L’importanza degli obiettivi Ne parliamo con Carlo Mazzone

Scuola, Formazione & Università

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Nella vita così come nelle realtà aziendali, forse un’analogia inconsueta, ma in realtà molto vicina al nostro processo decisionale, le più importanti scelte, soprattutto quelle che comportano sostanziali effetti nel lungo periodo, richiedono un coinvolgimento rilevante delle varie funzioni aziendali e un investimento sostanziale in termini di risorse e tempo.
Gli obiettivi aziendali sono ben delineati, frutto di un’accurata analisi sotto diversi punti di vista (in termini di fatturato, fattori produttivi, trend di mercato, risorse finanziarie ecc.). È vero, con i numeri tutto sembra più semplice e logico, ma alcune decisioni, soprattutto quelle strategiche, si basano anche su istinto, innovazione, cultura aziendale e una buona dose di coraggio.
Così come capita in una realtà aziendale, nei momenti di difficoltà e apparentemente impossibili da superare è fondamentale riunire le forze ed escogitare un nuovo business plan personale, armandoci di coraggio e sviluppando un senso spiccato per cogliere al volo le opportunità.
Il processo più delicato e fondamentale è l’individuazione di nuovi e veri obiettivi.
Dobbiamo fare nostri concetti come impegno, perseveranza, determinazione, autodisciplina e forza di volontà, ponendoci come obiettivo la realizzazione dei sogni che abbiamo.
“Tutti gli uomini sognano. Ma non tutti sognano allo stesso modo. Quelli che sognano di notte nei polverosi recessi della loro mente, si risvegliano al mattino per scoprire che i loro sogni sono svaniti. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi; essi infatti inseguono i propri sogni ad occhi aperti, e fanno sì che si avverino”. Thomas E. Lawrence.
Ne parliamo con Carlo Mazzone, sviluppatore software e sistemista, insegna all’istituto tecnico ITI ‘G. B. Bosco Lucarelli’ di Benevento.
Ha ricevuto il JA Italia Top Teacher Lifetime Achievement Award per aver sostenuto i percorsi imprenditoriali dei propri studenti, per aver facilitato il rapporto tra la propria istituzione scolastica e gli enti istituzionali e le imprese del territorio.
Del resto la qualità del suo lavoro, oltre che dai suoi studenti, è riconosciuta anche dalle istituzioni, essendo l’unico italiano ad essere arrivato nella Top 10 del Global Teacher Prize (premio annuale da 1 milione di dollari promosso dalla Varkey Foundation che viene assegnato ad un insegnante che ha dato un contributo eccezionale alla professione).
È inoltre un digital evangelist e autore di pubblicazioni di divulgazione informatica, best seller in Italia.
Ha 54 anni, e vive a Ceppaloni in provincia di Benevento, un comune di 3mila anime.
Decidiamo di incontrarlo per capire insieme a lui l’importanza dell’insegnamento, ai giovani, di avere obiettivi.

D. È essenziale fare riferimento all’istruzione, in particolare nelle singole classi scolastiche dove i giovani imprenditori ricevono la formazione che concorre a costruire la loro carriera. Parliamo dei suoi alunni dell’istituto tecnico Lucarelli di Benevento dove l’imprenditorialità viene insegnata. Che rapporto ha con loro? Come si raggiunge un obiettivo che si è prefissato? Come si diventa imprenditore in primis di sé stesso?


R. Credo fortemente che l’approccio didattico basato sull’imprenditorialità rappresenti un’arma senza pari da sfruttare al meglio all’interno delle nostre classi. Non si tratta, come si potrebbe superficialmente pensare, di voler trasformare “semplicemente” gli alunni in imprenditori. Quello che si può ottenere è innanzitutto la crescita delle capacità di autoimprenditorialità, ovvero fare in modo che i nostri ragazzi e ragazze maturino nelle loro competenze gestionali, possano organizzare al meglio, ottimizzandolo, il proprio tempo ed i singoli specifici impegni, così come aumentare la propria autostima e determinazione.
Per ottenere il massimo, nel mio approccio con gli studenti cerco sempre di improntare il nostro rapporto su basi solide costituite innanzitutto dalla fiducia reciproca e dal costante ascolto delle loro istanze. Più nello specifico, cerco, sempre e comunque, di rappresentare per loro un punto di riferimento, un vero e proprio mentore con il quale condividere gli stessi comuni obiettivi. Il tutto deve ovviamente essere condito dall’entusiasmo per i singoli contenuti progettuali e di studio in quanto, ne sono assolutamente persuaso, senza passione non si può raggiungere alcun obiettivo degno di soddisfazione.


D. I suoi progetti delle startup hanno avuto successo a livello regionale come Esport Linker, un social network per videogiocatori e a livello nazionale ed internazionale come Farm Animal Trade, un portale di compravendita di animali d’allevamento. Ci accenni qualche dettaglio in più.


R. Sì, in effetti, le classi partecipanti ai progetti imprenditoriali che seguo, in particolare nell’ambito del progetto “Impresa in azione” di Junior Achievement, costituiscono delle vere e proprie mini-imprese e ne curano la gestione, dal concept di un’idea al suo lancio sul mercato.
Nello specifico, Esport Linker nasce con la promessa di far conoscere i nuovi campioni del video gaming, realizzando una piattaforma social per videogiocatori amatoriali che crea opportunità economiche e rende la loro passione una vera e propria professione. La giuria che ne ha decretato il successo ha premiato, tra le altre cose, la capacità di aver saputo trasformare un divertimento in una possibilità di business.
Per quanto riguarda il team di Farm Animal Trade, questo ha ottenuto riconoscimenti sia nazionali che internazionali realizzando una vera e propria azienda creando un’applicazione web per la gestione della compravendita di animali da allevamento.
In Italia, la compravendita di animali da allevamento è ancora gestita secondo tecniche tradizionali, tramite la figura dell’intermediario, che fa aumentare costi e tempo. Il progetto Farm Animal Trade rimuove tale figura di intermediazione tramite una piattaforma in cui privati e aziende agricole possono inserire annunci dei capi da vendere per poi essere visualizzati da un pubblico su larga scala nazionale. Il punto di forza di questa startup è la garanzia che ogni animale in vendita sia assolutamente sano e tracciabile. Infatti, all’inserimento dell’annuncio, vengono richieste informazioni specifiche riguardanti la locazione e l’identificativo dell’animale così come certificati sanitari della stalla di appartenenza. Inoltre, mettendo in diretto contatto venditore e compratore, si riducono tempi e costi.
Mi piace qui sottolineare come questa idea, originatasi tra i banchi di scuola, sia ora una concreta realtà imprenditoriale.

D. La sua città offre terreno fertile per la realizzazione degli obiettivi per i suoi alunni o bisogna per forza emigrare?


R. Il tentativo di dare speranze e possibilità ai nostri studenti sanniti di rimanere nel proprio territorio con possibilità di lavoro degno di tale nome è proprio ciò che mi spinge a cercare tutte le strade possibili per ottenere questo risultato. Credo che le potenzialità per realizzare tutto ciò ci siano nel territorio e nella società che può esprimere grandi energie. Restano, tuttavia, grossi problemi quali il rendere sinergiche le varie azioni e proposte messe in campo da tanti e differenti attori non sempre tra di loro dialoganti in maniera efficiente ed efficace.

D. A tal proposito cosa ne pensa sull’investire su di una politica di ritorno dei cervelli in fuga?


Sarebbe davvero fondamentale in quanto significherebbe invertire una tendenza che ha privato e continua a privare il nostro territorio, ma più in generale il nostro Sud, di energie e vitalità di assoluto valore. In effetti, è proprio la politica che deve creare le condizioni per sfruttare al meglio le risorse del territorio investendo in cultura e ricerca, unici baluardi per costruire un reale futuro per noi e le prossime generazioni.

D. Spesso l’abbiamo sentita parlare di passione, ma secondo lei come si fa a scoprirla? Dunque, come stimola i suoi ragazzi?


R. In effetti, ciò che ritengo essere il primario obiettivo della mia attività didattica e culturale in genere è proprio aiutare ad individuare le singole e specifiche passioni che ognuno di noi possiede e che spesso si declinano con corrispondenti innate capacità personali. Per farlo stimolo gli alunni a realizzare attività progettuali che, pur utilizzando ambiti tecnologici che propongo loro di volta in volta, vengono realizzati in totale autonomia dagli alunni in relazione al tema dello specifico progetto. Essendo tali contesti molto aperti consentono di scegliere in un variegato paniere di contenuti ciò che più appassiona. Inoltre, ognuno di noi si motiva fortemente nel momento in cui realizza un progetto che nasce come parto della propria mente e ciò contribuisce ulteriormente ad alimentare la propria passione. Inoltre, credo che una chiave fondamentale sia data dalla passione che io stesso metto in tutto il mio operato come docente riflettendosi, credo positivamente, su quella dei miei alunni che in essa si specchiano.

D. Quali sono i suoi obiettivi futuri?


R. Spero di continuare a lungo nella mia attività didattica e di divulgatore scientifico: mi definisco un evangelista digitale. Sto scrivendo, ad esempio, alcuni nuovi libri che riguardano ancora il campo della programmazione software. Inoltre, sto per creare una serie di borse di studio utilizzando i fondi avuti come finalista del Global Teacher Prize che, almeno per i prossimi 10 anni, mi daranno la possibilità di dare un riconoscimento, anche economico, a ragazzi e ragazze del Sannio particolarmente meritevoli e bisognosi di sostegno per proseguire gli studi dopo il diploma. Si tratta di un progetto che prevedo di ampio respiro intorno al quale spero di focalizzare attenzioni ed energie del nostro territorio quali università e forze culturali e sociali affinché si possano creare le condizioni favorevoli ad un riscatto della nostra realtà locale.

Enza Cappabianca

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