Gli Stati Uniti vicini al default hanno bisogno di una guerra

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Gli Stati Uniti vanno verso il loro fallimento, è in atto un processo di dissoluzione dell’economia, la classe media in dissolvenza, è stata risucchiata dalla classe povera. Le persone sono state convinte ad indebitarsi per un benessere parvente.

Coloro che hanno investito tutti i risparmi di una vita per acquistare immobili, ora si vedono sottrarre i loro beni da fondi immobiliari squali, che comprano dalle banche interi pacchetti di residenze private a prezzi stracciati.

Le banche si guardano bene dal mettere all’asta il singolo immobile, a loro conviene cartolarizzare per recuperare velocemente i mutui non  onorati. Ci sono paesi, dove interi quartieri sono in “sale”.

Una nuova bolla brilla all’orizzonte.

Al contrario i ricchi diventano sempre più ricchi; fanno shopping di interi lotti immobiliari a prezzi in saldo in attesa che la ripresa economica faccia ripartire il mercato immobiliare. Quello che sta accadendo negli Stati Uniti, in particolare negli stati più poveri, ricorda la Grande Depressione del ’29.

Quella in arrivo avrà effetti devastanti e durerà più a lungo. Anche la White House, pur conoscendo lo status quo, lancia un grido di allarme, evitando però di incutere terrore.

Non dirà mai che decine di milioni di persone perderanno il lavoro, e quello precario diverrà sempre più difficile. 

L’Amministrazione Biden per coprire la propria incapacità nel varare misure a difesa dell’economia e del lavoro, imputa al Covid, il difficile momento che l’economia sta attraversando. I democratici possono ancora nascondere la verità in quanto la crisi è circoscritta in aree depresse del paese.

Ma non può farlo per molto, interi paesi si stanno svuotando, è in atto una migrazione verso le metropoli con la speranza di migliorare lo stato attuale.

A breve, la patata bollente, esploderà negli Stati Federali, senza che i governatori possano fare nulla per arginare i flussi di cittadini americani in cerca di un futuro.

Allora si che il problema diventerà ingestibile, i lavoratori accetteranno lavori senza contribuiti e con salari più bassi. Le società urbane inizieranno a disgregarsi, il lavoro legale diventerà una meta irraggiungibile, e la criminalità dilagherà. La Fed riporta uno scenario apocalittico, una perdita minima di 10 milioni di posti di lavoro con molti altri a venire.

Scenario della FED.

https://fred.stlouisfed.org/series/PAYEMS

Negli Stati Uniti è in arrivo una nuova Grande Depressione più robusta di quella del 1929.

Anche se sarà più lunga, gli Stati Uniti hanno le potenzialità e tecnologie per superarla.

Certo i cambiamenti sociali dovuti alla pandemia si protrarranno fino al 2027 e per gli Stati Uniti, sarà probabilmente considerato un “decennio perduto”.

La ricchezza andrà persa, la classe media diventerà sempre più povera, le vite delle persone spinte al punto di rottura saranno distrutte. Sarà un decennio da attenzionare, prevedo una radicalizzazione antropologica, aumenteranno le persone disperate che cercheranno soluzioni lavorative al limite della legalità. Gli effetti saranno devastanti, si amplificheranno quando ad essere interessate saranno le città.

Per i governatori è già difficile finanziare attualmente il welfare con cui aiutare i nuclei familiari in condizioni di estrema povertà, anche se la povertà in America non è stata mai sconfitta in quanto bacino di voti dei democratici. Ma ora il problema interessa le grandi città, il tessuto economico del Paese non potrà reggere all’impatto con decine di milioni se non centinaia di milioni di disperati. Si creeranno le condizioni per uno sconvolgimento dell’attuale ordine sociale.

In America è in corso l’esperimento del Grande Reset voluto dal gruppo di potere di AstanA che si concluderà con l’UBI (Universal Basic Income), lo stesso cavallo di troia voluto dal M5S, con cui si è  distrutto una intera generazione di giovani. Sarà lo stratagemma usato dai democratici per nascondere la gravità della crisi che hanno creato e la loro incapacità nel risolverla.

L’economia statunitense sarebbe dovuta collassare drasticamente intorno al 2007-2008, durante l’Amministrazione di George Bush jr.

insieme all’economia mondiale. Questo processo, anche se severo, con molte conseguenze sociali e politiche, avrebbe permesso al dollaro USA di crollare naturalmente e agli Stati Uniti di emettere una nuova divisa che avrebbe permesso all’economia dopo 10 anni di depressione deflazionistica un recupero fisiologico.

Sarebbe stata la scelta migliore per tutti, salvo per i grandi speculatori finanziari e i signori delle guerre. Si è preferita il provvedimento voluto da questi predatori, si sono  sovvenzionati i debiti delle aziende private e privatizzati i profitti aziendali, una scelta suicida che sta provocando la svalutazione del dollaro con un rally del mercato azionario, dando l’apparenza di una ricchezza senza possederla realmente.

Quegli errori fatti in quegli anni, li sta pagando la società americana. Prima hanno salvato le aziende, anche decotte, ora si pensa a salvare i suoi cittadini indebolendo l’economia del paese.

L’Amministrazione “DEVE” farlo per mantenere stabile il dollaro ancora per un po’, prima del default a causa della svalutazione. A questo punto gli scenari che si prefigurano all’orizzonte non promettono nulla di buono. Non possiamo fare altro che guardare lo spettacolo e prepararci, speriamo il più a lungo possibile, prima che il sistema monetario fiat vada in default.

Non è il Covid, e neppure il denaro o la povertà. Si tratta del Grande Reset, la ricostruzione dell’ordine economico e politico mondiale che alla fine prenderà la sua forma finale nel modo più comune in cui le società vengono rimodellate in modo sostanziale, e cioè attraverso un conflitto aperto, possibilmente su scala globale.

Stiamo vivendo al giorno di oggi questi tempi, e per coloro che soffrono, è il momento di prepararsi ad affrontare un futuro in cui le cose potrebbero sembrare significativamente diverse, anzi, diverse come lo sarebbero per una persona che ha vissuto in Germania negli anni ’20 e negli anni ’50. Il conflitto è alle porte, ancora una volta inizierà in Europa per estendersi nell’est asiatico dove la diaspora della Cina con Hong Kong e Taiwan non trova soluzione.

Gli scenari non possono che giovare agli Stati Uniti d’America in grossa difficoltà. Solo una guerra può salvarla dal downgrade e tornare a sperare di essere nuovamente una potenza mondiale.

Maurizio Compagnone

Analista

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