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Un nuovo Mondo

Politica

di avv. Luigi Benigno

La crisi che si è impadronita della nostra vita è di proporzioni immani che mai avremmo potuto immaginare.

Nella sua globalità ha inciso e morde su tutta l’umanità coinvolgendo tutti i settori, da quello sanitario a quello sociale ed economico, alzando delle barriere e quasi mettendo fuori gioco l’intelligenza dell’essere umano.

È una guerra? Ritengo che per tanti aspetti sia un’emergenza molto più grave di una guerra poiché coinvolge l’umanità intera colpendo vite umane, la globalizzazione, i rapporti sociali ed economici, le libertà individuali nella previsione di un futuro incerto ed imprevedibile sia per la durata in vita del nemico, invisibile, sia per le conseguenze economiche e sociali di proporzioni inimmaginabili quando tutto sarà finito.

I progressi dell’evoluzione fisica e delle espressioni sociali dell’uomo, di stile darwiniano, hanno spinto sempre più l’uomo al progresso, all’uso sempre più inusitato delle risorse naturali, al mancato rispetto della natura ignorando che l’essere umano ne è parte integrante.

La scienza riuscirà a vincere questo nemico invisibile ma noi siamo chiamati ad una profonda meditazione sulla nostra vita, sulle relazioni commerciali, sulla sfrenata ricerca di un progresso che oggi non riesce a contenere la crisi economica.

Una guerra, anche di vaste proporzioni, non ha mai coinvolto il mondo intero e l’interdipendenza dei Paesi mai come ora appare come un boomerang in grado di colpire chiunque sia nella salute che nel patrimonio. L’uomo è praticamente sospeso in un mondo che è stato costretto a sospendere i diritti individuali, i rapporti interpersonali, la produzione ed il reddito. Bisognerà escogitare le migliori precauzioni per poter convivere con il virus; il perdurare delle misure, pur necessarie, adottate nella fase d’impatto della crisi, potrebbero essere fatali per la nostra stessa sopravvivenza.

Occorrerebbero intese globali finalizzate non solo a combattere il virus ma anche a rivalutare quei sani principi di solidarietà arginando le manovre speculative al fine di proteggere la sovranità di tutti i Paesi facendo fronte comune anche contro l’attivismo delle mafie che, mai come adesso, trovano terreno fertile per elargire e immettere nel circuito legale ingenti capitali di provenienza delittuosa.

Le misure di distanziamento fisico, seppur necessarie, non possono impedire a lungo le relazioni sociali ed economiche; si rischierebbe un pericoloso salto indietro verso l’individualismo sfrenato, la paura dell’untore e il blocco prolungato della macchina economica, degli scambi e della produzione.

I governanti sono chiamati a svolgere un ruolo cruciale, ma le azioni messe in campo non possono prescindere da un coordinamento globale.

Il mondo ha dimostrato la sua fragilità e ciascun Paese dovrà rivedere il proprio piano di emergenza sanitaria, evidentemente non aggiornato o comunque non prontamente applicato.

Ci sarà tempo anche per valutare le responsabilità; l’OMS, con una raccomandazione dello scorso mese di settembre, aveva ammonito tutti gli Stati di adottare idonee misure per combattere un virus che sarebbe arrivato con effetti distruttivi per effetto del quale aveva previsto da 20 a 80 milioni di decessi in tutto il mondo.

 


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