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“La nostra mafia non ha più coraggio”. Bufera sulla leghista Maraventano

Politica

“Nessuno ha più il coraggio di difendere il proprio territorio”, ha detto l’ex senatrice durante la manifestazione convocata a Catania per sostenere Salvini, impegnato nella prima udienza per il caso Gregoretti 

© Maria Laura Antonelli/AGF – Angela Maraventano

AGI – “La nostra mafia che non ha più quella sensibilità e quel coraggio che aveva prima. Dove sono? Non esiste più perché la stiamo completamente eliminando perché nessuno ha più il coraggio di difendere il proprio territorio”. È bufera sulla leghista Angela Maraventano, ex senatrice leghista e residente di Lampedusa, per una frase pronunciata durante il suo intervento alla manifestazione di Catania convocata per mostrare solidarietà a Matteo Salvini, impegnato sabato nella prima udienza del processo per il caso Gregoretti. In precedenza Maraventano aveva puntato il dito sul “governo abusivo” che non impedisce “l’invasione del Paese” da parte degli immigrati.

“Ieri Salvini voleva spiegarmi l’antimafia, mentre dal palco la leghista Maraventano parlava di coraggio e sensibilità della mafia di un tempo, una vecchia leggenda tanto cara ai peggiori mafiosi. Salvini condivide o la caccia?”, si chiede su Facebook il senatore Pietro Grasso, ex Procuratore Nazionale Antimafia.  “Sconcerto” viene espresso dal procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Lo Voi, secondo il quale le dichiarazioni dell’ex senatrice “denotano, quanto meno, ignoranza del fenomeno mafioso”. “Non vale la pena commentarle perché si commentano da sole”, aggiunge il magistrato.

L’indignazione di Maria Falcone

“Ho ascoltato, incredula, le parole dell’ex senatrice della Lega, Angela Maraventano che, ieri, nel corso di una manifestazione, ha constatato con rammarico che non esiste più la mafia ‘sensibile e coraggiosa’ di un tempo. Che una persona che ha rappresentato lo Stato possa riproporre la trita favoletta della mafia buona mi indigna e mi fa arrabbiare”, è invece la reazione di Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone e presidente della Fondazione che del giudice assassinato a Capaci porta il nome. 

“In questi anni abbiamo pianto decine di donne e uomini delle istituzioni, magistrati, giornalisti, sindacalisti, cittadini comuni uccisi da una criminalità organizzata che ha saputo solo seminare morte, sopraffazione e ingiustizia. La Maraventano – prosegue Maria Falcone – è arrivata a dire che la mancanza di sviluppo della nostra Sicilia è da ascriversi al fatto che lo Stato, con una dura battaglia, ha eliminato la mafia, dipingendo una Cosa nostra sensibile e attenta alle esigenze del territorio”.

Per la sorella del magistrato ucciso dalla mafia a Capaci nel 1992, si tratta di “parole senza senso di chi ha dimenticato la lunga scia di sangue che ha sporcato le nostre strade. La mafia non è mai stata buona, non ha mai portato sviluppo e ricchezza. È un cancro che continua a essere presente nella nostra terra e va combattuta quotidianamente. Dalle istituzioni, ma anche da ciascuno di noi”. “Spero – ha concluso Maria Falcone – che i vertici del partito di cui l’ex senatrice è esponente prendano le distanze dalle sue vergognose dichiarazioni”.


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