fbpx

Venezia e Bari : stesso mare e un’amicizia che dura da oltre mille anni

Cronaca

Venezia e Bari :stesso mare e  un’amicizia  che dura da oltre mille anni. 

In  questi giorni si ricorda la fondazione di Venezia nata milleseicento anni fa, il 25 marzo 421, la data della ultimazione della chiesa San Giacomo di Rialto detta di San Giacometo costruita da un carpentiere che sciolse un voto per essere scampato ad un incendio in campo San Polo. Ma gli eventi atmosferici e climatici come le alte maree spinsero la popolazione a spostarsi da Aquileia, incidendo in maniera decisiva sullo stanziamento della popolazione nell’attuale sito.

In queste ore gli auguri sono pervenuti da tutto il mondo. Ma quello che è più bello è l’amicizia tra Bari e Venezia che ad un certo punto della storia si manifesta con un intervento provvidenziale. Dall’anno mille la città di Bari subì tremendi assalti Saraceni: il più grave di questi avvenne nell’anno 1002, un lungo assedio da cui Bari venne liberata grazie all’intervento della flotta veneziana, guidata dal doge Pietro II Orseolo. Per riconoscenza i baresi edificarono la Chiesa di San Marco dei veneziani. I mercanti veneziani erano numerosi e nel 1122 venne stipulato un trattato commerciale tra Bari e Venezia. Il tutto viene plasticamente sintetizzato nel brocardo : Barensis nisi negotiatur moritur (Il Barese se non  commercia muore).

Da questo se ne deduce che questa storia di amicizia continui e produca i suoi frutti, forse se funzionasse il corridoio 8 si potrebbe trasformare il mare adriatico in un canale navigabile con notevoli vantaggi per le comunità che in periodo di pandemia sono accomunate dalla sofferenza per i mancati guadagni. Anche questa è una storia di amicizia che darà frutti concreti perché anche questa è la storia della democrazia, perché questo sentimento si esplicita in gesti concreti e portatori di buoni frutti. 

In un’ottica interregionale le organizzazioni imprenditoriali dovrebbero favorire le occasioni. Prima esistevano i nemici comuni costituiti dai Saraceni, oggi non ci sono nemici visibili ed esterni ma ci sono  nemici interni quali i nostri egoismi e avversari invisibili come il virus e i timori dei contatti che se non raggiungiamo una immunità di gregge con i vaccini non potremo riprendere.

A questo punto rimane il ricordo bellissimo delle volte in cui sono stato a Venezia che ha una particolarità rispetto ad altre città, ti consente di sentirti viaggiatore, ospite e protagonista dove non ti senti mai estraneo al tessuto urbano. Questo dovrebbe essere di ogni città e ogni festa rappresenta l’occasione di educare i cittadini a mescolarsi senza differenza di classi sociali perché il trionfo dell’allegria diventi occasione di convivenza felice come nella festa del Redentore che ricorda la liberazione dalla peste per opera del Redentore in cui i veneziani si ritrovano a mangiare nell’isola della Giudecca a terra con posate d’argento e candelabri in questo rapporto con la terra degli avi; oppure durante il Carnevale in cui la dimostrazione plastica della educazione reciproca tra nobili e plebei si ha nella composizione delle compagnie teatrali amatoriali, composte volutamente tra appartenenti a ceti sociali diversi perché recitando insieme si educhino ad una cittadinanza attiva. Se avete notato ho utilizzato tutti i verbi al presente perché la polis è eterna e la mia volontà di tornare a viaggiare è viva attuale quanto la volontà di vivere in pienezza le città.

Le famiglie divise fisicamente dalla pandemia dovranno tornare ad animarsi in nuove convivialità che valorizzino ogni istante dello stare insieme non sprecando le parole né gli sguardi né i gesti, per celebrare ancora una volta che la vita è bella solo se vissuta insieme.  

Dario Felice Antonio Patruno


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Hai apprezzato i nostri contenuti? Aiutaci a condividerli.

RSS
Facebook
YOUTUBE