È polemica dopo il post sull’Msi. Meloni: “Sarò alle celebrazioni per il 25 aprile”

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Il presidente del Consiglio ha ribadito in conferenza stampa che l’Msi “ha avuto un ruolo molto importante nella storia di questa nazione”

di Lucia Licciardi

© Palazzo Chigi  – Il premier Giorgia Meloni e il presidente del Senato, Ignazio La Russa

 

AGI – Il post ‘incriminato’ del presidente del Senato, Ignazio La Russa, è di due giorni fa. La data della fondazione del Msi (26 dicembre 1946), un manifesto d’epoca, e il ricordo del padre, Antonio, segretario della Fiamma tricolore. Ma le reazioni suscitate da quella commemorazione si riaccendono oggi, quando La Russa gestisce l’aula di Palazzo Madama che approva la prima manovra dell’Esecutivo di Giorgia Meloni. E questa volta interviene anche il premier.

“Il Movimento sociale italiano ha avuto un ruolo importante verso la democrazia milioni di italiani sconfitti” dalla guerra, “è stato un partito presente nelle dinamiche parlamentari, della destra, democratico. É stato un partito che ha avuto un ruolo molto importante nel combattere la violenza politica, il terrorismo”, rivendica Meloni, rispondeno a una domanda specifica durante lo scambio di auguri con la stampa parlamentare. L’Msi “ha avuto un ruolo molto importante nella storia di questa nazione. Perchè deve diventare ora impresentabile? Non mi piace questo gioco al rilancio, per il quale si debba fare sempre di più. É sempre stato chiaro sulla lotta all’antisemitismo. É una comunità che ha fatto il suo percorso. Oggi alcuni esponenti del governo, delle massime cariche dello Stato vengono da quell’esperienza, ci sono arrivati con un voto democratico. Vuol dire che la maggioranza degli italiani non considerava quella storia impresentabile”. “Parteciperò alle celebrazioni del 25 aprile”, precisa poi il premier.

“Io rispetto le leggi, i valori costituzionali, in aula sono imparziale e super partes. La verità è che, quando esprimo le mie idee, rosicano. Ripeto: se avessero voluto uno solo per dirigere il traffico dell’aula di Palazzo Madama, avrebbero potuto eleggere un semaforo. Io non rinuncio, e non rinuncerò mai, al mio pensiero”, aveva sottolineato diverse ore prima, parlando con il ‘Corsera’, La Russa. “Ho le mie idee. Non le rinnego. E ho il diritto di celebrare la figura di mio padre, con orgoglio e senso di appartenenza ad un partito dove, a lungo, ho militato anche io. Dov’è il problema? Rispetto le sensibilità della comunità ebraica, ma il Msi è sempre stato schierato a favore di Israele, mentre pezzi di sinistra, spesso, tifavano per i palestinesi. Almirante riconobbe il suo errore. E fondò un partito che ha eletto capi di Stato, sostenuto la democrazia”.

Le reazioni

“Il modo di gestire l’aula di La Russa è parziale, poco autorevole e soggetto a scatti e reazioni sgangherate. Al netto delle nostalgie missine e dei busti di Mussolini non proprio la personalità adatta a fare la seconda carica dello Stato”, scrive per primo su Twitter il leader di Azione, Carlo Calenda, mentre il Senato inizia la seduta. “Anche oggi, presiedendo l’aula, Ignazio La Russa si è scordato di essere il presidente di tutti e non di una parte. Ma noi non smetteremo di ricordagli che chi presiede il #Senato deve essere super partes”, ‘cinguetta’ la presidente dei senatori del Pd, Simona Malpezzi. E via social si accoda un altro senatore dem, Walter Verini: “La Russa fa di tutto per non essere e non apparire Presidente di tutti. E gli viene naturale. Ha in casa ed esibisce busti di Mussolini. Celebra Msi che originava da Salo’. Presiede il Senato da seconda carica, ma di Fratelli d’Italia. Le istituzioni meritano rispetto”.

“Grave il revisionismo storico di Giorgia Meloni. È falso che il Msi avversò sempre l’antisemitismo: fu creato nel ’46 da fior di antisemiti reduci di Salò. Falso che fu sempre contro la violenza politica: anzi fino a metà anni ’70 offrì sponde alla peggiore violenza politica”, precisa, pure via social, il senatore del Pd Dario Parrini. “La Russa è stato inopportuno”, spiegava sulle colonne di ‘Repubblica’ il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi. “Nella storia repubblicana, fino a Berlusconi, il Msi è stato un partito presente in Parlamento ma con una posizione discutibile rispetto a un passato che sembrava finito. Un po’ come il Pci, che invece aveva un problema di postura rispetto al presente”, aggiungeva. Ma niente dimissioni, “e perchè mai? Può un presidente del Senato che è stato del Msi celebrare il partito di Almirante? Credo di sì”.

Fratelli d’Italia, l’analisi di Sgarbi, “è un mondo ormai ampio, pur avendo delle radici ben definite nella destra. C’è chi è erede diretto del Msi e chi, come la giovane Meloni, viene da Fiuggi, figlia della svolta di Fini. La Russa è l’ultimo emblema di quel mondo lì, che esiste ancora nella loro area di riferimento. Non puoi certo uccidere chi proviene dal Msi”.

Ma il sottosegretario alla Cultura si dice “convinto” della necessita’ di una ‘Fiuggi 2’: “Gliel’avevo proposto (a Meloni, ndr.) quando era al 4 per cento in una colazione a cui l’avevo invitata. Cambia il nome di FdI, trasformalo in Rinascimento”, le dissi. E ancora: ‘Taglia completamente la fiamma, la memoria del Msi. Vai oltre”.

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