Europa, cercasi poliziotti cinesi che cercano esuli dal PCC?

In vari centri europei si indaga sulla presenza di forze militari orientali che, oltremare, darebbero la caccia a concittadini dissidenti fuggiti. Concentrati in “uffici amministrativi”, agirebbero da stazioni al servizio di una sorta di “mafia governativa”, perseguendo e ricattando gli oppositori oramai allontanatisi. Ma in Italia, dove se ne conoscono ben quattro, no, non si indaga: c’è chi parla di propaganda occidentale e chi ci ha firmato addirittura degli accordi

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In alcune città europee, italiane comprese, circolano voci riguardo a una presunta polizia cinese che sarebbe alla ricerca di concittadini dissidenti da perseguire. In Olanda, ad esempio, il governo ha già comunicato che sarà avviata un’indagine, in seguito a svariate segnalazioni di presunti pedinamenti.

Tv olandese e ONG spagnola denunciano i tentacoli del PCC in Europa

Uno dei casi più noti riguarda l’area urbana di Rotterdam dove Wang Jingyu, un giovane orientale fuggito dalla Cina dopo aver criticato il governo di Xi Jinping sui social network, ha affermato di essere stato sorvegliato e poi molestato per ben tre anni. Il fatto è stato riportato in televisione dall’emittente olandese RTL Nieuws (e poi ricalcato dal quotidiano britannico The Guardian). In seguito alla diffusione di questa notizia il Ministero degli Esteri, per bocca della sua portavoce Maxime Hovenkamp, ha dichiarato: “Stiamo indagando sulle attività dei cosiddetti “centri di polizia“. Quando avremo maggiore chiarezza in merito verranno intraprese le azioni appropriate”.

Un report della ONG spagnola Safeguard Defenders ha svelato come in Europa ci sarebbero circa cinquanta delle ribattezzate “stazioni di servizio di polizia oltremare“, ufficialmente dichiaratesi “centri amministrativi d’assistenza sulle incombenze burocratiche” per i cittadini cinesi espatriati. Ma, secondo lo stesso rapporto, queste strutture potrebbero essere coinvolte invece nella ricerca e nella sorveglianza dei contestatori politici emigrati e, in alcuni casi, opererebbero addirittura illegalmente, ossia senza il riconoscimento da parte dei governi ospitanti.

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Propaganda mediatica Yankee o pressione psicologica di regime?

Le segnalazioni riporterebbero che in queste “stazioni” si effettuerebbe un lavoro di tracciamento e catalogazione degli ex oppositori, arrivando a minacciare i cittadini cinesi esuli considerati ancora avversari del Partito Comunista Cinese (pare che queste persone vengano, per giunta, “caldamente invitate” a tornare in Cina, alludendo anche a possibili ritorsioni sulle loro famiglie. Per far ciò si utilizzerebbero spesso messaggi telefonici minatori – sia scritti che vocali – del tipo “vediamo di risolvere i “problemi” e di pensare ai genitori” etc., come strumenti di pressione psicologica).

Tuttavia, le versioni circa una presunta vigilanza cinese all’estero sono contrastanti. Alcune figure istituzionali, come l’ex ambasciatore italiano a Pechino Alberto Bradanini (in ruolo dal 2013-2015), ritengono che si tratti soltanto di “propaganda Yankee” e che alla Cina non importi proprio nulla se qualcuno all’estero sia contrario al regime della Repubblica Popolare Cinese. Quindi, si tratta di tattiche da guerra economico-mediatica o di realtà?

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Un’Europa “dei balocchi” e un’Italia dove va sempre tutto bene…

Di sicuro c’è che alcune misure sproporzionatamente restrittive adottate recentemente dal Dragone (tipo quelle anti-Co.Vi.d/19) e le modalità poco cortesi di intervento a Hong Kong suggeriscono un atteggiamento più che deciso e autoritario da parte del governo di Pechino verso i propri cittadini. E che secondo alcune denunce, comunque, quest’intelligence cinese in Italia esiste e gestirebbe ben quattro “stazioni” sparse nel Bel Paese: a Prato (città – purtroppo, sin dagli anni ’90 – oramai “cinesizzata” nel settore tessile e non solo), a Firenze, a Roma e a Milano.

Dal 2016 al 2019 – per non dimenticare – pare che fu anche raggiunto un patto tra alcune rappresentanze amministrative cinesi e italiane, un accordo che prevedeva il dispiegamento misto di forze di polizia delle due nazionalità, prettamente nelle aree di interesse turistico per i visitatori asiatici. Ma, seppure questo sodalizio sia durato formalmente in tutto tre anni, la presenza di militari cinesi in Italia, col tempo invece, sarebbe non solo rimasta ma persino cresciuta1. E in buona compagnia, visto che la presenza di queste “stazioni” sarebbe stata registrata sia in Francia (3) che nel Regno Unito (2) e, soprattutto, in Spagna (addirittura 9!)2.

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Fonti online:

ByoBlu (testata giornalistica ed emittente televisiva nazionale; articolo di Andrea Murgia del 27 ottobre 2022), The Guardian, sito di Safeguard Defenders, Rai News.

Canali YouTube: Visione TV, BBC News, Nova Lectio, Fanpage.it.

Antonio Quarta

Redazione Il Corriere Nazionale

Corriere di Puglia e Lucania

Note di riferimento:

  1. In passato, pare che la stessa Questura di Prato avesse informato il quotidiano Il Foglio del fatto che la “stazione cinese” presente in Comune non fosse fonte di preoccupazione alcuna, in quanto si limitava a gestire “solo pratiche amministrative e non pubblica sicurezza”. Ma le investigazioni olandesi, tuttavia, sembrano far pensare a ben altro.
  2. A differenza degli altri Paesi, però, queste strutture presenti sul territorio iberico – sempre secondo Safeguard Defenders – non sarebbero ufficialmente destinate solo a “servizi amministrativi” (tipo un rinnovo di patente etc.), ma anche a “contrastare il crimine organizzato internazionale”. Ma, come afferma il report della ONG, è proprio sotto questa voce che ricadono le sopracitate “operazioni di persuasione“, che spingerebbero i ribelli al Partito comunista cinese – sotto minaccia – a fare presto ritorno in patria.

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