fbpx

Aspettando “Sanremo” – Il linguaggio delle canzoni negli anni Cinquanta

Arte, Cultura & Società

di Stefania Romito

Le variazioni lessicali nei testi delle canzoni di musica leggera, e in particolare nelle canzoni di Sanremo, rappresentano un naturale riflesso dei cambiamenti che interessano la società nel corso delle varie epoche.

Sotto un aspetto prettamente sintattico e grammaticale, non bisogna essere cultori della lingua italiana per rendersi conto dell’esistenza di un processo di “involuzione” nei testi delle canzoni di Sanremo e non solo; sempre se un cambiamento, da un sistema linguistico che si rifaceva a un uso corretto dell’italiano scritto, a un sistema linguistico più conforme all’oralità, possa essere definito “involuzione”. Soltanto questo argomento, per la sua rilevanza sociologica, meriterebbe una riflessione a sé. In questo contesto, l’obiettivo è piuttosto quello di focalizzare l’attenzione sulla trasformazione che i testi della canzone italiana hanno subito negli ultimi anni, cambiamenti che vanno in direzione di un linguaggio sempre più spesso sgrammaticato o sintatticamente errato.

Negli anni ’50 i testi delle canzoni di Sanremo privilegiavano tematiche quali la Patria, i Caduti (essendo da poco terminata la guerra queste tematiche erano fortemente avvertite) ma anche la Famiglia, l’Amore e le sue sofferenze. Basti pensare a “Grazie dei fior” cantata da Nilla Pizzi, che vinse il Festival nel ’51. Ricorrono spesso le parole “amore”, “cuor”, “rose”, stilemi appartenenti a un romanticismo prettamente classico. L’amore sofferto viene qui espresso attraverso un linguaggio classicheggiante, liricamente connotato che tende a privilegiare rime tradizionali.  Sono gli anni del dopoguerra, in cui un uso corretto della lingua scritta e parlata era ancora ad appannaggio di pochi e l’obiettivo era anche quello di elevare linguisticamente il popolo attraverso un mezzo espressivo diretto e immediato quale poteva essere la canzone. La canzone, quindi, e ancora più quella sanremese, assolveva anche alla funzione di strumento di emancipazione linguistica.

L’Italia, appena uscita da una guerra devastante, stava iniziando la sua ricostruzione economica.  “Vola Colomba”, scritta da Cherubini e Concina, rappresentò, in quel contesto storico sociale, la canzone da far cantare a tutti gli italiani per suscitare in loro l’amor di patria, per distrarli dai veri e reali problemi del paese. Con “Vola Colomba” si intendeva mandare agli italiani un messaggio rassicurante affidandolo alla bianca colomba della pace. “ Diglielo tu che tornerò, dille che non sarà più sola e che mai più la lascerò, perché fummo felici uniti e ci han divisi”. Trieste ritornerà italiana.

Domenico Modugno ha costituito un punto di rottura sia da un punto di vista musicale che semantico del testo, determinando l’inizio di una nuova era. I temi tradizionali vengono allontanati e sostituiti con tematiche più intimistico-esistenziali. La “tematica del sogno” è la protagonista indiscussa del testo di “Nel blu dipinto di blu” (Volare ‘58), nel quale emerge il desiderio di vivere un amore sogno, ma allo stesso tempo si avverte anche un forte desiderio di evasione e distaccamento dalle problematiche del reale. Lo stile linguistico è in perfetta sintonia con le tematiche proposte. Si sogna sia con il testo che con la musica.

s.romito@corrierepl.it

redazione@corrierenazionale.net


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE