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23 Aprile 2020: il Consiglio Europeo

Politica

di Antonio Vox

Orbene, il Consiglio Europeo del 23 Aprile ha approvato il Recovery Fund, con emissione di Recovery Bond, il MES light, il SURE e la formula Bei.

Non c’è che dire: un bel pacchetto di misure.

Ma, intanto, è trascorso un interminabile periodo, purtroppo non ancora concluso, fra i primi allarmi sul Covid 19 e l’arrivo degli aiuti alla economia reale sempre più in sofferenza.

Mentre l’economia della finanza già ha ricevuto le sue boccate d’ossigeno.

Vediamo come dovrebbero funzionare questi strumenti.

Il Recovery Fund è un Fondo, di almeno € 1.000 mld, garantito dal bilancio pluriennale dell’Unione Europea, che dovrebbe essere riempito di liquidità con l’emissione e la “vendita” di Recovery Bond, titoli obbligazionari di debito della intera EU, quindi di tutti i Paesi membri.

Si tratta, tuttavia, di una “mutualizzazione” relativa solo ai debiti futuri.

Il fondo interverrebbe a favore dei Paesi che ne faranno richiesta.

La vera novità è che la liquidità non dovrebbe essere rimborsata: il che significa che l’aiuto al Paese che ne beneficia non dovrebbe essere oneroso per il debito nazionale.

Non si sa, tuttavia, quali debbano essere i criteri della distribuzione della liquidità agli Stati richiedenti; certo è che detti criteri dovranno essere conformi ai trattati europei attuali.

Questo è, ovviamente, un punto oscuro e non si sa bene cosa comporti, ma suscita un senso di diffidenza.

La sottoscrizione dei Recovery Bond, a rendimento infinitesimale, è aperta a tutti gli investitori e risparmiatori ma, soprattutto, alla BCE che si prevede farà la parte del leone iniettando liquidità che, sappiamo, è irredimibile.

Le caratteristiche dei Recovery Bond (la non restituzione, il non gravare sul debito pubblico, il tasso infinitesimale – oltre queste rimane solo la istituzione del Recovery Fund) infastidiscono tremendamente la Germania, che ha dichiarato guerra all’Europa non nascondendo il suo obiettivo di volersela comprare tutta. 

Infatti, Angela Merkel ha dichiarato: “solidarietà̀ europea ma no a Euro Bond”; con la quale frase, sembra confondere il prestito con la solidarietà.

Il “MES light” non prevede i vincoli del MES, Meccanismo Europeo di Stabilità, che è stato attivato solo da tre Stati (Cipro per circa € 6mld; Grecia per circa € 62 mld; Spagna per circa € 41 mld).

Ma la verità non è quella riportata dai media: nel senso che i vincoli, quelli che spaventano, sono solo temporaneamente sospesi per un anno.

Poi, tutto ritorna nella normalità del MES originario.

La faccenda è che l’Italia avrebbe diritto ad accedere solo a circa € 36 mld di cui il 50% versato dal nostro Paese oltre a garanzie reali per il funzionamento del MES.

Abbiamo versato gratis e prendiamo in prestito i soldi versati, ma a pagamento.

Ben misera cosa, sia nelle dimensioni dell’importo sia nell’utilizzo perché è concesso solo per spese sanitarie legate al Covid 19.

Il SURE, Support to mitigate unemployment risks in emergency, è la cassa integrazione europea e dovrebbe disporre di un fondo di € 100 mld.

Questo fondo dovrà essere riempito di liquidità con l’emissione di “bond tripla A” (molto sicuri e quindi con bassi tassi di interesse, dedicati agli altri Paesi membri) e garantiti, fino a € 25 mld, dagli Stati che accedono al fondo.

In sostanza un prestito a basso tasso d’interesse, ma garantito: un prestito, comunque oneroso, a fronte di garanzie reali. 

La Bei, banca europea investimenti, infine, con un Fondo di € 25 mld, garantito da tutti i Paesi Europei, potrà reperire sui mercati finanziari, con una leva di 8, circa € 200 mld da usare, come prestiti a tasso agevolato alle PMI, a tutela della loro sopravvivenza.

 Un bel pacchetto consistente di prestiti.

Le norme di funzionamento di questa Europa monetaria, sembra, non consentano di fare altro. 


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