Mattarella parla ai giovani: “La Repubblica è di chi paga le tasse”

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Nel discorso di fine anno, il presidente della Repubblica, auspica che il 2023 porti la fine della “folle” guerra in Ucraina e invita a “non dimenticare” gli insegnamenti portati da una pandemia “non ancora sconfitta definitivamente”

di Barbara Tedaldi

© Giandotti/ Ufficio Stampa/ AGF – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

 

AGI – Un breve preambolo politico, per sottolineare la grande novità della prima donna presidente del Consiglio, ma anche per ricordare a tutti i partiti che l’Italia ha regole comuni, un’alternanza democratica di cui tutti hanno goduto dato che tutti i partiti hanno governato, confrontandosi con la realtà e non con gli slogan. Poi un bilancio in chiaroscuro rivolto agli italiani e parole di speranza e fiducia soprattutto per i giovani. È con i loro occhi che dobbiamo guardare il futuro. Sergio Mattarella rivolge gli auguri di Capodanno agli italiani per l’ottava volta, la prima nel suo secondo mandato che, dice, è stato “inatteso” ma che lo impegnerà nel rispetto della Costituzione. E nello spiegare cosa è la Repubblica nota che essa vive nel “senso civico di chi paga le imposte”.

Un anno denso quello passato, la crisi di governo, le elezioni anticipate ed estive, che hanno dato un risultato “chiaro” e soprattutto hanno portato alla guida del governo “per la prima volta, una donna”: “è questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà” sottolinea il Presidente che da tempo sollecita reali pari opportunità. Ma il dato politico è che ormai, nell’arco dei suoi due mandati “si sono alternate al governo pressochè tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari. Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltàdel governare. Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori“.

Il richiamo a una “comune visione”

Insomma, nessuno può dire di non aver avuto responsabilità e di aver compiuto scelte, tutti sono consapevoli che criticare è più facile che fare: “La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità”. Ora con questa consapevolezza dovrebbe essere più facile per tutti affrontare, con spirito costruttivo, “l’urgenza di problemi che attendono risposte”. E “la nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese”.

Dunque nel rispetto della dialettica civile tra chi pro tempore è maggioranza e chi pro tempore è opposizione, serve “una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica. Questo corrisponde allo spirito della Costituzione”. E a proposito della Carta, di cui domani si festeggia il 75′ compleanno, essa “resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio”.

La guerra in Ucraina e la speranza di pace

Un lungo passaggio viene dedicato da Mattarella alla guerra in Ucraina, un’aggressione “folle” che ha visto una risposta di sostegno dell’Italia e dell’Europa, e che ha funestato il 2022. La speranza, lo sforzo, è che “il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità”, come vuole la Ue, come chiede Papa Francesco a cui va il cordoglio per la scomparsa di Benedetto XVI. Ma la pace non deve essere a tutti i costi: la responsabilità degli orrori “ricade sull’aggressore non sull’aggredito” e “se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili”.

“Non ci rassegniamo a questo presente. Il futuro non può essere questo. La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltàdei diritti. Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni” come dimostrano le giovani e coraggiose donne iraniane, le donne afghane, i russi che manifestano.

E il 2022 ci lascia in eredità anche le ultime avvisaglie del covid, che ha colpito a dicembre lo stesso Presidente. Una pandemia “non ancora sconfitto definitivamente” che ha portato insegnamenti “da non dimenticare”. La scienza, le istituzioni, la solidarietà sono state le basi per superare la sfida, insieme al Servizio sanitario nazionale di cui molti temono l’indebolimento e che deve invece essere rafforzato.

Ma la società soffre anche dell’inflazione, della carenza di lavoro che “sottrae diritti e dignità”. A pagare sono soprattutto i giovani, la condizione di molti dei quali è allarmante. Lo Stato, la Repubblica, deve rimuovere queste diseguaglianze, perchè la Repubblica “siamo tutti noi. Insieme”. è chi lavora nella Pubblica amministrazione, chi fa volontariato, gli uomini e le donne in divisa, chi studia e chi lavora. “La Repubblica – nota poi il Capo dello Stato dopo mesi di polemiche anche politico-culturali su riforma fiscale ed evasione – è nel senso civico di chi paga le imposte perchè questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune”.

“Rinunciare alla modernità è un’illusione”

Mattarella guarda poi il bicchiere mezzo pieno di quest’ultimo anno: la coesione ha generato fiducia e i dati economici lo dimostrano: l’economia è cresciuta, le imprese sono ripartite, le esportazioni sono aumentate, il turismo è un traino.

“Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro”. Bisogna dunque guardare con “gli occhi del domani” alle nuove sfide che sono la ricerca scientifica, la tecnologia, la transizione ecologica, quella digitale (che deve però garantire la libertà di tutti). Ma “dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione”. “Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa. La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio”.

“Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. è lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani” e il Pnrr è un’occasione che non possiamo permetterci di perdere.

Guardare il domani con gli occhi dei giovani

Un appello accorato, con le mani tese in avanti a spezzare la compostezza del discorso, è rivolto da Mattarella proprio ai giovani: “siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade. Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti. Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro”.

Ed è ai giovani che il Presidente rivolge la parte finale del suo augurio, invitando chi giovane non è più a “guardare al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranza. Facciamole nostre. Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso”.

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