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Il Bari e quei giorni perduti a rincorrere il vento sperando in Jim Morrison

Sport & Motori

Un anno perduto a rincorrere il vento. Parafando De André. E già perché il Bari visto nel corso del 2020 è stato costretto a rincorrere il primo posto sin da subito. Rincorsa iniziata già in coda del 2019 verso la sorprendente Reggina che si è stabilizzata in testa dal 23 ottobre ed è rimasta lì fino alla fine, o meglio, fino a quando il coronavirus ha detto stop.

Il Bari, dal canto suo, dopo aver stentato in partenza, si è stabilizzato al secondo posto a fine anno, dal 15 dicembre con la vittoria a Caserta per 3-0- Poi, guarda caso, il 2020 lo ha iniziato con un pareggio esterno a Viterbo per 1-1 e lo ha terminato con un altro pareggio esterno, stavolta a Palermo, sempre per 1-1, anche se quest’ultima gara ha lasciato un retrogusto di beffa atroce.

Si diceva di un Bari costretto a rincorrere, ma anche sfortunato stavolta nei confronti della Ternana che, così come la Reggina, ha sorpreso parecchio perché è vero che Reggina e Ternana erano tra le favorite ma nessuno si aspettava che si trasformassero in “freccia rossa” distanziando la seconda di moltissimi punti, una fuga, la loro, dai record facili per la quale nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo perché essere in testa ci sta, ma esserci con dei record impossibili è difficile, ed il Bari, purtroppo, è incappato in queste due squadre. E al di là di qualche errore di valutazione, l’impressione è quella che il Bari, tutto sommato, pur rivoluzionando la squadra (errore, questo), non ha operato male nel mercato estivo perché, volenti o nolenti, ha rispettato le aspettative, è la Reggina, magari, che è andata, a sorpresa, ben oltre.

Lo scorso anno nel mercato riparatore di gennaio la squadra di De Laurentiis ha provato ad elevare il tasso tecnico della rosa innestando Laribi, Ciofani, Maita e qualche altro che, però, non ha inciso più di tanto (pensiamo a Costantino) ma, nell’economia del risultato finale, tutti gli innesti non hanno dato quell’apporto in più atteso. Eppure Vivarini, subentrato nel 2019 dopo la sconfitta occorsa dal Bari a Francavilla Fontana quando in panchina era seduto Cornacchini che aveva portato trionfalmente il Bari dalla D alla C, è riuscito nell’impresa record nel corso della sua ultracentenaria storia, di arrivare fino alla fine da imbattuto, 25 gare in campionato, due nei playoff , per un totale di 27 gare, salvo, poi, inciampare a Reggio Emilia proprio nella finale che avrebbe sancito la seconda promossa in B grazie a quel dannato algoritmo che ha determinato come prima delle seconde la Reggiana, anzi la Reggio Audace, gara, quella, che ha determinato il declino forzato di Simone Simeri che da allora, praticamente, non si più ripreso sia fisicamente che soprattutto psicologicamente anche in virtù dell’accantonamento forzato.

Ma il 2020 è stato anche l’anno maledetto del coronavirus che tanto male ha fatto al paese e nel mondo intero. La pandemia ha sospeso molte attività economiche, sociali, scolastiche, lavorative ed anche il calcio ne ha subito le conseguenza. Il Bari, nella fattispecie, ha fermato i suoi motori all’inizio del lockdown a Catanzaro con l’ennesimo pareggio, anche questo dal sapore di beffa, per poi sospendere definitivamente il campionato e cominciare a mantenere la forma attraverso una sorta di smart working casalingo fatto di allenamenti personalizzati con attrezzature messe a disposizione dal società sempre attenta e vicina alle problematiche della squadra.

A campionato concluso, col morale sotto i tacchi, la società ha pensato bene di fare una seconda rivoluzione tecnica prendendo ben dodici giocatori e facendone partire 14, organico che avrebbe dovuto adattarsi al girone meridionale della categoria e soprattutto coniugare il progetto tattico di Auteri, ma nonostante tutto, il Bari si è ritrovato a rincorrere il vento, stavolta rosso verde.

Oggi, nonostante un passo da prima della classe, tocca rincorrere – si diceva – la Ternana che è riuscita a vincere per ben 11 volte consecutive correndo inaspettatamente come un missile, un altro record per gli umbri che hanno, di fatto, consolidato meritatamente la prima posizione anche se, come gli ultimi due turni, il Bari ha accorciato le distanze a sei lunghezze, un “bottino”, decisamente recuperabile differentemente dai nove precedenti. Si attende, tuttavia, un fisiologico calo da parte dei rossoverdi per il quale il Bari dovrà essere bravo ad approfittarne.

E nella speranza che a a rincorrere, stavolta, non sia il vento ma il primo posto, la società ha già cominciato a scandagliare il mercato di gennaio col quale prevede di rinforzarsi un po’ in tutti i reparti che, spesso e volentieri, non hanno brillato come avrebbero dovuto.

Il timore dell’ambiente del tifo, anche se sospinti da un moderato ottimismo, è quello di non potercela fare a causa dei troppi punti persi per strada e certe prestazioni mai convincenti, tutto, si, recuperabile ed aggiustabile, fatto sta che il Bari, in effetti, tranne che in un paio di partite non è che abbia convinto più di tanto anche come struttura di gioco (anche nelle tre vittorie di inizio campionato in trasferta quando, nonostante i nove punti, ha sofferto e ballato parecchio) per la quale ci si attendeva di più anche perché Auteri, da questo punto di vista, era dato come assoluta garanzia in tal senso.

Un altro particolare che esce alla luce è quello che dopo la sedicesima giornata dello scorso anno il Bari ha quattro punti in più, mentre la Ternana ha gli stessi punti della Reggina, vale a dire 40. Inoltre, alla settima giornata dello scorso campionato, il Bari era quinto, oggi è secondo. Un dato moderatamente incoraggiante.

Ci si mette anche un po’ di sfortuna perché negli altri due gironi, in testa alla classifica tutto sembra più equilibrato sin dallo scorso anno, mente nel girone C tutto è diventato maledettamente complicato sempre dal precedente anno.

Insomma il secondo duello è partito, l’anno scorso capitò con la Reggina, quest’anno che sta per iniziare sarà con la Ternana.

“Never give up because,when you think it’s all over, it’s the moment when it all begins”.

Ovvero, “Non arrenderti mai, perché quando pensi che sia tutto finito, è il momento in cui tutto ha inizio”. Cantava Jim Morrison.

Massimo Longo


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