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Non lasciamo i bambini ed i ragazzi soli in questo momento

Cronaca

Nei decreti del governo non si parla di loro, ma sono 10 milioni di bambini e di ragazzi chiusi in casa ormai da settimane. Aumentano in maniera esponenziale sia il loro stress psicologico che l’ansia da sequestro forzato.

Nei DPCM firmati da Conte per limitare, a causa dell’emergenza del coronavirus, la libertà di movimento delle persone obbligandoli a non uscire di casa se non per casi di stretta necessità non v’è una parola, una sola parola che faccia riferimento ai 10 milioni di bambini e ragazzi  sequestrati, reclusi ed obbligati per decreto a restare in casa. Non si parla delle loro esigenze e necessità, eppure non ci vuole la maga Circe per capire che i bambini ed i ragazzi per la loro età sono pieni di energie, di vitalità e quindi desiderosi di vivere in libertà. Cosa fare per aiutarli ad accettare tali privazioni e rendere in queste settimane e nelle prossime che verranno la situazione più accettabile e vivibile?.

Una qualche soluzione ce la da Massimo Ammanniti, noto psicoanalista e neuropsichiatra infantile: “Concediamogli un’ora d’aria al giorno, evitiamo che si sentano sequestrati. Creiamo degli sportelli online che siano di supporto ai genitori e agli adulti che ne hanno bisogno. Dobbiamo attrezzarci perché abbiamo davanti una lunga traversata nel deserto. I bambini, che già all’interno dello sviluppo demografico italiano si riducono sempre di più, restano il nostro futuro. Abbiamo il dovere di valorizzarli anche all’interno di un momento così difficile in cui le preoccupazioni sembrano essere altre. Bisognerebbe essere molto più attenti e garantire degli spazi di ricreazione all’aperto per il genitore e il bambino, evitiamo che questi si sentano sequestrati. Scendere a fare una piccola passeggiata giù in cortile per mezz’ora o un’ora al giorno può solo far bene. Così come si possono portare i cani a fare i bisogni, diamo ai bambini la possibilità scendere e camminare, soprattutto quando vivono in case ristrette. 

Il Governo ha previsto dei contributi per le baby sitter, ma è parte della soluzione solo per chi fa smart working”. Parole sacrosante quelle di Ammanniti che dovrebbero indurre a riflessioni serie e ad adottare le misure necessarie per affrontare questa delicata quanto complessa emergenza sociale. Prendiamo a mò d’esempio il caso di un bimbo che all’improvviso vede solo mamma e papà, che non incontra più i nonni, che non va più al nido o alla materna, non scende più in piazza o nel giardini a pochi passi per giocare. In tutti questi casi bisogna impegnarsi per cercare di ridurre al massimo l’impatto psicologico dell’isolamento, Giova molto in queste circostanze il canale comunicazionale, intanto spieghiamo loro che cosa sta succedendo. Ma attenti a non enfatizzare troppo sul virus e sulle sue possibili conseguenze da contagio, essendo un’entità astratta potrebbe incutere paura o addirittura terrore.

Diventa più comprensibile e realistico spiegare loro che è come quando un compagno di scuola ha la tosse o il mal di gola e finisce per contagiare gli altri, di qui la decisione di restare a casa per prevenzione e precauzione. In questo momento di stress che i bambini stanno vivendo è importante porre in essere comportamenti protettivi ma soprattutto far sentire loro tutto il nostro amore con atteggiamenti affettuosi e di grande disponibilità. Comportamenti burberi o sconsiderati non farebbero che aumentare lo stato di ansia, di paura e di stress con il rischio che poi insorgano patologie di difficile soluzione. Ammanniti a tal proposito consiglia di “Fargli fare le attività a cui erano abituati e limitare, per quanto possibile, la televisione. Organizziamo la giornata in maniera regolare, utilizziamo tutti gli spazi casalinghi e di gioco. Conserviamo le loro routine, non facciamoli restare in pigiama tutta la giornata. E ricordiamoci che siamo anche di fronte a una grande occasione.

Nella quotidianità viviamo di fretta, con tempi accelerati, portiamo i nostri figli di corsa al nido e corriamo al lavoro. Usiamo invece questo tempo per occuparci di loro, vivendo una quasi seconda maternità”.  Non bisogna, inoltre, dimenticare che non tutte le situazioni sono, sia pure con i dovuti distingui, gestibili allo stesso modo; ricordiamoci che esistono anche situazioni limite. Bambini che vivono in famiglie numerose in case di 50 metri quadri, figli di coppie che stavano o stanno per divorziare, bambini ai quali i genitori non sono in grado di spiegare cosa stia succedendo, bambini costretti a convivere con genitori violenti. 

In questi casi bisognerebbe organizzare programmi di home visiting, ossia visita all’interno della famiglia, in cui un educatore o un giovane psicologo va lì ed è di supporto psicologico (il servizio potrebbe essere richiesto on line ai Servizi Sociali del Comune). Un’altra soluzione potrebbe essere quella di creare degli sportelli online che spieghino ai genitori come affrontare al meglio questa emergenza supportandoli nelle situazioni più critiche e consigliandoli su come organizzare la giornata e quali attività svolgere per fare scorrere veloce quel tempo che sembra si sia fermato. Non ci dimentichiamo che ci troviamo tutti in una situazione complessa caratterizzata da una forte limitazione della nostra libertà individuale: non possiamo andare al lavoro, i bimbi non possono andare a scuola, gli adolescenti non possono uscire.

La restrizione fisica può creare una specie di ansia claustrofobica: ovvero la paura di restare intrappolati in questa situazione. Altro problema è l’ansia legata a un obiettivo pericolo di contagio da coronavirus. Se da un lato questa è una reazione emotiva utile perché ci obbliga a trovare delle risorse, dei comportamenti, che tendono a proteggerci, dall’altro può diventare causa di ansia accentuata. In questo caso invece di aiutarci ci ferma, crea stati di tensioni, somatizzazioni. Infine c’è l’ansia ipocondriaca: accade quando una persona tende a guardare continuamente se stesso, controlla la temperatura, si lava continuamente le mani, pulisce continuamente casa. Questa può bloccarci la vita e ci fa vivere in una bolla fatta di rituali ossessivi e ripetitivi. Per combattere l’ansia è importante organizzare le giornate in modo da non soccombere alla depressione. Sarebbe utile limitare se non addirittura evitare il tritacarne da social network fatto di numeri, di morti, di notizie di ogni tipo e purtroppo da fake news. Sarebbe meglio ascoltare il telegiornale solo una o due volte al giorno.

Prendiamoci cura di noi stessi: facciamo yoga per la respirazione, ed esercizi per la schiena. Impariamo a tranquillizzarci: con il respiro ritmico, proviamo a creare dei rifugi mentali per tranquillizzarci e dove ritrovarci. Leggiamo, immaginiamo di viaggiare, cuciniamo con gli altri in famiglia, Ricordiamo che i traumi si possono sopportare meglio se condivisi. I ragazzi possono chattare attraverso internet, i social network, i tablet, i telefonini tenere in piedi i contatti e le loro relazioni con amici ed amichette, con parenti e conoscenti, tanto siamo tutti sulla stessa barca. Questo periodo brutto e buio prima o poi passerà e qualche insegnamento utile ce lo lascerà.

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione de “Il Corriere Nazionale”


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