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La proposta di far votare i 18enni ha scatenato un putiferio nel governo

Politica

Lo slittamento del via libera alla proposta di legge per estendere ai diciottenni il voto per il Senato è solo un casus belli: sia Renzi che Zingaretti da giorni invocano un patto di legislatura. Il pressing di Pd e Iv su Conte riguarda le tensioni sulle riforme e la manovra

 

© ARIS OIKONOMOU / AFP – Giuseppe Conte

Neanche il tempo di voltare pagina dopo lo scampato pericolo sul voto sullo scostamento di bilancio, con l’asticella raggiunta alla Camera e al Senato anche grazie all’apporto del gruppo misto, che la maggioranza torna a fibrillareIl ‘casus belli’ è lo slittamento al via libera alla proposta di legge per estendere ai diciottenni il voto per il Senato. Italia viva si mette di traverso, sottolinea di non aver rotto alcun patto, sotto traccia un ‘big’ renziano osserva che Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio “dovrebbero ringraziarci visto che ci siamo addossati la responsabilità dello strappo e Pd e M5s non hanno lasciato tracce”.

La tesi è che il malcontento nella gestione da parte del premier Giuseppe Conte del post-Regionali sia diffuso. La prova arriva dalle assenze pentastellate di ieri (oggi il ministro Federico D’Incà è intervenuto all’assemblea del gruppo M5s dove c’è chi ha invocato le sospensioni, altri si sono lamentati per i troppi decreti) in Aula ma è lo stop di oggi che ha alzato il livello di tensione. Con il Pd che sarebbe irritato anche nei confronti del presidente del Consiglio perché – questo il ‘refrain’ – non eserciterebbe la funzione di garante del governo e di capo dell’alleanza. Le regionali, anche grazie al risultato dei dem, non hanno provocato scossoni nell’esecutivo ma è da giorni che Matteo Renzi, da una parte, e Zingaretti, dall’altra, invocano un patto di legislatura. In realtà i dem non condividono il metodo utilizzato da Italia viva. Sospettano che miri al rimpasto o alle nomine in ballo. La invitano a rispettare i patti.

Ma è proprio il premier a finire nel mirino, con Graziano Delrio e Andrea Orlando che lo sollecitano a farsi carico di un chiarimento. E mentre Renzi parla di rischio “sabbie mobili” il Pd è in pressing affinchè il governo funzioni e vada avanti nelle promesse fatte. Per il momento c’è stata la modifica ai decreti sicurezza e ora il Pd sta lavorando, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, ad allargare la protezione umanitaria, aprendo anche a chi ha fatto ricorso e non ha avuto l’ok per le regole vigenti con i dl Salvini. “Sarebbe una mega sanatoria”, dice un ‘big’ M5s. 

Sullo sfondo c’è poi, nel fronte rosso-giallo, il malessere sulla manovra con gli ‘sherpa’ e i capi delegazione chiamati a un nuovo vertice per domani sera, in vista di un Consiglio dei ministri che potrebbe esserci sabato. Al momento le forze di maggioranza hanno rilanciato le proprie richieste ma, al di là dello scontro sui licenziamenti e sulle cartelle esattoriali, soprattutto da Italia viva non si nasconde l’irritazione per i margini stretti. “Basta con questo metodo della scatola chiusa, vogliamo essere coinvolti”, spiega un ‘big’ del partito di Renzi. E’ Maria Elena Boschi a chiedere di ridiscutere tutti i dossier, dal taglio delle tasse alla legge elettorale e ai correttivi dopo la riduzione del taglio dei parlamentari. Mentre l’ex premier ci mette il carico del Mes e del tema delle infrastrutture.

Il tentativo di rilancio da parte di Iv e del Pd dell’azione di governo si scontra non solo con la cautela del presidente del Consiglio che non intende ora, con la nuova ondata del coronavirus in corso, aprire una verifica, ma anche con il dibattito interno nel Movimento 5 stelle, alle prese con l’organizzazione degli Stati generali. Alessandro Di Battista ha lanciato la sfida, dopo aver incontrato gli attivisti della regione ora vedrà anche i campani, ha presentato un’agenda che i governisti dietro le quinte hanno rigettato “in quanto – dice un esponente pentastellato al governo – frutto di pura utopia”. Ma intanto sta raccogliendo il consenso soprattutto degli ultimi arrivati in Parlamento che sono fermi sulla regola del vincolo del doppio mandato e anzi chiederanno (circola un documento che ha raccolto una quarantina di firme) che l’organismo collegiale sia composto per la metà da nuove facce. Domani ci sarà da una parte il webinar di ‘Parole guerriere’ che vuole trasformare M5s in un partito, dall’altra interverranno l’associazione ‘Rousseau’ e Davide Casaleggio che chiederanno di andare “nella direzione inversa e rafforzare la democrazia diretta”. AGI


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