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La diffusione del coronavirus: è ovviamente colpa dei cittadini (irresponsabil

Politica italiana

di Giacomo Marcario

Le istituzioni all’uopo preposte con tutte le loro strutture non riescono a mettere sotto controllo la terribile epidemia pandemica che ha colpito in maniera violenta quasi tutte le nazioni del mondo compresa l’Italia. Il sistema sanitario sta mostrando falle e deficienze strutturali spaventose tanto che in attesa che giunga il picco dell’epidemia con la speranza che lo stesso assuma, come previsto dagli esperti, una parabola discendente assistiamo in queste ultime ore ad una impennata inaspettata e preoccupane del coronavirus con epicentro in Lombardia, Milano e zone limitrofe e ad un lento ma inesorabile diffondersi in tutte le regioni del nostro paese.

La logica razionale di un paese ormai  in ginocchio dovrebbe essere quella di incoraggiare i cittadini a resistere, non mollare, a farsi forti, ad attivare quelle capacità resilienti che vengono richieste in questi momenti per evitare sconforti, cedimenti psicologici come sempre forieri di conseguenze imprevedibili. Ma la storia non si smentisce per cui assistiamo alla messa in campo da parte dei poteri forti che si annidano nelle istituzioni  e che si  dichiarano democratiche e popolari alla messa in campo di strategie il cui unico obiettivo è quello di scaricare responsabilità, inefficienze, ritardi ed omissioni sugli altri; Una delle strategie che riesce meglio e che non ha controindicazioni è quelle della colpevolizzazione delle persone, allo scopo di ottenere dalle stesse l’interiorizzazione della narrazione dominante su ciò che accade, al fine di evitare qualsiasi ribellione verso l’ordine costituito.

É una strategia ampiamente messa in campo nell’ultimo decennio con lo shock del debito pubblico, presentato alle persone come la conseguenza di vite e comportamenti dissennati, vissute al di sopra delle proprie possibilità, senza alcuna responsabilità verso le generazioni future. Lo scopo era ovviamente quello di evitare che la frustrazione per il peggioramento delle condizioni di vita di ampie fasce di popolazione si trasformasse in rabbia verso un modello che aveva anteposto gli interessi delle lobby finanziarie e delle banche (protette e sostenute dai diversi partiti politici) ai diritti delle persone che nel volgere di poche settimane si sono ritrovate con i conti correnti prosciugati e con gli istituti di credito in bancarotta, perdendo in questo modo tutto quello che avevano con fiducia depositato compresi i pochi risparmi messi da parte per fronteggiare impreviste ed urgenti esigenze di famiglia.

Non è un caso quindi che tale assurda ed ignobile strategia si sta ora dispiegando nella fase più critica e difficile dell’epidemia prodotta dal virus Covid19. L’epidemia ha reso il re nudo e ha dimostrato tutti gli inganni della dottrina liberista. Un sistema sanitario come quello italiano, fino a un decennio fa considerato tra i migliori al mondo, è stato fatto precipitare sull’altare del patto di stabilità: tagli da 37 miliardi complessivi e una drastica riduzione del personale (-46.500 fra medici e infermieri), con il brillante risultato di aver perso più di 70.000 posti letto, che, per quanto riguarda la terapia intensiva, di drammatica attualità, significa essere passati dai 922 posti letto ogni 100mila abitanti nel 1980 ai 275 nel 2015.

Tutto questo all’interno di un sistema sanitario progressivamente privatizzato al fine di ridurre la spesa pubblica delle strutture ospedaliere e conseguire un pareggio di bilancio nel quale ci hanno creduto solo i marziani. É quasi paradigmatico che il re sia visto nudo a partire dalla Lombardia, considerata l’eccellenza sanitaria italiana e ora messa alle corde da un’epidemia che, nella drammaticità di queste settimane e di queste ore ha dimostrato l’intrinseca fragilità di un modello economico-sociale interamente fondato sulla priorità dei profitti d’impresa e sulla preminenza dell’iniziativa privata. Può essere messo in discussione questo modello, con il rischio che, a cascata, l’intero castello di carte della dottrina liberista crolli?

Dal punto di vista dei poteri forti, è inaccettabile. Ed ecco allora scattare la fase della colpevolizzazione dei cittadini. Non è il sistema sanitario, de-finanziato e privatizzato, a non funzionare; non sono i folli, illegittimi e antidemocratici decreti che, da una parte, tengono aperte le fabbriche (e addirittura incentivano con un bonus la presenza sul lavoro), e dall’altra riducono i trasporti, facendo diventare le une e gli altri luoghi di propagazione del virus; i veri colpevoli sono i cittadini che si comportano in maniera irresponsabile, uscendo a fare una breve passeggiata per prendere una boccata d’aria, o a fare una corsa al parco; sono loro a inficiare la tenuta di un sistema di per sé ipocritamente efficiente. Questa moderna, ma antichissima, caccia all’untore è particolarmente potente, perché si intreccia con il bisogno individuale di dare nome e cognome all’angoscia di dover combattere contro un nemico infido ed invisibile: ecco perché indicare un colpevole (gli irresponsabili appunto), costruendogli intorno una campagna mediatica che non risponde ad alcuna realtà evidente ma che permetta di dirottare una rabbia destinata a crescere con il prolungamento sine die delle misure di restrizione, evitando che la stessa  si trasformi in rivolta politica contro un modello che ci ha costretto a competere fino allo sfinimento senza garantire protezione e risultati positivi ad alcuno di noi. Continuiamo a comportarci responsabilmente e facciamolo con la determinazione di chi ha da sempre nella mente e nel cuore il progetto di una società migliore.

Finiamola con lo scrivere sui balconi e con il mandare in onda spot dell’ovvio e di circostanza “State tutti a casa”; “Andrà tutto bene”, “Ce la faremo” ed iniziamo invece a scrivere su tutti i balconi Non torneremo mai più alla normalità, perché la normalità era il problema”.

Marcario Giacomo

Comitato di Redazione de “Il Corriere Nazionale”.

foto di   Wu Ming


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