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“Il manoscritto Saibante-Hamilton 390”: un monumento della poesia italiana del medioevo

Arte, Cultura & Società

 

ROMA – Si terrà domani, 13 gennaio, la presentazione de “Il manoscritto Saibante-Hamilton 390”, edizione critica a cura di Maria Luisa Meneghetti pubblicata dalla Salerno Editrice di Roma nel 2019 con il coordinamento editoriale di Roberto Tagliani.
Alla manifestazione, che potrà essere seguita in streaming sul canale web dell’Accademia dei Lincei, interverranno: Roberto Antonelli dell’Accademia Nazionale dei Lincei su “Il manoscritto come libro”; Lina Bolzoni, lincea della Scuola Normale Superiore, su “Parole e immagini nel manoscritto Saibante-Hamilton 390”; Lino Leonardi, anch’egli della Scuola Normale Superiore, su “L’edizione di un manoscritto: il problema filologico del Saibante”; e Maria Luisa Meneghetti, lincea dell’Università degli Studi di Milano, “In forma di conclusione”.
Il manoscritto Saibante-Hamilton 390, chiamato così in memoria dei suoi ultimi possessori privati e attualmente conservato alla Biblioteca di Stato di Berlino, è – da quando la filologia ottocentesca lo riportò in luce – un monumento della poesia italiana delle origini. È uno dei pochi ricettacoli non occasionali – assieme ad alcuni canzonieri toscani e a qualche laudario – della letteratura di quei tempi, senza i quali la nostra conoscenza della cultura medievale sarebbe notevolmente più povera. Sarebbe bastato un incendio, un piccolo incidente e molto di quello che ancora oggi sappiamo sulla letteratura italiana settentrionale del Duecento sarebbe finito in fumo.
Da qualche tempo a questa parte, i filologi che si occupano di letteratura medievale – filologi romanzi, perlopiù, abituati a muoversi in uno spazio linguistico e culturale di respiro europeo – hanno puntato al recupero di simili oggetti nella loro concreta e unitaria interezza. Hanno, cioè, smesso di trattare questi manoscritti-cattedrali come cave da cui estrarre singoli pezzi (le opere di un autore, o i soli testi volgari, o il segmento dei testi in prosa) da inserire in antologie trasversali delle letterature medievali. Ben più praticato, oggi, è un metodo di lavoro che si concentra sui manufatti tutti interi e che perciò richiede il concorso di squadre di specialisti dalle diverse competenze: studiosi di letteratura volgare, appunto, ma anche esperti di latino medievale, e poi storici dell’arte per l’esame degli apparati iconografici (ricchissimi, quelli del Saibante), codicologi, storici, oltre a filologi nel senso più tradizionale. Solo l’allestimento di simili cantieri consente appunto il restauro integrale e unitario delle cattedrali, e la loro restituzione in una forma nuova e decisamente produttiva.
Molti canzonieri della letteratura provenzale e della stessa letteratura italiana hanno già subìto con successo questo trattamento, capace di rivoluzionare gli studi perché invariabilmente foriero di nuove scoperte. Lo stesso destino è toccato ora al Saibante: capo cantiere dell’impresa è Maria Luisa Meneghetti, assistita dall’allievo e collega Roberto Tagliani. E poi altri otto studiosi, tutti di scuola lombarda, al lavoro sui singoli testi o sui singoli problemi. Risultato: un volume monumentale che restituisce tutti i testi del prezioso codice (il cui originale è ora visibile al pubblico nel sito internet della biblioteca berlinese che lo conserva) e ricostruisce minutamente la loro storia, il loro contenuto, i loro percorsi e le loro traiettorie, senza perdere mai di vista la fisica materialità del codice – scrittura, immagini, annotazioni, spie di antiche letture -, il suo contesto culturale.
Quell’antico libro, messo insieme nella Terraferma veneta, consegnato forse a Venezia, da qui salpato per l’Oriente e passato certamente per Cipro, dove illustrò per qualche tempo, a metà del Trecento, la biblioteca di mercanti veneziani attivi sull’isola, racconta oggi una storia molto più nitida di quella che fino a ieri si intravvedeva nei singoli testi che lo compongono. Solo un altro libro – e che libro, quello allestito dall’atelier milanese di Meneghetti e di Tagliani – poteva svolgere degnamente questo compito. (aise)


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