popolare.

Ed è questa, la prova dell’ennesimo fallimento nel rapporto ormai saturo tra popolo e istituzioni.

Argomento da molti accantonato ed etichettato come spartiacque tra prima e seconda repubblica.

Come se ci fossero più repubbliche o se l’una potesse nascere dall’altra, in letteratura.

Solo semantica.

La verità è che abbiamo abbandonato in cuor nostro, la nostra madre patria, correndo dietro a valori di carta e ideali malati.

Con la conseguenza che, abbiamo camminato al buio, senza meta e senza riferimenti, abituandoci per troppo tempo alle individualità a scapito del bene comune, del dovere civico e del rispetto dei valori.

Un’analisi introspettiva e matura della nostra comunità non l’abbiamo mai voluta affrontare veramente.

I nostri ragazzi, abbandonati per anni e lasciati in pasto agli input dei social e dei media, hanno perso il senso del ragionare e dell’autodeterminazione.

Non conoscono il loro paese, la loro terra e perciò non possono avere stimoli e radici, per costruire o rimanere.

Hanno perso negli occhi, persino la capacità di emozionarsi.

I nostri padri, fratelli ed amici, sballottati da una promessa ad un’altra, in cerca di riferimenti e certezza, mente il tempo inesorabile segnava il passo.

Erano italiani anche loro e se hanno creduto, lo hanno fatto per un briciolo di dignità, un lavoro.

E se hanno atteso è stato per proteggere la loro famiglia ed i loro sacrifici, senza pretenderne diritti.

I nostri nonni, unici portatori di valori, ormai eredi spogli d’un passato che fu, riescono a malapena a trasmettere qualche messaggio ai nipoti e qualche raccomandazione ai figli, senza null’altro aggiungere.

Segnano una vita, senza pretendere nulla.

Meritavano attenzioni, rispetto, cure, certezze che solo un assetto ordinato avrebbe potuto offrire.

Una nazione appunto.

Ed in tutto questo contesto, articolato, confuso, incerto ed improbabile ci si indigna se non tutti rispondono alle richieste del governo?

No, guardate bene.

Nessuno di noi in verità oggi sta credendo alle parole del governo.

Oggi se l’Italia si è fermata è solo per paura ed incertezza, timore e panico.

In una parola abbiamo scoperto che nel caso di bisogno non abbiamo riferimenti cui credere.

Ed i riferimenti si coltivano in tempi di pace invece di imporli in occasioni di emergenza.

Perciò il nostro governo e le nostre istituzioni consci di questo hanno fatto leva sulla paura, perché noi, in quella ci crediamo.

Paura proprio di qualcosa che non di conosce e che si sá essere in mano a gente inaffidabile.

Siamo un paese che riesce ad unirsi intorno alle fragilità in assenza di valori nazionali, di morale civica, di rispetto cristiano, di coscienza pubblica, ed di responsabilità culturale.

Ed un popolo o nazione che si voglia definire non può identificarsi nella paura o nel timore, così come le sue istituzioni non possono dirsi legittime fin quando ciò perdura.

La distanza tra cittadini e governanti non si misura in autorità ma in riconoscenza, autorevolezza e riconoscimento.

Un paese abbandonato a se stesso nei valori, addormentando nelle speranze non si sveglia con la paura, al massimo, con essa, si ottiene il risultato sperato.

Ma se si ha abbastanza coraggio, allora ci si ravvede e ci si scusa con la propria nazione.

E lo si fa con tatto, con sentimento ed amor di patria.

È questo il vero virus cui gli italiani hanno bisogno, sentirsi guidati.

È questo presuppone dedizione ed amore verso la propria gente.

Ma questo è un altro discorso che oggi non appartiene all’Italia.

Si potrebbe concludere in questo modo, eppure da nord a sud del paese, questa emergenza ha svegliato nella gente un sentimento quasi dimenticato.

L’orgoglio d’essere parte di qualcosa e di sentirsi elemento di un bene comune tanto importante quanto la vita.

Tantissime bandiere italiane girano tra i post e tantissime frasi speranzose e ricche di commenti amorevoli e coraggiosi, stanno imperversando tra i comuni.

Forse, la storia ha deciso di ridare a questo paese, il più bello e ricco del mondo, la possibilità di riunirsi intorno all’albero maestro, sotto il quale risiede la culla del sentimento più grande.

Il riscatto e la riscoperta d’essere sovrani del proprio paese e del proprio destino.

Dio benedica l’Italia.


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