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Una “Class action” americana contro la Cina        Wuhan la città della morte

Estero

Giovanni Mercadante   

Quartiere moderno a Wuhan 

Sempre  più insistenti le ipotesi del virus generato a Wuhan, “Città della morte” . I media americani alla ricerca della verità su come sia sfuggito al controllo dei cinesi la diffusione del corona virus.

Il Presidente Trump sta dimostrando maggiore consapevolezza di fronte alla pandemia che ha infettato il pianeta. Inizialmente aveva preso sottogamba quanto si stava propagando in Italia; pensava che  il primo caso, che aveva raggiunto gli Stati Uniti con una cittadina americana contagiata in Cina, fosse un episodio isolato. Invece si è mostrato in tutta la sua potenza letale.

Da fonti non confermate, sembra che un agente americano fosse in trattativa con un cinese per ottenere la fiala di un prodotto particolare, altamente pericoloso.

Durante l’incontro tra i due, probabilmente  qualcosa sarà andato storto, e la fiala è caduta per terra facendo sprigionare il liquido infettivo.

La trattativa tra i due, sempre secondo fonti anonime,  era in corso nella piazza del mercato degli animali esotici a Wuhan; si è interrotta nel momento dell’incidente per la paura del contagio. E’ possibile immaginare il terrore dei due personaggi implicati in questo giallo spionistico.

La versione ufficiale, adesso è di ben altro sapore. 

Le agenzie di stampa americane fanno sapere che funzionari statunitensi confermano le indagini su vasta scala per stabilire se il coronavirus sia fuggito dal laboratorio di Wuhan. Notizia, del resto, ribadita dal Presidente Donald Trump attraverso le reti televisive italiane dell’altro ieri.

Una volta completata l’indagine – cosa che dovrebbe accadere nel breve termine – i risultati saranno presentati all’amministrazione Trump. A quel punto i politici della Casa Bianca e il presidente Trump useranno i risultati per stabilire come rendere responsabile la Cina  della  diffusione della pandemia.

Tuttavia,  i media americani fanno intendere anche  che il virus originato  in un laboratorio di Wuhan, non potrebbe essere intesa come arma biologica, bensì come parte di uno sforzo cinese per identificare e combattere i virus.

Le fonti indicano la struttura del virus; la mappatura del genoma mostra specificamente che non è stato geneticamente modificato; insomma,  ritengono che la trasmissione iniziale del virus fosse un ceppo naturale che veniva studiato lì e poi è entrato nella popolazione di Wuhan.

Le fonti anonime inoltre fanno sapere che le indagini su dati “open source” e classificati indicano il lavoro di un  laboratorio di Wuhan, che stava studiando gli effetti su antivirali e immunizzazioni per il coronavirus, in particolare con i pipistrelli.

Inoltre, i giornali americani ritengono che l’Organizzazione Mondiale della Sanità – a cui il presidente  Trump ha sospeso il finanziamento questa settimana per il suo ruolo nella crisi – sia stata complice nella copertura, o abbia guardato dall’altra parte.

Se si dovesse scoprire che il virus è fuggito da un laboratorio cinese, si pensa ad una “class action” globale contro il governo cinese.

Il virus ha infettato e ucciso centinaia di migliaia di persone e devastato economie in tutto il mondo. Trump, che ha tenuto spesso una linea dura verso la Cina anche prima della crisi, potrebbe  guidare  l’azione risarcitoria contro  Pechino.

La stampa cinese invece fa sapere che il  ministero degli Esteri cinese ha respinto le affermazioni secondo cui qualcosa di sospetto era avvenuto nel laboratorio di Wuhan e ha ribadito che non c’erano prove che il coronavirus, che ha infettato più di due milioni di persone a livello globale, fosse stato prodotto lì.

Inoltre, molte voci contrastanti affermano che non ci sono prove che il nuovo coronavirus sia nato in laboratorio. Molti eminenti esperti medici nel mondo credono anche che le cosiddette fughe di laboratorio non abbiano basi scientifiche.


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