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La genesi della poetica pirandelliana

Arte, Cultura & Società

di Stefania Romito

Alla base della concezione di Pirandello vi è una visione vitalistica dell’esistenza. Per Pirandello la vita e l’identità dell’individuo sono in continua trasformazione, in costante mutamento. Vi è quindi in lui la visione eraclitea “pantarei”, ovverotutto scorre”. Ma l’uomo si rinchiude in forme, in identità e vita rigide, schematiche. Queste forme sono le “maschere” che noi imponiamo a noi stessi. Noi pensiamo che le maschere siano la nostra identità, ma in realtà sotto la maschera non vi è nulla, perché noi siamo un continuo divenire. Anche gli altri ci attribuiscono delle forme, ci incasellano. L’uomo crede di essere una sola identità per se stesso e per gli altri, ma in realtà siamo tanti individui quanti sono i modi che hanno gli altri di percepirci.

Questo concetto, alla base della poetica pirandelliana, viene rappresentato in uno dei suoi lavori letterari più celebri: “Uno nessuno centomila”: “Uno”, perché ci rinchiudiamo in una forma. “Nessuno”, non c’è identità, dal momento che la vita e l’identità scorrono. “Centomila”, perché abbiamo tante identità quante sono le percezioni che gli altri hanno di noi.

Pirandello affronta il problema della perdita dell’identità da parte dell’individuo in un’ottica di frantumazione dell’Io. Questa visione nasce dai cambiamenti storici, sociali, economici avvenuti tra la fine dell’Ottocento e i primi vent’anni del Novecento. In questo periodo nasce la società di massa che tende a omologare, massificare gli individui e a non valorizzare la loro soggettività. Si diffonde la grande industria e quindi si annulla l’iniziativa personale. Si utilizzano le macchine, di conseguenza il lavoro dell’individuo diventa meccanico e nascono le grandi metropoli che limitano i rapporti interpersonali creando nell’individuo un forte senso di solitudine.

Questi elementi sono il risultato dell’affermarsi della borghesia industriale nei confronti della quale Pirandello conduce una critica feroce. Per Pirandello la società borghese e le sue istituzioni rappresentano una trappola mortificante poiché costringono l’individuo a rinchiudersi in una forma e a indossare delle maschere. All’uomo restano soltanto due possibilità di salvezza: la fuga nell’irrazionale, ossia l’evadere con l’immaginazione, oppure osservare la società da “forestiere”, con occhio distaccato, guardando gli altri uomini intrappolati nelle convenzioni sociali, con umorismo ma anche con pietà. Tuttavia anche il “forestiere” può conoscere la realtà solo parzialmente, perché per Pirandello non esiste una sola verità, Di qui il concetto di “relavitismo conoscitivo” secondo il quale ognuno ha la sua verità, il suo modo soggettivo di vedere le cose. Ne consegue l’impossibilità per gli uomini di comprendere e comunicare tra di loro.

L’incomunicabilità origina sia a causa di un problema semantico, poiché ciascuno di noi attribuisce ai termini un significato personale, sia a causa dell’incapacità dell’individuo di ascoltare gli altri poiché tende a ricondurre l’altrui comunicazione all’interno dei propri schemi interpretativi. Per Pirandello l’uomo vive in solitudine e non riesce ad ascoltare profondamente i bisogni e i propri desideri.

L’elaborazione della poetica pirandelliana avviene tra il 1904 e il 1905 quando Pirandello scrive il saggio “L’Umorismo”. Per lo scrittore siciliano l’umorismo è il sentimento del contrario, ovvero la capacità di cogliere lucidamente le contraddizioni della vita umana. Questa riflessione si svilupperà evidenziando il contrasto tra la “forma”  e la “vita” che scorre, tra il “personaggio” e la “persona”. Pirandello afferma che l’uomo ha continuamente bisogno di auto-inganni, ha bisogno di credere che la vita abbia un senso e per questo organizza la propria esistenza seguendo regole che rafforzano l’illusione. In realtà il soggetto si costringe a vivere in una forma, ma facendolo non è più una persona bensì diventa “personaggio”. Una maschera che recita la parte che la società vuole che lui reciti. “La vita è un’enorme pupazzata e noi siamo dei burattini“.

redazione@corrierenazionale.net


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