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Un cloud nazionale sarebbe strategico. Anche per la libertà d’espressione

Scienza&Tecnologia

di Andrea Bandelli

Un cloud nazionale sarebbe strategico. Anche per la libertà d’espressione

Fonte: Centro Machiavelli

Come abbiamo già avuto modo di analizzare in un precedente intervento, in l’Italia e in Europa attualmente il mercato del cloud è dominato dai players internazionali del data storage, con tutte le problematiche relative alla continuità, all’efficacia ed all’affidabilità dei servizi nonché alla effettiva riservatezza dei dati, specie quelli strategici e connessi al funzionamento della pubblica amministrazione e alla sicurezza nazionale.

Alla luce degli ultimi accadimenti internazionali, specie di quanto sta accadendo negli Stati Uniti dove vengono oscurati accounts e addirittura vengono “oscurate” (privandole dell’infrastruttura necessaria) intere piattaforme social, diventa sempre più cruciale la disponibilità e la accessibilità alle piattaforme del data storage, indispensabili per garantire il funzionamento dei servizi delle applicazioni di comunicazione, soprattutto di quelli delle società meno strutturate, che possono comunque rappresentare in questa fase una valida alternativa e fungere da deterrente per i comportamenti poco condivisibili di alcune multinazionali oligopoliste del mercato.

Quando gli elettori repubblicani negli Stati Uniti ed i conservatori in molti altri Paesi (tra cui l’Italia) hanno iniziato a vedere i loro post cancellati ed i loro account personali sospesi a causa dei contenuti pubblicati giudicati “non pubblicabili” per decisione unilaterale del fornitore del servizio, hanno iniziato a spostarsi su piattaforme alternative e molti di questi hanno deciso di installare sui loro smartphones l’applicativo di Parler (un social alternativo che garantisce la libertà d’espressione senza sindacare il contenuto delle comunicazioni degli utenti). Negli ultimi giorni le maggiori aziende che forniscono i sistemi operativi degli smartphones hanno addirittura rimosso dal loro store l’applicazione Parler, che quindi non è più installabile da parte degli utenti. Allo stesso tempo un altro colosso del commercio elettronico che ospitava l’applicazione sui suoi server ha tolto a Parler l’hosting, cioè la disponibilità di spazio necessario per poter funzionare ed erogare il servizio. In questo modo Parler non solo non è più installabile sulla quasi totalità degli smartphones in commercio, ma non ha neanche più la possibilità di erogare il servizio ed in pochissimo tempo, senza preavviso e per decisione di pochi oligopolisti, è diventato inutilizzabile dagli utenti e fuori da un mercato (quello dei social networks e dei big data) che vale molti molti trilioni di dollari. Il paradosso è che in queste ore, in cui Parler rischia di scomparire definitivamente, l’applicazione Parlor che ha una denominazione similare ha visto crescere in maniera esponenziale ed inaspettata l’adesione di nuovi utenti, tra cui i “confused users” che sull’app store cercano Parler ma ai quali viene proposta la app dalla denominazione similare.

Le dinamiche che hanno interessato l’applicazione di comunicazione Parler sono un caso emblematico e danno la misura di quanto sia importante anche per l’Italia dotarsi di un Cloud nazionale, cioè di una infrastruttura a controllo pubblico allocata sul territorio nazionale, con un software gestionale anch’esso possibilmente italiano, che garantisca agli operatori una sufficiente disponibilità degli spazi, condizioni di accesso uniformi e certezza di poter erogare i servizi con continuità.

A tale proposito, già nel novembre 2019 venne presentata da un gruppo di deputati della Lega (tra cui l’On. Alessandro Morelli primo firmatario, l’On. Riccardo Molinari attuale capogruppo ed altri) la Proposta di Legge 2281 per la “istituzione di un sistema telematico nazionale ad architettura distribuita per l’archiviazione, l’elaborazione e la trasmissione di dati” denominato “ITACLOUD”. La proposta prese spunto dall’indifferibile necessità, emersa già più di un anno fa, di provvedere alla creazione di una piattaforma nazionale di data storage nella quale far confluire tutti i dati e le informazioni disponibili e quotidianamente impiegati dalle Amministrazioni pubbliche al fine di:

– evitare che le medesime si rivolgano a fornitori privati e scongiurare il rischio che gli stessi soggetti privati possano detenere ed eventualmente utilizzare per fini diversi da quelli istituzionali o contrattuali tutti i dati della pubblica amministrazione (molti dei quali sono dati sensibili);

– garantire la massima interoperabilità tra amministrazioni pubbliche nell’accesso ai dati e nell’impiego dei dati riconducibili ai cittadini italiani per fini espressamente connessi alle loro attività istituzionali.

Nella Proposta di Legge il sistema telematico nazionale denominato ITACLOUD si configura come una piattaforma che offre servizi web del tipo “Data as a Service (DaaS)” e “Infrastructure as a Service (IaaS)”, mentre la definizione delle specifiche tecniche della piattaforma e l’individuazione delle aree preposte alla creazione ed alla installazione dei data center in cui collocare fisicamente i server è demandata ad un apposito decreto del presidente del Consiglio dei Ministri.

Sempre nella Proposta di Legge viene previsto, per tutte le amministrazioni pubbliche, l’obbligo di trasmissione, in formato elettronico predefinito, di tutti i dati in loro possesso al sistema ITACLOUD (a cui è demandata l’archiviazione, la custodia e la tutela) che ne garantisce l’accesso esclusivamente alle amministrazioni pubbliche autorizzate.

Vista la situazione attuale il progetto ITACLOUD dovrebbe essere “completato” con la previsione di svolgere anche una funzione istituzionale ulteriore: quella di garantire agli operatori privati di poter usufruire di una infrastruttura pubblica e di sufficienti spazi nei data storage nazionali per svolgere la loro attività commerciale, togliendo ad un oligopolio di multinazionali il controllo di un mercato nazionale sempre più strategico e fungendo indirettamente da elemento regolatore e da garante dell’accesso di nuovi operatori. Perché soltanto in una situazione di reale concorrenza e di mercato aperto con regole certe si possono contrastare “comportamenti e pratiche commerciali” che, oltre a ostacolare il normale svolgimento dell’attività degli operatori sul mercato (inteso in senso ampio), possono, anche indirettamente, limitare o impedire l’esercizio di diritti costituzionali quali quelli previsti ad esempio dagli articoli 21 e 41 della nostra Carta Costituzionale.

Il Centro Studi Machiavelli ritiene irrinunciabile ed auspicabile un tempestivo ed efficace intervento dello Stato, sia come coordinatore e regolatore delle varie iniziative a livello nazionale ed internazionale sia (pur con tutti i limiti) come investitore in un settore ed in un mercato così strategico per lo sviluppo del sistema economico, per il funzionamento delle istituzioni e della Pubblica Amministrazione del nostro Paese, e anche per garantire il normale svolgimento della vita democratica ed assicurare spazio e libertà di espressione (a persone fisiche, associazioni, fondazioni, enti, ed aziende) e di esercizio dell’iniziativa economica (per i soggetti legittimati a svolgerla).


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