L’amore tossico raccontato da Lucrezia Lerro

Arte, Cultura & Società

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Intervista a cura di Mariangela Cutrone

L’amore conosce diverse sfaccettature. Ci sono legami che lasciano un segno, una ferita che fa fatica a rimarginarsi. Sono queste relazioni che soffocano la nostra linfa vitale. Le chiamano “relazioni tossiche”. In esse il nostro bisogno incontrastato di amare ed essere amati regna sovrano tanto da impedirci di riconoscere cosa è giusto e sbagliato per noi. Ma in amore è difficile vedere nero o bianco. Sono innumerevoli le sfumature del mosaico delle nostre relazioni.

Ne sa qualcosa la pittrice Ornella Morami, protagonista del romanzo “Gli uomini che fanno piangere” edito da La Nave di Teseo della scrittrice e psicologa Lucrezia Lerro. Ornella è una donna sensibile, talentuosa e indipendente ma con un bisogno innato di sentirsi amata e accettata. Si innamora perdutamente del cardiologo di successo Amedeo Finori che è un vero e proprio narcisista patologico, un uomo insicuro che finge di amare le donne per sentirsi importante e al centro del loro universo. Ornella è la sua ennesima “vittima” ma lei non si accorge di questa trappola e della spirale in cui è rimasta prigioniera fino a quando aprirà gli occhi su se stessa e acquisirà autostima e voglia di risplendere.

Ambientato in una Milano frenetica, questo romanzo, scritto sottoforma di diario cattura l’attenzione del lettore pagina dopo pagina. È impossibile non entrare in empatia col personaggio di Ornella che racconta in prima persona questa sua relazione tossica. Una scrittura intimistica e sublime quella di Lucrezia Lerro che trasuda sensibilità ed empatia su una tematica molto forte e spesso difficile da affrontare e di cui c’è bisogno di parlarne per generare un confronto prezioso per molte donne e non solo.

Del suo meraviglioso romanzo e di amori tossici parliamo in questa intervista con Lucrezia Lerro.

Lucrezia, chi sono “Gli uomini che fanno piangere” che descrive nel suo romanzo?

Racconto in particolare di un uomo, il cardiologo di successo Amedeo Finori. Lui non riesce ad amare né Ornella né sua moglie Carla, o meglio, non le ama come loro desidererebbero. Amedeo è un uomo insicuro che esterna una grandiosità che la dice lunga sulla sua insicurezza. È un uomo che disprezza le donne ma finge di amarle perdutamente. È troppo vanesio per accorgersi del mondo affettivo che lo circonda.

La fame d’amore è centrale nel suo romanzo. tutto parte da lì. Quanto il bisogno di essere amata, come quello percepito dalla protagonista del suo romanzo gioca un ruolo fondamentale nella relazione che vive?

Ornella Morami, pittrice sensibilissima, è consapevole di aver un bisogno esasperato d’amore, e sa che il ‘lupo affamato’ che prima chiamava anoressia adesso ha in altro nome, e ha la sensazione di potergli dare persino un volto, e di poter proiettare quel bisogno di essere amata, costi quel che costi, su Amedeo. Ma il cardiologo non è un taumaturgo, non è un guaritore. È un uomo disperato, con le sue fragilità, che andrebbero accudite. 

 

Quanto è importante il suo passato legato all’anoressia?

Ornella, la protagonista del mio romanzo “Gli uomini che fanno piangere”, sa che l’anoressia è l’effetto principale della deprivazione affettiva che ha patito nell’infanzia, sa che l’ossessione amorosa ha una radice feroce: l’abbandono familiare prima, e sociale poi.

Perché Ornella non si accorge subito di essere in una relazione non sana come quella che vive con Finori?

Perché la necessità di sfamarsi “d’affetto” l’acceca. 

Vive con l’idea di dover essere amata, salvata. 

La dipendenza affettiva sembra dominare una parte della storia. Una relazione tossica può creare dipendenza?

Meno c’è consapevolezza di sé stessi, più le probabilità di essere dipendenti aumentano. 

Viviamo in un mondo sommerso dalle proiezioni di gente inconsapevole. Ad esempio i social catalizzano i giudizi dei peggiori, molti straparlano su tutto. È mai possibile che per costoro il male è sempre esterno? Chissà perché la più parte della gente ha bisogno di avere un nemico da attaccare, uno da odiare, da invidiare, da disprezzare, da guardare di traverso. 

 Il mondo digitale con i social media ha incentivato questo tipo di relazioni?

Sì, assolutamente!

Amedeo si rivela essere un narcisista patologico. Come riconoscere un narcisista patologico?

Dovrebbe risponderle Ornella! 

Lei lo riconosce il suo “narcisista speciale,” ma nonostante ciò, se ne infatua. Amedeo Finori vive avulso dai sentimenti, ma si autoinganna che non sia così. Non può dirsi la verità, non può farlo, sarebbe una tragedia ammettere a se stesso la propria insufficienza sentimentale.

Ornella si può considerare un esempio di donna, in letteratura come nella vita, che riesce a salvarsi da un amore tossico?

Credo che sia importante affidare alle lettrici e ai lettori la risposta alla sua importante domanda.  

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