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Il gioco delle parti tra Erdogan e Putin spinge la Libia verso la tregua

Estero

Una soluzione politica passa necessariamente attraverso il dialogo tra il governo di Unità Nazionale di Fayez al Serraj, sostenuto da Ankara e il generale di Tobruk, sostenuto da Egitto e Russia

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© Hazem Turkia / ANADOLU AGENCY / Anadolu Agency via AFP – Festeggiamenti in piazza dei martiri a Tripoli per la liberazione di Tarhuna e Bani Walid dalle milizie di Haftar

Il presidente russo Vladimir Putin ha rilanciato la proposta per un cessate il fuoco in Libia durante una telefonata con il collega turco, Recep Tayyip Erdogan; e due leader hanno espresso “profonda preoccupazione” per la situazione in Libia, dove nelle ultime settimane non sono mancate vittime e ingenti danni.

Mercoledì a Tripoli almeno sette persone sono morte e 19 rimaste ferite nell’esplosione di una mina in un quartiere meridionale di Tripoli, in zone fino a poche settimane fa occupate dalle forze dell’uomo forte della Cirenaica, Khalifa Haftar. Secondo il Governo di accordo nazionale, le forze del generale prima di ripiegare hanno disseminato l’area di mine anti-persona.

Come uscire dal caos libico

La Libia è nel caos dalla caduta di Muammar Gheddafi, nel 2011. E una soluzione politica passa necessariamente attraverso il dialogo tra il governo di Unità Nazionale di Fayez al Serraj, sostenuto da Ankara e il generale di Tobruk, sostenuto da Egitto e Russia, che ha continuato per settimane ad attaccare la capitale Tripoli nonostante il cessate il fuoco decretato dalla conferenza di Berlino dello scorso gennaio.

La proposta di un cessate il fuoco è stata rilanciata per bocca del presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, lo scorso sabato, dopo un faccia a faccia con lo stesso Haftar. Anche gli Stati Uniti hanno invitato i belligeranti in Libia a riprendere il dialogo “prontamente” sotto l’egida delle Nazioni Unite per stabilire un cessate il fuoco e prevenire ulteriori interferenze straniere.

“Sono necessari negoziati rapidi e in buona fede per attuare un cessate il fuoco e rilanciare i colloqui politici inter-libici sotto l’egida delle Nazioni Unite“, ha dichiarato Mike Pompeo in una conferenza stampa a Washington. “È tempo. È tempo che tutti i libici, in ogni campo, agiscano in modo che né la Russia né nessun altro Paese possano interferire nella sovranità della Libia per il loro propri interessi”, ha martellato, senza nominare direttamente né la Turchia, schierata con il governo di Tripoli, e nemmeno l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti, sostenitori di Haftar.

La posizione di Russia e Turchia

Ora arriva il rilancio di Putin, che trova forza nella telefonata avuta con Erdogan, anche se il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, si eè dichiarato contrario a riprendere le trattative con Haftar, definendo la proposta di Al Sisi “nata morta”: “Haftar oltre ad aver ostacolato gli accordi di Berlino e Mosca ha continuato ad attaccare in maniera sempre più aggressiva, senza rispettare alcun coprifuoco. L’appello che arriva dal Cairo non è convincente, né sincero. Il tentativo di Sisi è nato già morto. Haftar ha perso l’occasione a Mosca e Berlino e ora, un appello, non ci sembra né credibile né sincero”.

Nonostante le parole di Cavusoglu sembra impossibile che Putin non convinca Erdogan a riammettere Haftar al tavolo delle trattative: Mosca che appoggia il piano di Sisi e il presidente turco e russo non possono rovinare un’intesa da cui dipende anche il destino della Siria. 


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