Il Bari gioca al risparmio a Taranto. Solo un pareggio scialbo

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Il Bari a Taranto 29 anni dopo e, se volgiamo andare a fondo, con un record di imbattibilità di 38 anni allorquando il Bari, in campionato, perse in riva allo Jonio per l’ultima volta, un campo comunque avaro di punti perché i biancorossi, qui, in campionato, non hanno mai vinto, si avete capito bene. Le uniche vittorie sono state conseguite in Coppa Italia. E pensare che, contrariamente a quanto si pensa, questo è il derby pugliese per antonomasia, mica lo è quello col Lecce, ed oggi i tarantini aspettavano questa gara, il derby delle birre, per dare sfogo alle proprie esigenze represse condite con i soliti insulti nati già ad inizio campionato con quel motto idiota “Bari gallina il derby si avvicina”, sfottò, e provocazioni, tipiche delle squadre provinciali che non aspettano che il Bari per dare il meglio di sé. Ci è mancata, stranamente, la classica “giornata rossoblu” e si sarebbe chiuso il cerchio.

Invero non c’erano particolari obiettivi oggi, il Taranto era salvo il Bari in B e, dunque, le premesse di vedere una bella gara c’erano tutte, poi i derby – si sa – sono un’incognita per tutte, derby come questi sono gare dove non sempre Golia ha la meglio su Davide, anzi, la storia narra il contrario, in queste occasioni può accadere di tutto. Un derby che valeva poco per la classifica ma molto per l’onore per dare lustro alla gara da sempre particolarmente sentita, ma la gara non ha rispettato le premesse in quanto è stato davvero brutto dal punto di vista dello spettacolo.

Mignani dà spazio a Polverino in porta, Belli e Ricci terzini, Di Cesare e Gigliotti centrali di difesa, Maiello, Maita e Mallamo a centrocampo (il “monello” D’Errico in panchina), Galano dietro Antenucci e Simeri.

Non un bel primo tempo ma decisamente un bel Bari, diciamo che c’è mancato il gol, ha giocato palla a terra sfruttando gli spazi procurandosi qualche opportunità con Ricci, Maita e Mallamo sul finale, ma è stato un Bari che ha lasciato il segno, pur senza strafare, dimostrando di essere prima in classifica al cospetto di un avversario davvero modesto che non si è visto pressoché mai dalle parti di Polverino e che ha anche commesso diversi errori. Simeri male, qualche appoggio di tropo sbagliato ma il Bari ha giocato con qualità e con un buon approccio.

Dentro Paponi nel secondo tempo al posto di Simeri e soprattutto dentro Botta per un Galano spaesato.

È stato sempre il Bari a tenere banco, un po’ più incisivo mentre il Taranto praticamente è sparito dal campo. Lo spettacolo tuttavia è mancato, il gioco pure ed il primo tiro del Bari è stato proprio di Botta dal limite dell’area finito di un soffio fuori. Antenucci ha lasciato il posto a Citro ma la sostanza non è cambiata.

Sembra aver perso la carica il Bari che praticamente ha rinunciato a giocare quasi gli stesse bene il pareggio. Le squadre sembrano aver dimenticato una cosa fondamentale, ovvero quella di tirare in porta.

La gara è terminata con uno scialbo 0-0 dando l’idea che le squadre si siano accontentate del pari senza farsi male, e questo non va bene perché si gioca per i tifosi che pretendono il massimo e la vittoria laddove la si aspetta, anche perché la differenza tecnica tra le squadre erano e sono state evidenti.

Il Bari è mancato nei ritmi poi ha gestito il possesso palla in modo sterile, diciamo un’ora più o meno di gioco, poi è scomparso dal campo ma non perché il Taranto lo abbia messo sotto, tutt’altro, ma proprio perché ha rinunciato a giocare.

Abbiamo visto – non ce ne vogliano i tifosi del Taranto – davvero una squadra molto scarsa che ha rispecchiato i punti conseguiti e soprattutto la differenza di punti col Bari. Peccato perché si poteva vincere tranquillamente a mani basse, ma forse ha prevalso il non voler perdere, una gestione di un risultato che poteva andare bene da entrambe, niente di clamoroso sia inteso, perché gli obiettivi li hanno raggiunti entrambi.

Resta tabù lo “Iacovone”, e facciamo fatica a commentare la gara dopo tutte le emozioni del torneo, oggi senza nemmeno una.

Del resto o si va a Taranto con la spada, l’elmetto e lo scudo a fare una battaglia, o si fa una gara diversa cercando di portare avanti la serie positiva arrivando all’ultima di campionato senza macchia e senza peccato e con un mini record di imbattibilità e di gol subiti, e crediamo che il Bari ha scelto questa linea perché non si sono visti tiri in porta né da una parte né dall’altra, un pareggio che inconsciamente stava bene ad entrambe le squadre.

Si fa fatica a definire chi ha giocato bene o meno bene, c’è stato un appiattimento generale, da una parte e dall’altra, diciamo che il solo Botta è emerso rispetto agli altri non fosse altro per l’unico tiro in porta effettuato, un tiro abbastanza pericoloso. Ma non dimentichiamo il capitano Di Cesare che ha letteralmente giganteggiato sia in difesa sia in fase di importazione del gioco.

Speriamo che Galano cambi marcia perché, al di là della buona volontà emersa e che conoscevamo, per quello che abbiamo visto fino adesso, è bene che vada via, se torna, invece, ad essere quello che consociamo allora si può pensare di cambiare idea. Galano non ha effettuato un tiro in porta da quando è tornato a Bari, e questo deve far riflettere tutti. Si, d’accordo, ha giocato in un ruolo non suo ma qualcosa in più da lui ce lo si doveva aspettare.

Per il resto della squadra crediamo che oggi siano ingiudicabili, ma un giudizio complessivo per tutti riteniamo che sia un bel dieci e lode per quello che hanno fatto dalla prima giornata, anzi, dal “non” ritiro di Storo.

Massimo Longo

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