Gli Usa dicono di aver ucciso 700 sospetti dello Stato Islamico nel 2022

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In tutto, le forze statunitensi hanno condotto 108 operazioni congiunte nell’ultimo anno contro presunti agenti dell’Isis in Siria e altre 191 in Iraq. Quasi 400 sono stati i sospetti sono arrestati

di Alberto Ferrigolo

© OMER ALVEN / ANADOLU AGENCY
– Siria, militari del Syrian National Army

 

AGI – Il personale militare americano, insieme alle forze locali in Iraq e Siria, scrive il Washington Post, “ha ucciso quasi 700 sospetti membri dello Stato islamico nel 2022”, secondo quanto hanno riferito giovedì alcuni funzionari dell’esercito, evidenziando un’aggressiva campagna antiterrorismo “dopo che una coalizione guidata dagli Stati Uniti ha distrutto il califfato del gruppo militante”.

In tutto, le forze statunitensi “hanno condotto 108 operazioni congiunte” nell’ultimo anno contro presunti agenti dell’Isis in Siria e altre “191 in Iraq”, ha affermato il Comando centrale degli Stati Uniti in una dichiarazione, dopo aver intrapreso altre “14 missioni da sole e solo all’interno della Siria”. Quasi 400 sono stati i sospetti sono arrestati. In questo modo, “la capacità emergente, affidabile e costante delle nostre forze partner irachene e siriane di condurre operazioni unilaterali per catturare e uccidere i leader dell’Isis ci consente di mantenere una pressione costante sulla sua rete”, come dichiarato dal generale Matt McFarlane, comandante in capo dell’operazione di forza che sovrintende alle operazioni, si legge nella dichiarazione.

La strategia si sviluppa in tre modi, secondo il Post: perseguendo i leader del gruppo attraverso operazioni in collaborazione con le forze locali, continuando a detenere membri dello Stato islamico nella regione e cercando d’impedire la radicalizzazione dei bambini. L’esercito americano a settembre ha rivelato che, insieme alle forze partner siriane, ha effettuato dozzine di raid nel campo di detenzione di al-Hol nel nord-est della Siria, una struttura nel deserto che ospita decine di migliaia di persone, molte considerate simpatizzanti dello Stato islamico con mogli o figli di uomini che si sono uniti al gruppo militante.

Ad ogni modo, le forze statunitensi dispiegate continuano ad affrontare altre minacce mentre in Siria le operazioni sono state ribaltate il mese scorso dalla Turchia, alleato Nato, che ha lanciato attacchi transfrontalieri contro le forze democratiche siriane, il principale partner degli Stati Uniti contro lo Stato islamico. “La Turchia considera le Sdf (Syrian Democratic Forces) un segmento del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, che sia Washington che Ankara hanno definito un’organizzazione terroristica. Gli Stati Uniti hanno fatto però un distinguo, affermando che le Sdf sono state un partner affidabile e coraggioso nel contrastare lo Stato Islamico”, sottolinea il quotidiano americano. Nel frattempo, le forze statunitensi hanno sospeso per giorni le operazioni dei partner con le Sdf mentre la Turchia minacciava di lanciare un’invasione di terra in Siria, prima di riprenderle all’inizio di dicembre.

Intanto, sia in Iraq che in Siria, “le forze statunitensi hanno anche dovuto rimanere vigili sia contro lo Stato islamico che contro le milizie sostenute dall’Iran che hanno cercato di cacciare gli Stati Uniti fuori dal paese”, conclude il Washington Post.

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