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Quando le statue sognano

Arte, Cultura & Società

Olga Gambari sulla mostra Quando le statue sognano. Frammenti di un museo in transito, al Museo Salinas di Palermo

Nell’improvvisa sospensione globale che stiamo vivendo, il tempo ha preso altri ritmi, altre velocità. Sembra una gif, che si reitera in loop come un disco inceppato, dove la puntina salta ripetendo lo stesso solco, all’infinito.

E sembra soprattutto un sogno, dotato di una surreale compresenza temporale, dove ierioggidomani si afferma come condizione osmotica, libera e liberatrice dalle regole e dalle convenzioni della realtà. Quando le statue sognano appare quindi una mostra spettacolare per questo momento storico. A partire dal titolo, folgorante. Certo, perché trasformati in automi alienati, che producono il nulla e consumano il tutto, soprattutto quel presente prezioso che è la nostra vita, nessuno si è mai accorto di tante cose, per esempio che le statue sognino. Bastava guardarle. Loro come tutto il resto.

Quattro artisti sono stati invitati a guardarle, anzi, ad ascoltarle, misurandosi con le collezioni del Museo Archeologico Salinas di Palermo, che, in attesa del completamento del restauro, apre un’area nuova negli spazi dell’ex monastero dei Padri Filippini.

Una raccolta eccezionale, che accoglie in un passato dove oriente e occidente, culture e geografie, storie si fondono. Un museo non archeologico ma contemporaneo. In questo, intendo, le statue sognano, e parlano anche. Storie meravigliose le loro, di saggezza, di insegnamento, di bellezza e poesia. Al museo Salinas basta entrare e la magia comincia, già dal cortile, con le piante, la fontana abitata dalle tartarughe. Una storia di storie. Una narrazione mitica. Lo sapeva bene Borges, ritratto in foto struggenti da Ferdinando Scianna durante una sua visita al museo nel 1984, mentre accarezza i reperti. Lui, quasi cieco, vedeva benissimo le dimensioni parallele all’apparenza. E qui dialoga anche con una testa di Cesare imperiale che sicuramente vive da qualche parte in un suo racconto, di quelli dove il fantastico spiega il mondo e le statue sognano. I dialoghi d’artista avvengono con alcuni reperti eccezionali anche usciti dai depositi, tra cui le teste votive di Cales, l’ariete di bronzo di Siracusa, la Menade Farnense, Eracle e la cerva Cerinite. Così come Borges, veggente dell’invisibile, leggeva i reperti con le mani, questi artisti ne hanno percepito la traccia, la presenza vitale e immaginifica, che ha acceso visioni nelle loro opere. Le grandi pitture a candeggina su cotone di Alessandro Roma, insieme alle organiche ceramiche astratte, animano un’archeologia fantastica in forma sinestetica; le carte e il libro alchemico di 108 | Guido Bisagni coniano un alfabeto magico di forme enigmatiche che prendono vita anche in sonorità nello spazio. E poi le creature statuarie di Fabio Sandri, ritratti ibridi di video e pittura fotosensibile che ne colgono l’aura.

Di questi tempi, impariamo ad ascoltare le statue per ascoltare, finalmente, il resto.

Crediti immagini: QUANDO LE STATUE SOGNANO. Frammenti di un museo in transito, 2019 / Installation view / Museo Salinas, Palermo / Photo: Courtesy Museo Salinas

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