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Lettera aperta al Capo della Polizia

Cronaca

Carissimo Capo della Polizia di Stato,

mi chiamo Arianna Virgolino e fino a qualche mese fa, prestavo servizio presso la Sottosezione autostradale di Guardamiglio, (LO).

PESCHIERA DEL GARDA – Le scrivo queste mie umili parole, a cuore aperto, mentre accanto a me, siede mio figlio, intento a terminare i compiti per le vacanze.

Si chiama Alessandro, ha 8 anni e da sempre è stato un bambino molto generoso e allegro, così sensibile che, da quando ha visto soffrire la sua mamma, spogliata della sua seconda pelle: “la divisa”, ogni volta che si trova davanti a una pattuglia della Polizia, con gli occhi lucidi, mi dice: “Mamma, guarda! Ci sono i CATTIVI!”.

Tutte le volte, queste parole proferite da un innocente, mi trafiggono come pugnalate.

Ritengo che questa sia la più grande SCONFITTA in quanto, proprio dalla più tenera età, bisogna invece crescere, sostenendo SEMPRE, chi è pronto a sacrificare la propria vita per proteggere quella altrui, infatti,“fingendo il sorriso più sincero” provo a spiegargli che con la Sua mamma, è stato commesso un errore NON VOLUTO  e che ogni  Poliziotto, cela la più profonda e anima nobile.

 Caro Signor Capo della Polizia di Stato, non può immaginare lo strazio provato quando, lo stesso giorno in cui venivo premiata per il coraggio dimostrato in un intervento libera dal servizio, alla presenza del Dirigente, del Questore, e del Prefetto di Lodi, ho dovuto restituire tutto il MIO materiale ricevuto in dotazione. Quel maledetto 7 Novembre 2019, venivo sospesa e rimandata presso la mia residenza.

Quella Cerimonia l’avrei dovuta e voluta ricordare con gioia, invece per me, è stato il giorno più triste della mia esistenza.

Ho sempre cercato di dimostrare, il mio spirito di totale abnegazione, lavorando con estremo rispetto e tanta umiltà, prestando servizio anche con l’influenza, per non creare disagio al mio turno e ancora, rifiutando, addirittura, i giorni di prognosi che mi avevano certificato in Pronto Soccorso, causa lo spintone ricevuto mentre, unitamente a due colleghi, contenevamo una violenta rissa scoppiata in un locale e che stava coinvolgendo diversi avventori ignari alla lite.

Da quando mi veniva pubblicata la Sentenza, il 9 Marzo 2020, ho vissuto in un incubo dal quale non riesco tutt’ora a svegliarmi.

Oltre al tormento per aver visto sgretolare, in un secondo, tutta la mia vita, si aggiungeva la forte frustrazione per non aver avuto la possibilità di dare il mio contributo, in prima linea, contro questo pericoloso Virus che aveva messo in ginocchio, il nostro amato Paese.

Proprio in quel giorno, l’Italia entrava in “Lockdown”, ed io, rinchiusa nella mia abitazione,  mi sentivo in colpa perchè seduta su quel divano, non stavo mantenendo il mio gridato “Lo Giuro!” di Fedeltà alla Bandiera. 

Perchè tutto questo? Perchè, per alcuni miei pari corso, ricorsisti anch’essi con la mia stessa motivazione, un tatuaggio rimosso, non è mai stato un problema invece, nel mio caso, si? Perchè alcuni miei colleghi del 204° corso e non solo, hanno avuto la fortuna di non ricevere l’Appello, invece io si? Mi risulta davvero difficile comprendere questa disparità di trattamento poiché, avevamo tutti, pressochè, la medesima sentenza del TAR.

La prego, solamente Lei può dare un senso a queste mie domande.

Illustrissimo Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, nutro da sempre una profonda stima per la Sua persona, sono certa che sarà proprio Lei, a porre rimedio a questo bruttissimo malinteso.

L’onore più grande per me, sarà poterLe stringere la mano, indossando io, la più alta uniforme della Polizia di Stato.

La ringrazio infinitamente per il Suo preziosissimo tempo dedicatomi, restando in attesa di un suo lieto cenno, porgo i miei più sinceri Saluti. 

Arianna Virgolino …un’Agente di Polizia, sospesa ingiustamente… 

 


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