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Insegnare ai tempi del coronavirus

Arte, Cultura & Società

Intervista, di Fedele Eugenio Boffoli, a Jasna Merkù per Il Corriere Nazionale 

Jasna Merkù, nota artista, giornalista pubblicista, insegnante di Disegno e Storia dell’Arte nelle Scuole con lingua d’insegnamento Slovena in Provincia Trieste, è tra le migliaia di insegnanti coinvolti, attualmente, in Italia, nelle modalità, didattiche, digitali, di smart working, a causa dell’emergenza coronavirus. Quale la sua esperienza in merito?

<<Inizialmente non pensavamo che la didattica a distanza si protraesse così a lungo. I presidi si sono attivati sin da subito, affiancati dal personale tecnico e dagli animatori digitali, per offrire ai singoli insegnanti una base logistica, su cui poter operare, continuando, sia pur con modalità diverse, a proseguire l’attività con gli studenti. L’attività didattica è sospesa, ma facoltativa a distanza. Leggi e contratto di lavoro restano invariati. La realtà resta comunque complessa. Molte delle domande che ci poniamo in questi giorni restano senza risposta. Ci siamo mossi, ciascuno in base alle proprie competenze e doti organizzative, consapevoli del fatto che dovevamo agire seguendo sia le indicazioni ministeriali che quelle specifiche, riferite a ciascun Istituto e alla sua peculiarità. Preziose restano le nostre risorse individuali e altrettanto la capacità di perseguire gli obiettivi comuni al di là della distanza e possibilità dell’assiduo confronto che l’incontrarsi quotidianamente ci consentiva. Preziosa è altrettanto la libertà d’insegnamento, sancita dalla Costituzione Italiana dall’art. 33, che ci consente di essere ingegnosi, intuitivi e di esprimere al meglio le nostre capacità: un grande valore di cui la Scuola italiana può andar fiera. Questo è il mio quarantesimo anno d’insegnamento, trascorso in parte presso le scuole medie e dal 2006 alle superiori, tra i colleghi attuali ci sono diversi ex allievi. Le diverse formazioni ricevute nel corso delle generazioni maturano in noi competenze diverse: ed ecco nuovamente la capacità di collaborare in primis tra di noi a distanza diventa una premessa importante che ci consente di cogliere il meglio che ciascuno di noi sa e condivide con l’altro. Sono dislocata in due scuole, ho contatti con colleghi di altre scuole della regione, con gli ex compagni di università, a loro volta insegnanti in diverse città italiane, abbiamo avuto modo di confrontarci e condividere le nostre nuove esperienze. Inoltre mio marito insegna presso le scuole medie tecnologia. Quotidianamente mi trovo quindi ad affrontare l’incontro storico tra la sfera artistica e quella tecnologica.>>

Un’attività a cui evidentemente non si era abbastanza preparati, che richiede un livello di competenza specializzato e un impegno maggiore, in termini di energia e tempo…

<<Da anni ormai gli aggiornamenti vertono sulle competenze digitali. Ogni Istituto confida nel supporto di tecnici e animatori digitali. L’ introduzioni del registro digitale e la smaterializzazione degli atti sono realtà quotidiana. Le nostre lezioni sono comunque supportate da presentazioni audiovisuali, con l’ausilio della lavagna digitale soprattutto per l’insegnamento delle lingue straniere, alcuni indirizzi hanno informatica come materia d’insegnamento. Colti di sorpresa abbiamo affrontato la situazione procedendo in diverse direzioni. Essenziale è stato creare un account scolastico, ciascun insegnante e studente ha quindi ricevuto la sua casella di posta elettronica ufficiale. Questa piattaforma Google ci consente di usufruire di altre modalità utili, come l’aula virtuale, il calendario, la possibilità di svolgere videoconferenze, di registrare video, condividere materiale didattico e ricevere i compiti degli studenti. Già in questa fase iniziale ci siamo trovati ad affrontare diverse realtà. In primis l’apparato tecnico, i computer, i programmi, la connessione alla rete. Non tutti abbiamo la stessa disponibilità. Ci siamo adoperati dunque affinché tutti abbiano modo di collegarsi al gruppo attraverso la rete. La scuola ha dato alcuni pc in dotazione. Inizialmente, si lavorava oltre le 12 ore al giorno: chi meno esperto nel creare, montare e postare video come me si è fatto diversi aggiornamenti on line ed ha dovuto superare non poche difficoltà di natura tecnica, supportate a distanza dai colleghi più esperti, sempre disponibili. Uno degli aspetti più delicati nel promuovere questo tipo di modalità è quello legato alla privacy, si è reso necessario il consenso dei genitori. Altro punto essenziale di ogni processo educativo è l’inclusione, il fatto di offrire a tutti le stesse opportunità. Durante le riunioni del collegio docenti e dei collegi delle singole classi ci siamo particolarmente occupati di questi casi e ci siamo attivati per coinvolgere tutti.>>

Con la passione e l’impegno si riescono a superare anche situazioni nuove e difficili, disagi che valgono, ovviamente, anche per gli studenti…

<<Passione, empatia, impegno. Entrare in classe per me significa guardare negli occhi ogni studente, significa percepirli uno ad uno oltre le apparenze e le parole dette, a pelle. Ho provato sgomento, sentito una forte responsabilità e desiderio di trovare il canale giusto per mantenere vivo questo aspetto dell’insegnamento. Sono partita dall’esigenza di incontrare ogni classe in videoconferenza per dar loro ascolto, per capire come vivono queste giornate, per capire quali modalità siano a loro più congeniali per adeguarmi. Così è stato. Sono stati loro a scegliere Skype piuttosto che Hangout o l’aula digitale. Alcune classi hanno voluto formare un gruppo su WhatsApp. Per agevolare il flusso di materiale e indicazioni sullo svolgimento dei compiti assegnati sto usando molte diverse applicazioni in modo che ciascuno di loro trovi tra le diverse modalità quella a lui più consona. Ricevono quindi le stesse indicazioni durante la videoconferenza, tra il materiale didattico inviato, nella lezione video registrata e via email. Dopo alcune settimane di ritmi sostenuti, inquietudini e insicurezze, abbiamo ingranato il ritmo giusto. L’orario delle videolezioni si è stabilizzato. I volti degli studenti che durante i primi giorni apparivano sorridenti e incuriositi, ora, dopo un mese, sono tristi, preoccupati, stanchi. Ed ecco che basta un po’ di scenografia: metto dietro di me banane piuttosto che fiori, quadri colorati dalle tonalità calde, collane strane e li accolgo con un sorriso, con battute pronte per sdrammatizzare. Vederli sorridere è come veder risplendere il sole! I compiti assegnati variano: stimolano la loro creatività, l’arte di saper cogliere la bellezza sia nel circostante che nel nostro mondo interiore, ma anche l’arte di saper affrontare ogni situazione. Cerco di far scoprire ai ragazzi che abbiamo molte risorse! Era improponibile proporre due ore di videoconferenze settimanali, non sono l’equivalente di quelle scolastiche. La ricezione è spesso disturbata, quindi la durata ideale va dai 20 ai 30 minuti. Anche con i gruppi meno numerosi e disciplinati la fatica fisica emerge. É curioso notare che il feedback dei ragazzi è lo stesso in termini statistici come a scuola. Il metodo si differenzia molto. Il grosso dell’insegnamento vero e proprio, quello che riguarda la loro attività individuale, si svolge via email e le classi digitali in tre settimane ho gestito circa 500 email, ma alla fine sono riuscita anche a svolgere verifiche e valutare le loro ricerche. Proprio per evitare di dare lo stesso compito a tutti, mi ritrovo ad individualizzare i loro percorsi formativi più di prima. Il fatto che scriva a loro individualmente li motiva di più ed è inoltre un’occasione per insegnare loro, come si scrivono le email, come si nominano i file, come si gestisce tutto questo apparato tecnico.>>

Un’esperienza didattica, più che significativa e adeguata ai tempi, su cui è opportuno investire, nel presente, in termini di mezzi e formazione…

<<La situazione ci ha portato ad affrontare la didattica da nuovi punti di vista e ci ha consentito sia di apprezzare di più il contatto umano che riflettere sul senso di quello che stiamo facendo. La scuola dove insegno sta monitorando le nostre attività in previsione di definire in seguito in modo molto più articolato come affrontare un piano d’emergenza e lavorare a distanza. A tal scopo è opportuno pensare a percorsi formativi che coinvolgano sia corpo docente che studenti. In quanto ai mezzi restano un problema per le scuole, non tutte sono opportunamente attrezzate. Un’esperienza didattica? Fortemente umana direi! Siamo esseri sociali. I contenuti passano in secondo piano. Ci stiamo rendendo conto che se le cose funzionano anche a distanza, ciò avviene essenzialmente perché abbiamo costruito nel nostro assiduo operare le basi perché ciò sia potuto accadere. Ma siamo consapevoli che la mediazione tecnologica ci priva della vera essenza educativa: l’assiduo confronto e condivisione reale ci fa cogliere sfumature diverse.>>

A parte l’emergenza, ritiene che la didattica digitale, a distanza, in un futuro sempre più prossimo, possa bilanciare quella, più fisica, tradizionale, attualmente ferma?

<<Indubbiamente il digitale è un supporto importante, ma a mio avviso in nessun modo può sostituire la presenza fisica, l’interazione. Insegnare significa creare percorsi alternativi, laboratori esperienziali, incontri trasversali, confronti. Le visite virtuali dei musei potranno anche darti un’idea, ma l’emozione che provi trovandoti davanti a un dipinto originale, la possibilità d’interazione con alcune opere d’arte è ben diversa. L’arte contemporanea riflette il nostro tempo, necessita di spiegazione, ci invita a porci domande, ma tante, temo, resteranno senza risposta.>>


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