Il Bari supera il Taranto nel derby del luppolo. Tre gol e primato indiscusso in classifica

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Il derby è rivalità ancor più sentita, la sua origine la si può riscontrare nella perpetua ricerca dell’egemonia entro i confini territoriali così come accadeva nell’antica Grecia, tra Sparta e Atene, così come accade un po’ dappertutto e, nello specifico, in Puglia dove c’è la ricerca spasmodica della supremazia regionale, nell’alveo calcistico si intende, e battere gli storici avversari è qualcosa vicina all’apoteosi sia pur per un giorno solo perché dal lunedì la vita riprende e la supremazia va a farsi benedire.

Quello col Taranto è il più sentito dei derby pugliesi, i più attempati ricorderanno le auto gettate nel Mar Grande dai tarantini, a Bari, però, non si ricordano incidenti particolari. Non si incontravano da quasi 30 anni, periodo entro il quale i Bari ha dovuto vedersela col Lecce per ciò che concerne i derby con le note vicissitudini.

Il Bari, da oggi con l’inutile ma confortante titolo di campiona d’inverno, giocava con il vantaggio di sapere tutti i risultati della giornata, ovvero sapendo della sconfitta del Palermo, del pari del Monopoli e dell’avanzamento prevedibile della Turris e dell’Avellino che incontravano squadre davvero modeste per impensierirle, ma il timore era quello che potesse cullarsi sugli allori della vetta e prendere sotto gamba la gara ed invece non è stato così perché la squadra ha giocato senza tener presente questi risultati.

Un vantaggio da sfruttare con una vittoria per allungare il passo in vista proprio del big match di domenica prossima a Palermo.

Mignani non risparmia i diffidati. In campo sin dal primo minuto Terranova e Maita, segnale preciso, questo, del non sottovalutare l’impegno, poi Mallamo preferito a a Scavone, il resto è simile ad Avellino

E così, su un campo con chiazze sempre più marroni e meno verdi (ma che succede al terreno di gioco?), Bari e Taranto hanno acceso un derby “del luppolo” che si è caricato da solo in settimana con le solite ridde di rumors tipici di una gara del genere ma alla fine gli jonici si son mostrati davvero ben poca cosa al cospetto di quanto detto in settimana dal loro quartier generale da cui ci si aspettava la gara della vita come quelle di tutte le squadre che vengono a Bari. Ma la loro gara della vita la rimanderanno a data da destinarsi, troppo forte il Bari per loro. Si consoleranno con la loro birra mentre i tifosi del Bari con la mitica Peroni.

Un primo tempo senza storie, condotto con pieno merito, con due gol straordinari, di qualità, coi quali il Bari ha chiuso col doppio vantaggio. Bari sempre padrone del campo pressoché perfetto se non fosse per i soliti errori e le solite imprecisioni nell’ultimo passaggio, caratteristiche che hanno dato movimento al Taranto che però, di fatto, non ha impensierito assolutamente Frattali. Buono l’atteggiamento e diverse le occasioni sprecate che però sono state sopperite dai gol straordinari di Pucino su punizione e di Botta dopo un pregevole azione tra D’Errico, velo di Antenucci e conclusione dell’argentino oggi davvero imprendibile a prescindere da qualche solito immancabile errore.

Il timore è che il Bari possa sedersi sugli allori al cospetto di un avversario davvero modesto ma di cui non ci si deve fidare assolutamente perché è sempre lì a prendere coraggio. Quando il Bari prova a giocare sulle ripartenze ci mette qualità anche se spreca molto, ma oggi è davvero super ed imprendibile. Il Bari si diverte e a furia di insistere Antenucci al quarto d’ora con un micidiale rasoterra defilato fa il tris.

Si rivede Di Gennaro che sposta un po’ lo scacchiere nei reparti. Giovinco viene atterrato in area, il Bari si rilassa per qualche minuto, e l’arbitro concede il rigore al Taranto, rigore che Frattali para ma sulla ribattuta lo stesso fratello del più celebre giocatore batte il portiere barese accorciando le distanze.

Ma il Bari continua ad attaccare rendendosi molto pericoloso procurandosi diverse occasioni da rete ma che per colpa della solita imprecisione vengono vanificate.

Forze fresche a centrocampo con Bianco e Scavone. Il Taranto prova a scuotersi con i cambi di Laterza mettendo il muso davanti ma lo fa con poca convinzione, mentre il Bari prova ad arrotondare il risultato senza riuscirvi.

Termina qui la gara col Bari che dimostra di essere l’unica capolista e campione d’inverno con grinta e qualità.

Una squadra che ha giocato per completezza molto bene, e al di là di chi ha segnato sono tanti quelli che hanno dato il loro notevole contributo.

Non ha lasciato indifferenti la prestazione maiuscola di Maita che ha letteralmente giganteggiato a centrocampo e non è la prima volta che accade, soprattutto nel primo tempo quando ha giocato con qualità e quantità invidiabili.

Un Bari che non si è fatto condizionare dal Taranto e dai timori del derby che comunque appaiono sempre come spettri a prescindere dagli avversari e dalle posizioni in classifica.

Uno dei tanti meriti è quello che i diffidati non sono incappati nel cartellino giallo. Una squadra di qualità che sa il fatto suo, oggi il derby poteva dare delle sollecitazioni particolari ma il Bari ha giocato bene sapendo di essere più forte dell’avversario.

C’è stato un lieve calo di tensione sul tre a zero e ci può stare il momento in cui la corrente salta per qualche minuto, certo la prima in classifica non dovrebbe avere certi cali ma riteniamo che sia perdonabile tanto che poi è ripartito come se nulla fosse. Ci auguriamo che questo difetto sia un malessere passeggero.

Siamo davanti ad un processo di crescita della squadra che acquisisce consapevolezza. Oggi ha giocato senza pensare al passato e questo è un segno di maturità.

Deve essere questa la mentalità per tutto il campionato.

 

Massimo Longo

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