Per chi crede ancora nella morale della favola

Attualità & Cronaca

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Mancano poche ore alla fine del 2021 e all’inizio del nuovo anno 2022.

In questo momento di intima riflessione, mi ritrovo senza volerlo, con il pugno chiuso in pressione sulla guancia e con il gomito in maniera obliqua puntellato sulla scrivania, che mi consente di assumere sulla sedia una postura più rilassata, mentre guardo la tastiera del computer, per scrivere alcune riflessione a poche ore dalla fine di questo tormentato anno.

Ripenso, in particolare, a quante coincidenze si sono determinate nella nostra Società negli ultimi 40 anni e che si chiudono, oggi, con l’ultima Legge di bilancio appena approvata alla Camera.

Coincidenze, dettate sicuramente dal “caso”, dalle “opportunità”, dalle “necessità”, dalle “incidenze” … certamente, tutte finalizzate al bene dei cittadini … e non potrebbe essere diversamente …

… oltretutto, tra qualche giorno, si voterà anche per il nuovo Capo dello Stato.

Dal prossimo gennaio, dunque, nulla sarà più come prima.

Recentemente, ce lo avevano preannunciato in tanti.

Tutto cominciò tantissimi anni fa, con la abolizione dell’Immunità Parlamentare, per giungere, poi, alla conseguente scomparsa dei partiti politici, per come li intendeva la nostra generazione al Tempo dei “Moti Studenteschi”, quando imperava la “passione“ politica …

… e, più recentemente, siamo passati dall’inversione dell’onere della prova, al taglio dei Parlamentari, agli ultimi dieci anni di Presidenza del Consiglio, presieduta costantemente dai cosiddetti Tecnici “calati” dall’alto del Potere Amministrativo e mai votati da nessuno, al Reddito di Cittadinanza, al Coronavirus, al pensiero Unico, al partito Unico (tutti quanti appassionatamente, uniti, chissà da quale interesse politico teso verso il cambiamento epocale, perfettamente integrato in una più ampia visione globalista e, a noi comuni mortali, ancora sconosciuto)

Nel frattempo, abbiamo avuto i Prodi, il Cavaliere e, adesso, i Draghi … nomi di personaggi fantastici che siamo stati abituati a riconoscere, sin dalla nostra infanzia, quando la nonna ci leggeva le Favole…

Forse, è per questo che abbiamo finito per accettare quei nomi, non “guardandoli” più sotto l’aspetto della critica politica (Personalità politiche che, in definitiva, hanno saputo rappresentare e rispettare più che degnamente la propria parte sociale di appartenenza), ma come se fossero stati parte integrale della nostra vita, custodendoli gelosamente nello “Scrigno” adagiato nelle profondità della nostra mente, dove alberga la fantasia ludica, sviluppata in un Tempo che non tornerà mai più.

Ed infine, l’ultimo Pontefice.
Un Papa apparso ai più, come “calato” dall’alto, questa volta, però, per volontà divina (naturalmente, si fa per dire), sul palcoscenico di questo ultimo decennio.

Un Papa sui generis e funzionale ai cambiamenti globali, che si sono evoluti negli ultimi Tempi, tra la Sociologia e l’applicazione del Sociologismo indotto (per carità, esprimo solo la mia opinione, secondo il mio personale parere, naturalmente sempre opinabile da chiunque, frutto comunque degli insegnamenti che sono stati “inseminati” nella mia Anima, nei sette anni di frequentazione del Convento dei Padri Francescani, e germogliati nel corso della mia adolescenza)

Il quale Papa, anziché alzare il dito al Cielo (mi sarei aspettato, a mo’ di Fra’ Cristofaro, personaggio di manzoniana memoria), per ammonire i responsabili del digradare etico-morale della Società Contemporanea (magari lo avrà pure fatto ma, io, personalmente, non ricordo una simile circostanza), comunque in rispettosa continuità con gli insegnamenti dei Grandi Papi del passato (Papa Paolo VI e Papa Wojtyla docet), ha finito per “giustificare” ai tantissimi Cristiani che contestavano e continuano a contestare quei cambiamenti (ovvero, le modalità messe in campo da tutti coloro che demolivano, e perseverano tutt’ora nel demolire, i principi riconducibili ai Sacramenti) enunciando al mondo intero, il suo convinto monito: “chi sono io per giudicare?”.

Insomma, dobbiamo augurarci che, un giorno, non importa se vicino e/o lontano, i figli dei figli che verranno al mondo, possano raccontare ai loro discendenti, questo periodo storico vissuto dai loro padri e dai loro nonni (sempre che quelle Generazioni vogliano ancora credere nella “morale della Favola”) e che possano concludere la narrazione ai loro uditori, citando la tipica frase con la quale solitamente si chiudono tutte le belle Favole che si rispettino “…e vissero tutti felici e contenti” …

Mi auguro fortemente che, a quell’epoca, tutto sarà riconducibile ad una Favola, se è vero come è vero che il risultato finale delle Favole, dipenda dal presupposto dal quale i suoi Autori eventualmente partano, di contro, bisogna tenere ben presente che, qualsiasi “epilogo”, anche quello già scritto dalla cronaca giornalistica quotidiana, che certamente Favola non è, sarà sempre sottoposto al vaglio della “Provvidenza” (come sosteneva autorevolmente il Manzoni), il cui intervento potrà pure restare incomprensibile alla ragione umana.

Alla Provvidenza, infatti, è demandata la conclusione di ogni sceneggiatura, tra i corsi ed i ricorsi storici dove, l’imponderabile (ovvero, ciò che gli Inglesi chiamano fatalisticamente “The Imponderable”), è sempre dietro l’angolo, tanto più quando non si tratti di una Favola tradizionale a lieto fine dedicata ai Bambini disincantati, bensì del “canovaccio” di una drammaturgia contemporanea complessa ed articolata, le cui dinamiche, altrettanto sconosciute ai più, sono legate ad una Epidemia di portata internazionale, e le cui conseguenze sociali ricadranno, inevitabilmente, sulle spalle del popolo, per molti e per molti decenni ancora …

…“canovaccio”, che, comunque, è ancora tutto da testimoniare, nell’ottica della storicizzazione di ciò che stiamo vivendo …

Nel frattempo, Buon duemilaventidue a tutti.

ROBERTO CHIAVARINI
Opinionista di Arte e Politica

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