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Giovanni Paolo II:  “Non abbiate paura”. Il monito di un grande papa a cento anni dalla nascita

Arte, Cultura & Società

Pierfranco Bruni

GIOVANNI PAOLO II. Il Papa che rivoluzionò le civiltà e la chiesa e traghettò la storia verso la tradizione delle identità. Un protagonista sulla scena del mondo che non ebbe timore come Benedetto XVI di dire sempre la verità  cristiana. Il Cristo vero!

La mia “avventura” con lui a Santo Domingo nella bellezza in Cristo risorto. Sconfisse le ideologie perché non credette mai che il cristianesimo fosse ideologia e tanto meno solo ideologia.

Uno scrittore poeta e Papa. Come nella filosofia di Benedetto. Ereditò una passato tragico con Paolo VI che non seppe salvare Aldo Moro.

“Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”.  Cento anni fa nasceva  Giovanni Paolo II, ovvero Karol Józef Wojtyła. Era nato a Wadowice, il 18 maggio 1920  e morto in  Città del Vaticano il  2 aprile 2005. Il giorno di San Francesco di Paola.

 
Voglio qui raccontare un episodio realmente accadutomi consapevole di questo suo concetto: “La grandezza del lavoro è all’interno dell’uomo”,  perché “La libertà non consiste nel fare ciò che piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che si deve”. Ero in partenza per Santo Domingo. Alla Fiera internazionale del Libro del 2005. Dovevo rappresentare la cultura italiana in quella “piazza” del mondo e i miei interventi erano stati già programmati: da Prezzolini alla poesia del Novecento, Da Dante nel Novecento alla mia esperienza di scrittore. Ci fu un cambio di programma repentino. Venni chiamato dal Ministero (dei beni culturali) e mi chiesero di sviluppare alcune relazioni su Giovanni Paolo II poeta e letterato. Avevo come tempo per preparare le mie relazioni lo spazio tra Roma, Parigi e Santo Domingo.
 
Fu una esperienza indelebile,  dolce e inquietante. Doveva, infatti, parlare di Giovanni Paolo II poeta. Arrivato all’aeroporto di Santo Domingo, con un fuso orario da capogiro, mi sono trovato tra le mani fogli sparsi pieni di appunti e un poemetto che avevo scritto lungo le ore del viaggio. Santo Domingo fu la prima città oltre l’Europa che accolse nella festa della vita Giovanni Paolo II.

Da quegli appunti nacque il mio libro su Giovanni Paolo II dal titolo “Canto di Requiem”, 2005, csr.  Fu così! Sono trascorsi cento anni dalla nascita di Giovanni Paolo II. Ma cosa è stata quella lettura, quelle conversazioni dalla mattina alla sera? Cosa è la poesia del Santo Giovanni Paolo II?

Un andare lento, con passi leggeri, nella geografia di un’anima che dipana misericordia e bellezza senza mai disperdere i tocchi della vita, una vita con i suoi sguardi e i suoi silenzi e sorrisi, che è nel passato ed è nel presente: “Luogo del mio passare-/così legato al luogo della nascita…/Nei volti dei passanti v’è il disegno di Dio,/ed il suo abisso scorre dietro la vita quotidiana…”.


Sono versi di Giovanni Paolo II. Un Papa poeta il cui tracciato nella storia dell’uomo, delle civiltà e dei popoli resta indelebile. Il sacro e la parola. Diceva spesso:  “Al di fuori della misericordia di Dio non c’è nessun’altra fonte di speranza per gli esseri umani”.


Giovanni Paolo II seppe far cadere il comunismo e pose sl centro Dio e non l’uomo soltanto. Credette sempre nella Luce. 1920. 2005.

Divenne Papa nel 1978. Anni terribili. Ci insegnò l’umiltà e ci regalò quel “non aver paura” di cui tanto abbiamo bisogno. Scrissi, sotto suo dettato, il mio “Canto di Requiem” in aereo da Roma a Santo Dominho a Cuba. Come ho raccontato.

Era l’aprile del 2005. Non solo un Santo. Un grande uomo. Un grande vescovo. Un Papa unico che ci diede la voce della profezia della speranza e della consapevolezza della fede in Cristo e Maria.

La religiosità come antropologia dell’umanesimo è stata sempre al centro della sua teologia che ci propose come processo escatologico. Un aspetto che mi ha permesso di scrivere un capitolo nel mio “L’alchimia della letteratura”, Nemapress, 2019.

Inizia il “mio” viaggio verso il suo centenario. Portò la chiesa tra le mani della ontologia e scrisse la grande metafisica dell’anima.

Il mio “Canto di Requiem” è una voce che porta i suoi echi i suoi simboli la sua temerarietà. Un uomo un poeta, con i versi del 1939 dedicati alla madre, un sacerdote. Il Papa di tutti!

Di lui e Benedetto si ha sempre bisogno. I veri “sacerdoti” della Provvidenza e della i intelligenza ontologica che si imposero con la parola dell’Assoluto senza mai cedere ad alcun relativismo e ad alcuna fragile e inconsistente leggerezza. I due papi nella modernità della Tradizione.
Quel suo “Non abbiate paura” oggi è di grande aiuto.

 
 
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