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Il dovere della solidarietà sociale in una società caratterizzata da egoismi che sembrano insormontabili

Politica

Editoriale

di Raffaele Vairo

Le associazioni del commercio, dell’industria e dell’artigianato protestano contro il Governo per i provvedimenti normativi che limitano fortemente le varie attività economiche. Ritengono che le limitazioni imposte, se non seguiranno congrui ristori, porteranno al loro fallimento. Durante le manifestazioni di piazza si sono visti cartelli con la scritta “Voi ci avete chiuso voi ci pagate”. L’accusa sembra dire che le misure predisposte dal Governo siano frutto di un capriccio e non argini all’impietoso diffondersi dell’epidemia che ha colpito e continua a colpire tante persone. Le organizzazioni sindacali minacciano scioperi per costringere il Governo e gli imprenditori ad aggiornare i contratti di lavoro scaduti da tempo. Insomma il Governo è sotto tiro. La situazione impone delle riflessioni che ritengo necessarie.

Il Governo non ha chiuso obbedendo a un proprio capriccio, ma per far fronte all’epidemia che si diffonde con una rapidità e dimensione da far tremare le vene e i polsi. Il Governo, è vero, nel predisporre i piani economici per la ripresa, si sta muovendo con una preoccupante lentezza. Ma ha delle giustificazioni che riguardano la situazione del Paese aggravata da decenni di politica scellerata. Le fatiscenti strutture scolastiche, l’organizzazione dei trasporti, la scarsa presenza nel territorio di servizi sanitari, è notoriamente frutto di una mancanza di visione generale da parte delle forze politiche che hanno governato l’Italia negli ultimi quarant’anni. Nessuno può tirarsi fuori. I Salvini e i Meloni hanno fatto parte dei Governi guidati da Berlusconi durante i quali non possiamo dire che fossero completamente inerti. Anzi! Hanno profuso grande impegno nel salvare, con leggi ad personam, il loro capo dai processi e nel tutelare le sue aziende dal fallimento cui stavano andando incontro.

Il Governo, messo di fronte alla grave calamità nazionale che costituisce un grave pericolo per la salute pubblica, ha il dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale. Dovere previsto dalla Costituzione (art. 2) al quale non può sottrarsi. Tuttavia tutti noi dobbiamo sapere che (a) il virus, che ha inesorabilmente colpito molti Paesi europei e del mondo, non lo ha introdotto il Governo, ma è un’emergenza naturale e (b) il Governo, nel predisporre gli aiuti economici, deve basarsi sulle reali necessità dei richiedenti e sulle proprie capacità economiche che, come sappiamo, non sono floride. Anzi il nostro debito ha raggiunto livelli talmente gravi che nessun ristoro sarebbe possibile con le limitate risorse a disposizione se non ricorrendo al mercato creditizio. Vale a dire il Governo deve ricorrere a finanziamenti mediante nuovi debiti che non pagheremo noi, la nostra generazione, ma le generazioni future, i nostri figli e i nostri nipoti. A meno che non si attui una politica di investimenti atti a far invertire il corso dell’economia e, di conseguenza, a far aumentare il PIL e le occasioni di occupazione. Questo compito spetta, in primis, al Governo, al quale vengono da più parti sollecitati interventi tempestivi e risolutivi.

Sappiamo, tuttavia, che il nostro sistema giuridico e amministrativo non sembra aver recepito il dettato costituzionale che mira a realizzare il sistema solidaristico ma, anzi, continua a incoraggiare impulsi individualisti che sono il vero nodo da sciogliere. Il dovere di concorrere alle spese dello Stato si realizza anche attraverso la lotta all’evasione fiscale, che sottrae risorse necessarie per rendere possibile l’esercizio del dovere inderogabile di solidarietà politica, economica e sociale. Ne consegue che il mancato contrasto all’evasione fiscale, male che in Italia esiste da decine di anni, contribuisce in misura notevole alla debolezza del sistema solidaristico, costituendo un grave ostacolo all’effettiva tutela dei diritti del cittadino sia come singolo sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità. Infine, sottolineo che il mancato esercizio del dovere di solidarietà sociale, economica e politica costituisce un grave ostacolo alla realizzazione dell’uguaglianza formale e sostanziale. Ostacolo che lo Stato, attraverso i suoi organi costituzionali, ha il dovere, sancito dall’art. 3 della Costituzione, di rimuovere in modo non solo formale.

Occorre, dunque, una convinta politica di riforme, possibile solo con il concorso di tutti, partiti, associazioni di categoria e singoli individui. Ma il problema sta proprio qui. Ognuno pensa solo al proprio orticello al quale non sa rinunciare. Manca un progetto per tutti che solo il Governo può elaborare e imporre. Sempre che al suo interno si ritrovi quell’unità che ora sembra compromessa da appetiti ingiustificati. Almeno in questo momento storico.

Raffaele Vairo


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