Da oggi si può acquistare il CBD solo in farmacia

Economia & Finanza

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Secondo il decreto dello scorso mese di agosto, il CBD va inserito nel testo unico degli stupefacenti, a prescindere dalla percentuale di Thc in esso contenuto

AGI – Da oggi il CBD si potrà acquistare solo in farmacia. Lo prevede un decreto del ministero della Salute che revoca la sospensione del decreto del 1° ottobre 2020. In sostanza, tale provvedimento inseriva “le composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di cannabis nella tabella dei medicinali, sezione B, del DPR 309/90″, meglio noto come testo unico sugli stupefacenti.

Ad oggi, il CBD in Italia era considerato legale, a patto che avesse un contenuto di THC entro i limiti imposti dalla normativa. Insomma, era considerato illegale il THC e non il CBD, nonostante provenissero dalla stessa pianta.

Il CBD  il cui nome esteso è cannabidiolo, è una sostanza chimica estratta dalla pianta di Cannabis Sativa  che trova oggi tantissime applicazioni in diversi tipi di prodotto,  dagli oli essenziali agli alimenti. Per gli esperti, è in grado di alleviare le infiammazioni, di combattere la nausea e di favorire il rilassamento ma risulta che sia utile anche nella cura del corpo. E infatti gli oli ad uso cosmetico, dal momento che nel provvedimento si parla solo di preparazioni ad uso orale, dovrebbero poter essere ancora venduti.

Finora, nei cannabis store, che negli ultimi anni erano spuntati un pò come funghi in tutta Italia, i prodotti a base di CBD venivano considerati leciti a patto che la concentrazione di THC ((tetraidrocannabinolo, che è la sostanza che fa per così dire ‘sballare’) non superasse lo 0,6% per la coltivazione e lo 0,5% per la commercializzazione. Il THC infatti è psicoattivo e sono i suoi effetti ad aver alimentato nel mondo il dibattito sulla marijuana.

Da oggi il CBD insomma non potrà più rientrare nella libera vendita, a meno che i suoi preparati non siano a base di CBD sintetico (che non viene citato nella norma).

Molto critico il segretario di Più Europa Riccardo Magi. “Non lo diciamo noi. Lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità: il cbd non puo’ essere classificato come una sostanza controllata, poiché non crea dipendenza e non comporta alcun danno per la salute umana. E lo dice anche la Corte di Giustizia dell’Unione Europea: nel 2020 ha stabilito che gli stati membri non possono vietare la vendita dei prodotti a base di cbd. Ci aveva già provato il governo Conte II, Roberto Speranza. Ma dopo una serie di proteste, il decreto fu giustamente sospeso. Da anni c’e’ questo tentativo bipartisan, fondato sul mix tra proibizionismo e ignoranza sulla materia, di uccidere un settore in forte crescita”.

Un dibattito che continua a interessare le forze politiche: per il segretario dem Elly Schlein, la depenalizzazione delle droghe leggere “è una misura necessaria. Nei paesi dove già è stato fatto si dimostra che depenalizzare non aumenta il rischio, anzi si può controllare meglio il rischio con una buona informazione. E poi serve per scalzare il traffico di stupefacenti che arricchisce le mafie”.

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