Inflazione in calo , ma famiglie e piccole imprese non se ne sono accorte

Economia & Finanza

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Un mio problema forse,  ma condiviso da molti italiani.

I prezzi aumentano o comunque non scendono,  però la certificazione ISTAT registra a giugno il calo di più di  un punto della inflazione che  passa dal7,6% di maggio al 6,4 % di giugno.

 Mi hanno spiegato , che   la misura dell’inflazione consiste nel calcolo mensile della variazione dei prezzi di un insieme prefissato di beni e servizi (cosiddetto “paniere”).

In Italia, come negli altri Paesi europei, il calcolo dell’indice è affidato all’Istituto nazionale di statistica (Istat).

 L’Istat produce tre diversi indici: l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC); l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) e l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI).

 L’indice NIC è quello utilizzato per la misura dell’inflazione nazionale.

 Per l’indice nazionali NIC , per il 2023, il calcolo della variazione dei prezzi riguarda un paniere di 1.885 prodotti elementari (dalla pasta al trasporto aereo passeggeri, dal pane ai personal computer, dalla benzina alle consumazioni al bar, ecc.) rappresentativi di tutti quelli consumati dalle famiglie. La rilevazione dei prezzi quest’anno   avviene in 79 comuni (19 capoluoghi di regione, 59 capoluoghi di provincia e un comune con più di 30mila abitanti) con riferimento al paniere completo, e in altri 12 comuni capoluoghi di provincia per un sottoinsieme di prodotti riferito alle tariffe locali e ad alcuni servizi.

I prezzi vengono rilevati presso 44mila unità di rilevazione (punti vendita, inclusi piccoli esercizi commerciali, grande distribuzione e mercati rionali. Nel complesso, sono 398 mila le quotazioni di prezzo rilevate sul territorio ogni mese.

 Alle quotazioni rilevate sul territorio si aggiungono le quasi 189 mila quotazioni rilevate direttamente dall’Istat .

Bisogna comunque considerare che vengono monitorati anche i prezzi scontati che hanno carattere di temporaneità, ovvero sono applicati in occasione di vendite straordinarie (di liquidazione, di fine stagione e promozionali, a condizione che il prodotto offerto presenti un assortimento adeguato di tagli e/o modelli).

La rilevazione dei prezzi scontati comprende anche i casi delle offerte “prendi 2 paghi 1” o “prendi 3 e paghi 2” o simili e delle offerte associate al possesso di “carte fedeltà” acquisibili gratuitamente.

Per il calcolo dell’ indice NIC  gli sconti vengono considerati solo se sono applicati senza soluzione di continuità, per un periodo superiore a tre mesi.

Una organizzazione che appare perfetta !

 Sovente invece  i consumatori hanno l’impressione,  che la dinamica dei prezzi sia diversa da quella rilevata dall’Istat.

A questa obiezione la risposta di ISTAT  è , che l’indice dei prezzi al consumo ha la finalità di fornire una misura sintetica delle variazioni dei prezzi di un insieme di beni e servizi ,che possono essere acquistati dall’intera popolazione presente sul territorio nazionale.

In altre parole, esso considera l’Italia come se fosse un’unica grande famiglia di consumatori.

Le abitudini di spesa di un singolo consumatore, ovviamente, possono differire anche molto da quelle della popolazione considerata nel suo complesso. Da qui la difficoltà per il consumatore, in alcuni casi, di riconoscere nelle variazioni di prezzo della spesa complessiva dell’intera popolazione quelle della propria spesa quotidiana.

Due eventi rendono problematico l’accettazione di questo dato dell’inflazione, che scende a giugno.

Un recente studio dell’ Osservatorio Nazionale Federconsumatori sui prezzi di un paniere di 30 prodotti fondamentali è emerso che, a fronte di un tasso di inflazione del 7,6%, (maggio 2023)  i prezzi dei prodotti essenziali sono aumentati mediamente del doppio, cioè del 14% (prendendo a riferimento i prezzi applicati a giugno 2022 e quelli di giugno 2023).

Una crescita preoccupante.

Una inflazione a due cifre ha ricadute sulle famiglie , molto pesanti .

L’ONF stima una perdita a famiglia di 2264 euro.

Impatto devastante per famiglie che versano già, in stato di forte precarietà. Dovrebbe intervenire il Governo sia attraverso un monitoraggio puntuale , frequente e congiunto tra regioni e Garante per la Sorveglianza dei Prezzi . 

Gli aumenti del costo della vita si sono trasmessi alla tassazione, ma non a salari e pensioni. La ricchezza finanziaria continua a registrare un grave depauperamento del suo valore reale.

 Incontestabile che nonostante la diminuzione dei costi energetici il prezzo  di beni primari  come alimentari e carrello della spesa  continuano a salire con percentuali a due cifre, su base annua, al punto che solo per cibi e bevande una famiglia di 4 persone , a parità di consumi, spende in media 915 euro in più all’anno. Delle due l’una : o molti stanno speculando o qualcosa non funziona nelle rilevazioni Istat.

Molti anni fa ci fu un  errore commesso dall’Istituto centrale di statistica nel calcolo dell’indice dei prezzi al consumo relativo ,a gennaio: un calo nei prezzi dei farmaci  regolamentati  imputato a gennaio anziché a febbraio.

Convenzionalmente, si attribuiscono al mese di riferimento tutte le variazioni intercorse tra il 15 di quel mese e il 15 del mese precedente. Nel caso in questione, il decreto che deliberava la riduzione era  dell’inizio di gennaio, ma la variazione era  diventata effettiva dal 16 di gennaio e pertanto doveva  essere attribuita all’indice di febbraio.

Una associazione di consumatori notò  l’errore, l’Istat lo ha riconobbe  e  immediatamente fu modificato la statistica.

 Quindi produrre un dato errato sull’indice dei prezzi al consumo è senz’altro un fatto grave perché a esso sono legati numerosi contratti, e al tasso di inflazione reagiscono i mercati finanziari.

 La sua affidabilità è pertanto essenziale.

Ancor più grave sarebbe se dietro l’errore ci fosse del dolo.

 La metodologia del calcolo dell’indice dei prezzi al consumo è migliorabile ?   Vi  sono ragioni serie per pensare che l’indice dei prezzi al consumo fornisca una visione distorta della dinamica dell’indice medio del costo della vita ?

Infine le incongrue risposte della Presidente del Consiglio  lo scorso 28 giugno , secondo la quale il motore primo della inflazione è l’andamento dei prezzi della energia.  

In meno di un anno, l’aumento dei prezzi dell’energia è passato dal +71,1 per cento di ottobre 2022 al +2 per cento di giugno 2023. A preoccupare BCE e Commissione UE  è l’inflazione di fondo, che esclude le componenti più volatili, come i beni energetici, i beni alimentari  e il tabacco.

 Questo indicatore ha raggiunto quota +4,6 per cento a giugno, di poco inferiore ai valori registrati nei primi mesi del 2023.

Come  dichiarato  dal Fondo monetario internazionale: i profitti delle imprese rappresentano ormai quasi la metà dell’inflazione complessiva nell’area euro.

 Anche la presidente BCE  Lagarde, durante il suo intervento al forum dei banchieri centrali in Portogallo, ha confermato la tesi di FMI , accusando le imprese di essere “le principali responsabili dell’impennata dell’inflazione dello scorso anno” e sottolineando il suo intento di fare tutto il possibile per fermare l’aumento dei prezzi. 

Secondo Lagarde  nel 2022 le imprese hanno reagito al forte aumento dei costi  difendendo i propri margini di profitto.

Ciò significa che, anziché assorbire l’aumento all’interno delle loro attività, hanno scelto di trasferire i maggiori costi ai consumatori attraverso l’incremento dei prezzi dei beni e dei servizi.

 Inoltre, gli extra-profitti delle imprese non si sono riversati sui salari dei lavoratori.

Nel 2022, secondo la Confederazione dei sindacati europei , per un aumento dei profitti reali delle imprese dell’1 per cento, si è verificato un crollo dei salari reali (quelli calcolati sul potere di acquisto) del 2,5 per cento.

Concludendo il problema dell’inflazione non dipende dai beni energetici come dice la Presidente del Consiglio  , perché sono in calo da mesi.

Incredibile infine che del calo dei prezzi dell’energia siano dovuti al ” Price Cap” che non c’entra nulla,  ma al clima mite , a elevati acquisti di LNG ( gas naturale liquefatto)  che hanno determinato un eccesso di fornitura di gas in Europa.

I fattori sono altri come riscontrati da BCE e FMI.

 

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