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Pressing del Pd su Conte, decidiamo subito su fondi Ue

Politica italiana

Ma il M5s non vuole chiedere i soldi del Mes. E si discute ancora sulla cabina di regia

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Nicola Zingaretti, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio

AGI – Quali riforme, con quali soldi e chi decide. Sono questi i tre temi ancora aperti dopo la conclusione della trattativa sul Recovery fund a Bruxelles. Il rischio, insomma, è quello di incagliarsi nella discussione sul contenitore, se cioè la cabina di regia per l’utilizzo dei fondi europei debba essere in capo al presidente del Consiglio, al governo nella sua collegialità o al Parlamento,Per dribblare l’ostacolo, senza però perderlo di vista, Nicola Zingaretti ha preso carta e penna e ha scritto un accorato appello al governo perchè si faccia presto nella messa a punto del piano di rilancio nazionale da presentare a Bruxelles per accedere ai 209 miliardi del Next generation Eu. Tutto alla vigilia di una settimana cruciale, con la proroga dell’emergenza e lo scostamento di bilancio sul piatto.     

Incassato l’accordo sul recovery fund, il governo è alle prese con la decisione sulla attivazione o meno del Mes. Pd e M5s, i due principali soci della maggioranza giallorossa, sono divisi. Alle nuove richieste dei dem Vito Crimi, capo politico M5s, ha risposto secco: “Sono basito da questa insistenza sul Mes, non la comprendo. Capisco l’avere una posizione diversa ma abbiamo la Bce che compra il nostro debito e soprattutto dobbiamo decidere come spendere i 209 miliardi del Recovery Fund. Concentriamoci su questo e non su uno strumento definito rischioso anche da molti economisti”. Tra l’altro, precisa poi Crimi, “continuare a parlare del fondo salva Stati trasmette all’estero l’immagine di un’Italia con l’acqua alla gola, e non è affatto così”. “Tanto più che la decisione su come impiegare i fondi Ue “va fatta in sede politica, dai ministri competenti. Eventuali task force possono dare un supporto tecnico alle scelte politiche”. 

Anche Zingaretti, mentre il Pd non ostacoli la bicamerale e sostiene con forza il Comitato interministeriale e non certo la task force, chiede innanzitutto tempi rapidi: “Il Governo scelga gli strumenti migliori per garantire massima velocità di esecuzione. Solo se riusciremo a rispondere con velocità e concretezza a queste sfide, potremo dire che Next Generation EU sarà stato non solo un esperimento vincente per l’Europa, ma un piano operativo di rinascimento per l’Italia”. 

Fare presto, dunque. Ma soprattutto fare bene. E dato che al momento la discussione è tutta incentrata su task force e commissione bicamerale, il leader dem prova a buttare giù qualche proposta: rendere il Paese più connesso, competitivo e sicuro attraverso una piattaforma digitale di ultima generazione; una revisione della logistica e dei trasporti attraverso una maggiore integrazione di porti, aeroporti, strade e ferrovie; l’adozione di un modello di di sviluppo che guardi all’economia circolare e alla transizione energetica; un rinnovamento del sistema scolastico e sanitario che guardi all’inclusione sociale. Ora che la cabina di regia sembra essere stata individuata nel Comitato interministeriale per gli affari economici, struttura che fa capo al ministero delle Politiche Europee guidato da Vincenzo Amendola e che ricrea in piccolo il consiglio dei ministri, per Zingaretti c’è la necessità di partire subito con la stesura del piano. 
Anche perchè, spiega un dirigente dem, il tempo stringe: il piano va presentato entro l’inizio di ottobre, visto che la Commissione si riserva due mesi di tempo per valutare i piani nazionali e passare la palla al Consiglio Ue. Non è un caso, d’altra parte, che l’intervento di Zingaretti sia stato condiviso e rilanciato nel giro di poche ore dall’intero vertice dem, a cominciare dai ministri Roberto Gualtieri e Dario Franceschini.  

Su Mes e strumenti decisionali anche il centrodestra mantiene le sue divisioni. A favore del Mes si schiera Forza Italia, mentre Lega e Fdi confermano il loro no. E se FI ha lanciato la proposta di legge di istituzione di una bicamerale per decidere le riforme e la destinazione dei fondi europei, Matteo Salvini boccia l’idea. “Non è il momento di bicamerali che sa tanto di vecchio, di politica partitica, di tempi lunghi”. “Io arrivo da un incontro con gli industriali di Prato, Lucca e Pistoia che hanno bisogno di risposte adesso – sottolinea il leader della Lega – stiamo parlando di fondi europei che se va bene arriveranno l’estate prossima. Ora siamo nell’estate 2020 e a luglio ci sono in partenza 12 milioni di cartelle esattoriali”. 


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