“Fornire jet all’Ucraina richiederebbe anni”

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“Una riconversione dell’aviazione è un’operazione che richiede lungo tempo e va svolta in tempo di pace”, spiega all’Agi il direttore di Analisi Difesa, Gian Andrea Gaiani, “l’Italia potrebbe fornire aerei a fine servizio come i Tornado o gli Amx”

di Andrea Nobili Tartaglia

© RADOSLAW JOZWIAK / AFP
– Un jet F-16

 

AGI – Una fornitura di aerei all’Ucraina, come da tempo chiede Kiev, sarebbe una decisione politica molto difficile da mettere in pratica. E sarebbe ancora più lenta di quella dei carri armati, di cui l’Occidente potrebbe fornire fin troppi modelli diversi (Challenger britannici, Leopard 2 tedeschi, Leclerc francesi e Abrams statunitensi) con effetti negativi su logistica, manutenzione e rifornimenti di munizioni.

“Gli ucraini – spiega Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa – hanno chiesto 200 F-16. Già questa, una riconversione dell’aviazione, è un’operazione che richiede anni e da fare in tempo di pace. Forniture diverse accrescerebbero i problemi”. Per quanto riguarda gli F-16, “di seconda mano e delle versioni più vecchie possono venire forniti da Norvegia, Belgio, Olanda, Danimarca e, ovviamente, Stati Uniti. Il Belgio ha però fatto sapere che non intende cedere propri aerei da combattimento”.

L’Italia “potrebbe fornire aerei che sono a fine servizio: i Tornado, gli Amx o anche qualcuno dei primi Typhoon che comunque Italia, Gran Bretagna, Germania e Spagna, che hanno dato vita al progetto, non sono mai riusciti a vendere sul mercato. Ma per tutti e tre questi aerei vale lo stesso problema: un incubo di addestramento, manutenzione, logistica e basi. Non è come per un corriere cambiare un furgone di una marca con quello di un’altra”.

“Un’operazione da tempo di pace”

“Per formare un pilota su questi aerei ci vuole tempo che al momento non sembra esserci. Si parla di anni sia per la formazione dei piloti che per quella di chi a terra deve fare la manutenzione. Oltre alle varie armi a bordo”. Secondo Gaiani, “l’adozione di un nuovo fighter jet con le necessarie linea di supporto, sistema addestrativo per piloti e tecnici, armi e dotazioni elettroniche richiede alcuni anni in una nazione in pace che disponga di basi e stabilimenti industriali intatti. Caratteristiche queste ultime che l’Ucraina non ha più, considerato che persino i suoi mezzi corazzati vengono inviati per riparazioni e manutenzioni in stabilimenti situati in Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca”.

Gaiani, di cui il 25 febbraio uscirà il libro “L’ultima guerra contro l’Europa”, spiega che la soluzione migliore è “reperire sul mercato aerei di produzione sovietica e russa, come quelli che hanno già in Ucraina e fornirli a Kiev. Sia per l’impiego diretto che per i pezzi di ricambio”. Su quasi tutti i modelli occidentali, inoltre, ci sono problemi per alcune parti ‘sensibili’ come l’elettronica e l’avionica, che è rischioso far cadere in mani russe. “È un problema aggirabile con una decisione politica o con interventi prima della cessione. Ad esempio, gli Usa forniranno carri Abrams senza alcune parti elettroniche e senza le corazze a uranio impoverito. facendoli diventare mezzi che possono ‘andare persi’ come è accaduto in Siria senza compromettere la tecnologia americana”.

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