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Una banca ha chiesto 110 mila euro a una pasticceria di Palermo in pieno lockdown

Cronaca

Francesco Massaro aveva denunciato la Creval per usura bancaria. L’istituto: “Una strumentalizzazione, la richiesta è del 2017, ben prima dell’emergenza coronavirus”

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Francesco Massaro

Una lettera con cui si chiede a una pasticceria storica di Palermo, in piena emergenza Coronavirus, di rientrare di 110 mila euro entro dieci giorni pena la segnalazione alla centrale rischi della Banca d’Italia.

Una richiesta, quella indirizzata dalla Creval alla pasticceria Massaro, che il titolare dell’azienda, Francesco Massaro, non esita a definire “inaudita”. “La richiesta di rientro immediato – dice – è tecnicamente inammissibile per il semplice fatto che da oltre due anni è in corso una causa per anatocismo, la cui sentenza è attesa per i prossimi mesi”.
Secondo l’Istituto la prima richiesta di rientro risale a ben prima della crisi coronavirus e in particolare al febbraio 2017.

La pec della banca è datata 18 marzo 2020, nel pieno del lockdown per il Covid-19, “un po’ come chiedere questi soldi a un paziente che lotta fra la vita e la morte”, dice ancora Massaro, che gestisce l’azienda di famiglia da vent’anni. “Una tempistica moralmente inaccettabile – dice ancora – che fra le altre cose non tiene conto del momento storico che stiamo vivendo, della tragedia personale e aziendale che ogni imprenditore affronta in questi giorni, come se le banche ritenessero di essere al di sopra delle regole”.
Massaro racconta di avere citato la banca (nel 2017) per anatocismo, l’usura bancaria, dopo che era stato chiesto alla sua azienda di rientrare dal fido (poco più di 80 mila euro mila euro) in poche settimane.

“C’è una causa in corso e sono fiducioso sul buon esito – dice ancora -. La consulenza d’ufficio disposta dal giudice ha infatti accertato un tasso inappropriato, nella peggiore delle opzioni accertate dal Ctu la mia azienda resterebbe debitrice nei confronti della Crevel di 21 mila euro, molto ma molto meno dei 109 mila euro richiesti”.
Per questo Massaro ritiene la lettera inviata alla sua azienda il 18 marzo “un’offesa, un ricatto senza fondamento” a cui il legale che segue l’azione di anatocismo ha già risposto “e che mi riservo di affrontare, se dovessero esserci le condizioni, anche da un punto di vista penale”.

Ma secondo Creval, interpellata da Agi, nel suo racconto Massaro ha “omesso alcune importanti informazioni che hanno indotto la banca, ben prima dell’emergenza Coronavirus e con precisione nel febbraio 2017, alla messa in scadenza dell’affidamento”.

“Riteniamo inopportuna qualsiasi strumentalizzazione della drammatica situazione che il Paese e la classe imprenditoriale italiana stanno vivendo, in particolare quelle aziende meritevoli a cui la Banca ha infatti deciso di concedere una moratoria sui prestiti” conclude l’istituto.

“Noto che Creval – dice ancora Massaro – non risponde ad almeno tre domande fondamentali. La banca può chiedere il rientro immediato della scopertura durante una causa in corso? Può minacciare l’iscrizione alla centrale rischi della Banca d’Italia durante una causa in corso? È moralmente accettabile che questo tipo di intimazione venga fatta mentre aziende come la mia si trovano a fronteggiare una crisi senza precedenti e che lottano per la sopravvivenza? Sono queste le domande a cui la banca dovrebbe rispondere. Non c’è da parte mia alcun tentativo di strumentalizzazione, mi pare che i fatti si commentino da soli”.


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