Terremoto in Vaticano: da Becciu all’amministrazione controllata della Caritas

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Continuando gli sforzi di Papa Francesco per ripulire i rapporti finanziari del Vaticano tormentati dagli scandali. Martedì il Pontefice ha sostanzialmente posto in amministrazione controllata la più grande organizzazione di beneficenza globale della Chiesa cattolica, la Caritas. Ha licenziato l’intero gruppo dirigente e nominato il proprio amministratore ad interim, il consulente organizzativo italiano Pier Francesco Pinelli. Che è stato coinvolto negli sforzi per il cambiamento organizzativo in settori che vanno dal petrolio e gas al teatro. Pinelli ha il compito di aggiornare gli statuti e i regolamenti di Caritas International per garantire “una loro maggiore funzionalità ed efficienza”, in vista della prossima Assemblea Generale fissata per maggio 2023. La Caritas, la cui sede è in Vaticano, è una federazione di organizzazioni caritative cattoliche che operano in più di 200 Paesi. Nel 2020 ha registrato entrate per $ 5,2 milioni e spese per $ 4,5 milioni. Anche se questo è solo il budget di Roma e non riflette entrate e uscite per i suoi vari membri.

Papa Francesco prende il controllo della Caritas

Nessuna vera spiegazione è stata data per la brusca presa di potere papale, se non una sorta di via negativa. Vale a dire, sappiamo quali erano le ragioni, poiché un comunicato vaticano diceva che non c’erano prove di scorrettezza finanziaria o sessuale. Bensì la dichiarazione affermava semplicemente che una revisione interna aveva rivelato “reali carenze” nella gestione, portando a danni allo “spirito di squadra e al morale del personale”. Molti osservatori tendono a ritenere che i problemi, almeno in parte, fossero incentrati sul deposto segretario generale della Caritas, ovvero il suo amministratore delegato, un laico indiano con cittadinanza francese di nome Aloysius John. Se alla fine degli anni ’60 e ’70, i detrattori di San Paolo VI lo soprannominarono il “Papa Amleto” per le sue presunte chiacchiere e per il modo percepito in cui si tormentava per le decisioni difficili oggi, a volte, ci si chiede perché Francesco, in modo uguale e contrario, non sia stato ancora definito dai suoi stessi critici un leader che non esita ad agire. Può sembrare forse un po’ temerario o impetuoso, ma mai indeciso.

Becciu indagato per associazione a delinquere

Le riforme di papa Francesco sono rivoluzionarie. Spostano il papato dal suo vecchio modello monarchico, dove il papa è re con cardinali e vescovi come principi e nobili, a un modello collegiale basato sugli insegnamenti del Concilio Vaticano II. Dopo la piena attuazione delle riforme volute da Bergoglio, la Curia vaticana non sarà più la stessa. I suoi recenti predecessori parlavano di riformare la Curia, ma rispetto a Francesco stavano semplicemente riorganizzando le sedie a sdraio. I cambiamenti di Francesco, esposti per la maggior parte nella sua costituzione apostolica del 19 marzo ” Praedicate Evangelium ” (“Predica il Vangelo”), sono i più drammatici apportati alla Chiesa dai tempi di Papa Paolo VI. Che, nel 1965, istituì il sinodo dei vescovi per consigliare il Papa. Questa innovazione non è mai stata all’altezza delle sue potenzialità perché i vescovi sinodali sono stati costretti a rimettersi ai cardinali di curia. Solo sotto Francesco i padri sinodali sono stati liberi di parlare con coraggio. Eletto in parte per mettere in ordine le finanze vaticane dopo anni di cattiva gestione e scandali, Papa Francesco ha dovuto affrontare il proprio crollo finanziario per l’acquisto da parte del Vaticano nel 2019 di immobili di lusso a Londra utilizzando fondi originariamente destinati a beneficenza. L’accordo ha portato al processo vaticano contro 10 dipendenti vaticani, tra cui il cardinale Angelo Becciu, un tempo terzo prelato di rango più alto nella chiesa. Ed ora indagato anche per associazione a delinquere, in un nuovo filone d’inchiesta a Sassari per la gestione della cooperativa guidata dal fratello dell’alto prelato. Nel mirino degli inquirenti un giro di false fatturazioni per 18 mila chili di pane. Mentre i pubblici ministeri che indagano sull’affare immobiliare londinese hanno accusato tre gestori di fondi – Raffaele Mincione, Gianluigi Torzi ed Enrico Crasso – di aver frodato milioni di euro alla chiesa.

 

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