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Coronavirus. Il diritto alla sicurezza secondo l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Rovigo

Cronaca

Emergenza Coronavirus. Il diritto alla sicurezza degli Infermieri e di tutti gli operatori sanitari e socio-sanitari secondo l’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Rovigo.

Le attuali evidenze ci dicono che la trasmissione delle infezioni da SARS-CoV-2, avviene nella maggior parte dei casi attraverso dropplets dal tratto respiratorio di un soggetto infetto, e per contatto diretto o indiretto, con oggetti o superfici nelle immediate vicinanze di persone infette che siano contaminate da loro secrezioni, per esempio attraverso le mani contaminate che toccano bocca, naso o occhi.


L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha dato delle indicazioni circa l’utilizzo dei DPI per il personale che opera a stretto contatto con pazienti infettivi, prevedendo indispensabilmente l’utilizzo di mascherina almeno FFP2, camice monouso, guanti, e protezione per gli occhi. I camici monouso, ovviamente, devono essere adeguati per rischio biologico; altri camici non sono da ritenersi assolutamente idonei e possono dare una falsa idea di protezione . I camici devono coprire tutte quelle parti che solitamente si toccano con frequenza anche durante l’attività lavorativa, quali braccia, torace, fianchi, cosce (parti che spesso toccano anche i pazienti che stiamo assistendo). Inoltre, come si evince dalla stessa definizione , tutti i DPI monouso vanno utilizzati una sola volta e poi devono essere correttamente smaltiti.
L’ISS pone particolare attenzione nelle tecniche di svestizione considerandola una delle attività a più alto rischio di contagio. Sottolinea, inoltre, che il rischio di trasmissione di SARS-CoV-2 aumenta quando il contatto è ravvicinato (< 1 metro) e prolungato (> 15 minuti) o ripetuto e continuativo.
Le evidenze rilevano che la maggioranza dei pazienti affetti da Covid-19 sono asintomatici e quindi spesso non sospetti.
La ricerca eseguita nella cittadina padovana di Vo’ Euganeo dimostra che ogni 4 persone positive, solo 1 è sintomatica. Inoltre, è bene sottolineare che il criterio epidemiologico per l’identificazione dei casi sospetti attualmente non è più valido; qualunque paziente, fino a prova contraria, potrebbe essere positivo anche se non è a “contatto stretto” di un paziente Covid confermato ed anche se non presenta i sintomi tipici della malattia.
Il personale che lavora nei reparti di degenza, nelle sale operatorie, nei servizi, nei PS/118, sul territorio, nelle RSA, negli ambulatori, nella stragrande maggioranza dei casi svolge la propria attività a stretto contatto con i pazienti ed è da considerare ad alto rischio di contagio. Nella quasi totalità di queste realtà il personale, attualmente, non indossa costantemente tutti questi necessari DPI potendoli utilizzare integralmente solo nei casi sospetti o positivi e spesso è costretto a toglierli e rimetterli, riutilizzandoli più volte durante tutto il turno lavorativo. Aspetto tutt’altro secondario quello della formazione. Il personale, infatti, deve essere specificatamente formato ed addestrato nell’utilizzo dei DPI.
Perciò, sostenere che gli operatori che si sono contagiati nelle varie Strutture erano tutti dotati di adeguati DPI o che tutti gli operatori lavorano in sicurezza con gli adeguati DPI non corrisponde esattamente alla situazione attuale.
Senza fare retorica, conosciamo la strutturale carenza di DPI e le enormi difficoltà nel loro approvvigionamento. Sappiamo che è necessario, purtroppo, contingentare i DPI, fornendoli prioritariamente agli operatori esposti a casi certi o sospetti, e che l’attuale fornitura non è neanche lontanamente sufficiente a dotare realmente tutti gli operatori a rischio in quanto impossibilitati a mantenere le distanze dai pazienti.
Ribadiamo però con forza che non è corretto affermare che gli operatori lavorano costantemente con tutti i DPI necessari, perché purtroppo le evidenze, anche locali, dimostrano che il solo utilizzo di mascherina chirurgica e guanti ed eventualmente camici non adeguati, non sono sufficienti a scongiurare la trasmissione del virus.
Lo dimostra il fatto che, recentemente, a livello provinciale, il personale della Geriatria dell’Ospedale di Rovigo è stato contagiato con numeri importanti. Altri casi, seppure minori, sono accaduti in altre UO. Ulteriori casi sono tutt’ora in divenire in alcuni istituti residenziali.
È significativo che il contagio non è avvenuto fra il personale che lavora nei reparti COVID dedicati, a stretto contatto con pazienti positivi, che sono i soli che lavorano utilizzando sempre tutti i DPI necessari a proteggersi.
E’ evidente che in queste condizioni, come è successo e come purtroppo ancora può accadere, se accede nei reparti non Covid un paziente positivo, i diversi operatori inevitabilmente si contageranno e non certo per colpa loro.
In conclusione, si rende indilazionabile agire nell’ottica proattiva della prevenzione. Spendere un po’ di più in questo momento, significa risparmiare sul medio-lungo periodo, consentendo di lavorare con maggior sicurezza e garantendo un più rapido ritorno alla normalità.

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