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Vaticano: non si possono benedire le unioni omosessuali

Oltre Tevere

Una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede nega la possibilità per il clero di benedire le coppie dello stesso sesso: non rispondono ai disegni di Dio e si rischia di imitare il sacramento del matrimonio.

di Claudio Gentile

“Ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere” le unioni tra persone dello stesso sesso non possono essere impartite dalla Chiesa. La Santa Sede, con una nota ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede, torna a ribadire ed a spiegare i motivi dell’impossibilità per la Chiesa di benedire le coppie omosessuali.

Lo scorso 15 marzo è stato reso pubblico il “responsum” dell’ex Sant’Uffizio ad alcune richieste, giunte soprattutto dal Nord Europa, riguardanti la possibilità di benedire le unioni omosessuali e darne quindi un riconoscimento anche religioso.

Nella risposta, previamente approvata da Papa Francesco, si spiega che la “Chiesa non dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso”, per cui ogni iniziativa in tal senso da parte dei sacerdoti non può “essere considerata lecita”.

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha diffuso, insieme alla risposta ufficiale datata 21 febbraio 2021, anche una nota esplicativa a firma del Cardinale Prefetto Luis Ladaria e dell’Arcivescovo Segretario Giacomo Morandi. Nel testo, pur riconoscendo la “sincera volontà di accoglienza e di accompagnamento delle persone omosessuali, alle quali si propongono cammini di crescita nella fede”, e senza dare un giudizio sulle singole persone coinvolte, che devono sempre essere accolte “con rispetto, compassione e delicatezza” evitando “ogni marchio di ingiusta discriminazione”, si spiegano dettagliatamente le motivazioni del diniego. Innanzitutto si fa presente che le benedizioni, nella teologia cattolica, sono dei “sacramentali”, cioè azioni liturgiche che richiedono che ciò che è benedetto sia “oggettivamente ordinato a ricevere ed esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella creazione”. Le azioni liturgiche della Chiesa esigono consonanza di vita a ciò che essi significano e generano e perciò tutte le relazioni, anche stabili, “che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire fuori dell’unione indissolubile di un uomo e di una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita)”, non rispondono a quei “disegni di Dio”, pur essendo presenti “elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare”. In virtù di ciò la Chiesa non è in grado di “coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale”.

Il secondo motivo del divieto è il rischio di assimilare le benedizioni delle unioni tra persone dello stesso sesso al sacramento del matrimonio. Infatti si legge nel testo che la benedizione impartita da un sacerdote in chiesa potrebbe costituire “una imitazione o un rimando in analogia con la benedizione nuziale, invocata sull’uomo e la donna che si uniscono nel sacramento del matrimonio”. Questo sarebbe “erroneo e fuorviante”.

La risposta della Congregazione non esclude “che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazioni omosessuali, le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati da Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale”. “Dio – rammenta la nota – non smette di benedire ciascuno dei suoi figli pellegrinanti in questo mondo”, ma “non benedice né può benedire il peccato”.

 


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