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Il caro prezzo per diventare “uomini nuovi”

Arte, Cultura & Società

Esistono persone che dopo aver pregato invano giorno e notte per la salvezza di un figlio, perdono la fede, ed altre, invece, che a seguito del tremendo dolore, rafforzano la propria fede. Così va il mondo. Concita De Gregorio ha pubblicato la storia di una signora che dopo aver perso in un incidente il figlio diciottenne, si è sentita rinascere: “Mio figlio mi ha regalato la Vita e non più la sopravvivenza!”. Così ha scritto.

Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Salvifici doloris (1984) scriveva: “Attraverso i secoli e le generazioni è stato costatato che nella sofferenza si nasconde una particolare forza che avvicina interiormente l’uomo a Cristo, una particolare grazia… Non è solo il fatto che l’uomo scopre il senso salvifico della sofferenza, ma soprattutto che nella sofferenza diventa un uomo completamente nuovo. Egli trova quasi una nuova misura di tutta la propria vita”. Ma è sempre questo che avviene? Cito me stesso: “Moltissimi uomini si abbrutiscono proprio a causa della sofferenza…Spesso la sofferenza è distruttiva non solo del fisico ma anche dello spirito… Nulla dice Giovanni Paolo II, riguardo alla sofferenza dei bambini. Anche i bambini scoprono il senso salvifico della sofferenza?…  Resta difficile immaginare che nella sofferenza si nasconda una “particolare grazia”, giacché riguarderebbe solo alcuni fortunati individui adulti. Salvificus dolor solo per alcuni? (Italialaica – 10 nov. 2010).
La signora che ha perso il figlio è diventata una persona nuova. E’ buona cosa, ovviamente, ma è ben triste, però, la condizione dell’uomo se per trovare una nuova misura della propria vita, deve passare attraverso terribili sofferenze.
Riguardo al giovane della storia, forse avrebbe preferito “trasformarsi” molto più in là con gli anni, e non regalare la “vita” alla madre morendo prematuramente.
Renato Pierri


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