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Venezuela: protagonista l’opportunismo politico, l’Opposizione torna sull’Aventino

Estero

Mauro Bafile

Il Cne ha aperto l’iscrizione alle elezioni del prossimo dicembre ad oltre un centinaio di micro-movimenti politici filo-governativi

Protagonista l’opportunismo politico. Il governo del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro, gioca tutte le sue carte. Come per tanti governi autocratici che si afferrano al potere, anche per quello del Venezuela “il fine giustifica i mezzi”. E così, con l’Alta Corte e il Consiglio Nazionale Elettorale al suo servizio, non esita a costruire, mattone su mattone, delle elezioni parlamentari su misura. Ma non contento di assicurarsi il trionfo, e così il controllo dell’unico bastione dell’Opposizione, vuole anche garantirsi il controllo definitivo dello scenario politico. E per farlo deve contare sulla complicità del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne).

Il Cne, i cui membri sono stati nominati dall’Alta Corte, ha aperto l’iscrizione alle elezioni del prossimo dicembre ad oltre un centinaio di micro-movimenti politici filo-governativi. Sconosciuti, quasi inesistenti, o creati “ad hoc”. Lo scopo ultimo, atomizzare lo spettro politico. Allo stesso tempo, il CNE e l’Alta Corte sono intervenuti nella vita interna dei maggiori partiti politici dell’Opposizione designandone le autorità ed esautorando quelle legittimamente elette e in carica. In altre parole, hanno proceduto all’esproprio dei partiti più ingombranti ed incomodi – leggasi, “Acción Democrática”, “Voluntad Popular”, “Un Nuevo Tiempo” e “Primero Justicia-.

Pochi paesi riconoscono la legittimità del presidente della Repubblica, Nicolás Maduro

Il governo alimenta l’opportunismo e gli appetiti di politici di dubbia qualità morale di chi, fino a ieri condannato all’oblio, vede nelle prossime elezioni una possibilitá di rimettersi in gioco.  Confusione e incertezza. All’Opposizione oggi manca un “programma di governo” nel quale riconoscersi e sul quale costruire un’alternativa politica razionale e credibile. E, per gli elettori, il pericolo è di non riuscire a discernere il grano dal loglio. Cioè, non poter distinguere le organizzazioni politiche ostili all’attuale governo da quelle nate per creare scompiglio.

Per il momento, i maggiori partiti dell’Opposizione, di fronte ad uno scenario avverso e senza alcuna garanzia di elezioni trasparenti e libere, hanno deciso di ritirarsi sull’Aventino. Considerano che partecipare implicherebbe accettare e avallare elezioni il cui impianto solo ammette un risultato: il trionfo del “chavismo”.

Tra l’incudine e il martello. Se da un lato c’è la certezza che le parlamentari di dicembre sono solo una messa in scena per dare al governo una patina di legittimità democratica; dall’altro, c’è la consapevolezza che disertandole si permetterà al governo di controllare, seppur con dubbia legittimità, anche il potere legislativo. Sebbene le circostanze oggi siano differenti, è difficile non ricordare quanto accadde il 4 dicembre del 2005. L’astensione dalle parlamentari permise al “chavismo” di occupare il Parlamento. Fu l’inizio della débâcle. Il controllo dell’Assemblea Nazionale fu la “testa di ponte” per l’assalto al resto dei poteri pubblici, l’eliminazione degli equilibri istituzionali e il consolidamento progressivo dell’attuale regime.

C’è da sottolineare, comunque, una importante variante rispetto alle elezioni del 2005. Oggi il mondo democratico ha anticipato che non riconoscerà i risultati di un’elezione che considera illegittima.

Il Cne ha allargato da 167 a 277 i seggi in Parlamento. Un incremento che viola il principio di proporzionalità stabilito nella Costituzione. Inoltre, ha alterato il regolamento per evitare l’elezione diretta dei rappresentanti in Parlamento delle popolazioni indigene ed imporre loro quella di secondo grado. Con uno spettro politico atomizzato e l’incremento dei seggi, sarà più facile per il governo controllare l’Assemblea Nazionale.  E, con una presenza variopinta e variegata di partiti politici, contestare l’accusa di autocrate.

L’Opposizione, da dicembre, dovrà ricostruire la rete di alleanze, tessere strategie, archiviare vecchi rancori e scrivere assieme un programma di governo credibile e di largo respiro. E dovrà farlo in una realtà delicata, resa esplosiva dalla crisi economica e dalla diffusione della pandemia. Le crepe sono tante. E le incomprensioni ancor di più.

C’è ancora chi irresponsabilmente invoca un intervento militare esterno. Stati Uniti, Unione Europea e oltre una cinquantina di paesi con governi democraticamente eletti riconoscono Juan Guaidó come presidente legittimo del Venezuela.  Assicurano che offriranno gli aiuti di cui avrà bisogno il Paese. Ma nessun governo, ad eccezione di quello del presidente Trump che, comunque, si limita alle minacce, fa riferimento ad interventi armati. Gli aiuti arriveranno, di questo c’è certezza. Ma a dare lo sfratto all’inquilino di Miraflores dovranno essere i venezuelani.

La carenza di benzina in aggrava la crisi economica del Paese
La carenza di benzina aggrava la crisi economica del Paese

Intanto la crisi economica pare non aver freno. Il costo della vita è inarrestabile così come lo è la drammatica contrazione del ProdottoInterno Lordo, che alcuni economisti anticipano possa essere del 30 per cento. La carenza di carburante, poi, torna a mordere. Sono riapparse le chilometriche code di veicoli nei pressi delle stazioni di servizio in attesa di poter riempire i serbatoi. L’emergenza è duplice: necessità di rifornimento di carburante e esigenza di rispettare le regole del distanziamento sociale imposte dal governo per evitare la diffusione dei contagi.

Alla polemica politica e alla crisi economica, poi, si aggiunge la delicata relazione diplomatica tra Venezuela e Stati Uniti. Questa si è aggravata ulteriormente con un annuncio che ha il sapore della rivalsa. La giustizia venezuelana ha condannato a oltre 20 anni di carcere i due cittadini americani arrestati all’inizio di maggio. Nelle vesti di “contractor” guidavano un esiguo gruppo di disertori in una incursione via mare assai simile all’invasione della Baia dei Porci di Cuba, almeno nei risultati.

Luke Denman e Airan Berry sarebbero stati processati e la pesante condanna di primo grado è stata comunicata via Twitter dal procuratore generale Tarek William Saab. Questi ha precisato che i “due cittadini americani hanno ammesso la propria colpevolezza per i reati, previsti dal nostro codice penale, di cospirazione, associazione per delinquere, traffico illecito di armi da guerra e terrorismo”.

Le relazioni fra Miraflores e Casa Bianca sono da tempo al rosso vivo. Il presidente Maduro, e alti esponenti del suo governo, continuano a denunciare presunti piani di “golpe” e tentativi di assassinare il capo dello Stato mentre Washington non perde occasione per sanzionare esponenti del “chavismo” considerati “corrotti, violatori dei diritti umani e illegittimamente al potere”.

Intanto a soffrire sono le frange meno abbienti della popolazione, proprio quelle che, nel suo discorso populista e demagogico, il presidente Maduro si vanta di proteggere.

Mauro Bafile


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