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I provvedimenti disciplinari sul caso procure sono stati già rinviati a settembre

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Entro la prossima udienza dovranno essere sciolti i ‘nodi’ delle ricusazioni presentate da Palamara e Ferri

 

© Pierpaolo Scavuzzo/AGF – La sede del Csm

 

AGI – Aperti, ma subito rinviati a settembre, i procedimenti disciplinari al Csm sul ‘caso procure’ e sulla riunione notturna all’hotel Champagne, in cui si parlò di nomine ai vertici degli uffici giudiziari, in particolare di quella del successore di Pignatone alla guida della procura di Roma. Presenti oggi a Palazzo dei Marescialli il pm (ora sospeso) Luca Palamara, il deputato Iv (magistrato in aspettativa) Cosimo Ferri e due degli ex togati – Antonio Lepre e Gianluigi Morlini – che si dimisero dal Csm. Per gli altri 3 – Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli e Luigi Spina – in aula solo le difese. 

Il collegio disciplinare, oggi presieduto dal supplente Emanuele Basile, laico della Lega, ha fissato subito una nuova udienza al 15 settembre, quando ci sarà il presidente titolare, il laico M5s Fulvio Gigliotti: ma soprattutto, entro quella data, il ‘tribunale delle toghe’ dovrà sciogliere, e ciò non appare affatto semplice, il ‘nodo’ delle ricusazioni presentate da Palamara e Ferri.

Il primo chiede che Davigo esca dal collegio giudicante: per Palamara è un testimone-chiave sull’esposto che l’ex pm di Roma (oggi giudice a Latina) Stefano Rocco Fava presentò lo scorso anno alla prima Commissione del Csm. Davigo ha respinto l’invito ad astenersi, rivoltogli dalla difesa di Palamara, sottolineando dell’udienza di oggi di “non ravvisarne alcun motivo”.

Quanto a Ferri, le sue istanze di ricusazione riguardano tutti i componenti del Csm in carica alla data del 9 maggio 2019, quando ci fu la riunione all’hotel Champagne, nonché la togata di Area Elisabetta Chinaglia, per alcune sue dichiarazioni in un dibattito precedente la sua elezione al Csm, avvenuta lo scorso dicembre. 

In via subordinata, la difesa di Ferri chiede la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale, affinché dichiari l’illegittimità del decreto legislativo del 2006 sugli illeciti disciplinari nel punto in cui non prevede la “sospensione” del procedimento disciplinare nel caso in cui il giudice sia anche “soggetto passivo” delle condotte contestate o quando l’intero collegio disciplinare venga ricusato, ritenendo violati gli articoli 25 e 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sul “giusto processo”.

Spetta ora al vicepresidente di Palazzo dei Marescialli David Ermini comporre, con decreto, un secondo collegio che decida sulle ricusazioni e convocarlo prima dell’udienza di settembre, nella quale si dovrà affrontare anche l’istanza della difesa di Palamara di riunire i procedimenti a carico dei 7 incolpati, nonché decidere sulla richiesta, sollecitata dalla procura generale, di chiedere alla Camera l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni nei confronti di Ferri.


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