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Emergenza Covid-19: verso un nuovo Dpcm, dichiarazioni dei Presidenti di Regione

Politica

 

“Sono d’accordo con Speranza per convocare medici di base nella campagna di vaccinazione per fare un accordo non solo territoriale, ma nazionale”. Lo avrebbe detto, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini alla riunione che si è tenuta oggi con il governo, in vista di nuovi proevvedimenti per affronatre l’emergenza Covid-19.

Nel corso del confrnto sono intervenuti diversi Presidenti di Regione .

“Con i colleghi delle Regioni abbiamo solo chiesto che i dati siano uniformi”, ha precisato il presidente del Veneto Luca Zaia, a proposito della riunione Regioni-Governo sul nuovo Dpcm. “Il ministro, e anche noi – ha aggiunto – abbiamo concordato sul fatto che l’incidenza dei positivi è un fatto scientifico, ma funziona se tutte le Regioni fanno tamponi nella stessa percentuale sulla popolazione. Non si può paragonare chi come noi ne fa 60 mila al giorno con chi ne fa 400. E’ difficile allineare dati così. Forse qualcuno si è spinto avanti con le dichiarazioni, ora farà marcia indietro”, ha aggiunto. Quanto ai prossimi provvediemnti “Con il Governo abbiamo discusso, ma siamo ancora nella fase del ‘riscaldamento a bordo campo’ per il nuovo Dpcm”. ha detto Zaia.

Nel corso dell’incontro, il Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha espresso la seguente posizione: “Le modifiche che il Governo propone per restringere i criteri e rendere più ‘facile’ l’accesso alla zona arancione o rossa, prevedendo l’arrivo di una terza ondata già molto presente in gran parte dell’Europa, hanno un senso se si basano su criteri oggettivi e misurabili, e come tali comprensibili e intellegibili anche ai cittadini comuni. Tra questi criteri, non c’è dubbio che il tasso di occupazione dei posti letto sia quello meno manipolabile e di più chiara comprensione. Soprattutto, le restrizioni sono sostenibili e possono essere accettate da famiglie e imprese già duramente provate, se i ristori e gli indennizzi saranno parallelamente congrui, veloci, adeguati. Ci sono categorie ormai al limite della capacità di resistere. Senza nuovi e più consistenti iniezioni di contante non potranno reggere ulteriormente l’urto. Una nuova ‘stretta’ sul settore della somministrazione e ristorazione non può ad esempio essere sostenuta senza nuovi interventi, anche sul resto della filiera (fornitori, distributori…) e non solo sugli esercenti. Analogo discorso vale per il settore del turismo, in questo periodo in particolare per quello legato alla neve. La proposta del Governo di rinviare l’apertura a dopo il 18 gennaio significa per molte stazioni (e per il loro indotto) la definitiva rinuncia all’intera stagione. Nelle misure da confermare o rivedere con il prossimo DPCM, ho chiesto di non prorogare la misura di applicare la fascia arancione nei fine settimana per tutti, lasciando a ogni regione le misure relative alla rispettiva fascia di appartenenza”.

“Rivedere l’insieme dei parametri semplificandolo e rendendolo più legato alla realtà”. E’ la proposta portata dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana al tavolo. Intervistato dal Tgr Lombardia, Fontana ha confermato la “possibilità” che la Lombardia entri nei prossimi giorni in zona rossa. “Se questa settimana dovessero non invertirsi i termini ma dovessero anzi peggiorare c’è questa ipotesi – ha spiegato il Presidente -, salvo che nel frattempo non si rivalutino tutti i parametri”. “Non ho chiesto la zona arancione per tutta Italia ma un criterio uguale per tutti che non insegua la suddivisione in zone”, ha spiegato Fontana, ribadendo di aver condiviso la posizione del Presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga di una “linea di prudenza uguale” per tutto il paese. Un criterio unico, ha aggiunto, consentirebbe di ristorare immediatamente tutte quelle attività che sarebbero costrette a rimanere chiuse per mesi e darebbe anche certezze sulla riapertura delle scuole.

Noi abbiamo lavorato insieme alle prefetture e siamo pronti, abbiamo aumentato di oltre 4300 corse il trasporto pubblico su gomma e di 600 ore il trasporto ferroviario, siamo in grado sulla dad al 50% di investire circa 800 mila euro a settimana di risorse aggiuntive che possono arrivare fino a 2 mln nel caso si arrivasse in presenza al 75%” Così il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, che intervenendo a Fuori Tg su Rai 3 ha ribadito che la regione “è pronta a portare i ragazzi a scuola in presenza ma lo fa in base a un criterio prudenziale e di cautela che deve essere valutato a seconda dell’andamento del contagio e di quello che sta accadendo nel resto d’Italia e d’Europa ” “Credo che nessun presidente di Regione provi piacere a tenere in didattica a distanza i ragazzi ma se quasi tutte le Regioni hanno dovuto fare questa scelta è perché la tutela della vita e della sicurezza deve venire prima”, ha concluso Cirio.
Il Presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ha ricordato come il Trentino stia trasferendo al Ministero i dati relativi alle positività dei test antigenici già dal 3 dicembre 2020: “Ritengo, come altri miei omologhi, che questi numeri vadano tenuti in considerazione nei conteggi diffusi giornalmente dalla Protezione civile nazionale al fine di stabilire un quadro realistico della situazione. La definizione di zona gialla, arancione o rossa deve continuare ad essere fatta sulla base di parametri fissi, mentre la definizione del cosiddetto “rischio alto”, che il Governo sta valutando, rischia di prestarsi a valutazioni non oggettive”. Fugatti ha ritenuto corretta la distribuzione dei vaccini a Regioni e Province autonome, sulla base del numero di anziani presenti sui vari territori e non degli abitanti. Il Trentino ha peraltro deciso di non somministrare la totalità delle dosi consegnate, ma ne conserva un terzo al fine di garantire l’effettuazione del richiamo alla terza settimana, dato che la distribuzione settimanale sul territorio da parte delle case farmaceutiche può subire in alcuni casi uno slittamento di qualche giorno. Il presidente Fugatti ha inoltre chiesto che venga mantenuta la distinzione tra regioni di “colore” diverso nei weekend ed ha posto l’accento sull’importanza dei ristori da predisporre per le categorie economiche che hanno subìto uno stop: “Segnalo le manifestazioni di preoccupazione di ristoratori, baristi e tutte le attività che oggi non lavorano, ad esempio quelle che ruotano attorno agli impianti di risalita che stanno subendo gli effetti della situazione attuale. Le valutazioni di tipo scientifico sono di competenza dei tecnici: noi dobbiamo sostenere le attività che stanno pagando il prezzo più alto e favorire, quando possibile, la ripartenza. Penso ad esempio all’asporto di cibi e bevande e alle consegne a domicilio”.


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